martedì 30 settembre 2014

IL LIBERO ARBITRIO E L’ONNISCIENZA DEL CREATORE



          IL LIBERO ARBITRIO E L’ONNISCIENZA DEL CREATORE


Ing. Pier Franz Roggero, Dott. Michele Nardelli, P.A. Francesco Di Noto

Abstract:


This paper describes the free will and the omniscience of the Creator and how they may be reconcile and try to explain.

 8





1. IL LIBERO ARBITRIO


Il libero arbitrio è la possibilità per la quale ogni persona è libera di fare le proprie scelte, tipicamente perseguite tramite volontà,
Ciò si contrappone alle varie concezioni secondo cui questa possibilità sarebbe in qualche modo predeterminata da fattori sovrannaturali che viene chiamato destino, oppure da fattori naturali chiamato determinismo, per via dei quali il volere degli individui sarebbe prestabilito prima della loro nascita ovvero la predestinazione.
Il concetto di libero arbitrio implicherebbe che il Creatore, per quanto onnipotente e onnisciente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui.
Per risolverlo,  Agostino d’Ippona (354-430) che è stato un filosofo algerino, vescovo, teologo, conosciuto semplicemente come sant'Agostino, distinse la libertà propriamente detta, ossia la capacità di dare realizzazione ai nostri propositi, dal libero arbitrio, inteso invece come la facoltà di scegliere, in linea teorica, tra opzioni contrapposte, ossia tra il bene e il male.  Mentre cioè il libero arbitrio entrerebbe in gioco solo nel momento della scelta, rivolgendosi ad esempio al bene, la libertà sarebbe incapace di realizzarla. Agostino sosteneva che la volontà umana è stata irrimediabilmente corrotta dal peccato originale, che ha inficiato per sempre la nostra capacità di realizzare le nostre scelte, e quindi la nostra stessa libertà. A causa della corruzione, dunque, nessun uomo sarebbe degno della salvezza, ma il Creatore può scegliere gratuitamente chi salvare, elargendo la Sua grazia con cui gli infonde la volontà effettiva di perseguire la scelta del bene, volontà che altrimenti sarebbe facile preda delle tentazioni malvagie.
Secondo Tommaso d’Aquino (1225-1274) che fu un frate  domenicano dottore ella Chiesa e santo sia per i cattolici che  per i luterani., il libero arbitrio non è in contraddizione con la predestinazione alla salvezza, poiché la libertà umana e l'azione divina della Grazia tendono ad unico fine, ed hanno una medesima causa, cioè Creatore. La volontà libera si distingue da quella non libera perché a differenza di quest'ultima si sottomette ai criteri della ragione.
Il francescano Guglielmo di Ockham (1285-1349) che è stato un teologo, filosofo inglese affermò che l'essere umano è del tutto libero, e solo questa libertà può fondare la moralità dell'uomo, la cui salvezza però non è frutto della predestinazione, né delle sue opere. È soltanto la volontà di Creatore che determina, in modo del tutto inconoscibile, il destino del singolo essere umano. Egli cioè concepì il libero arbitrio come l'«indifferenza dell'arbitrio», ossia come puro arbitrio, indipendente da ogni motivazione passionale o razionale.
Con l'avvento della Riforma, Martin Lutero (1483-1546) che  è stato un teologo tedesco e l’iniziatore della  Riforma protestante con il luteranesimo, fece propria la teoria della predestinazione negando alla radice l'esistenza del libero arbitrio: non è la buona volontà che consente all'uomo di salvarsi, ma solo la fede, infusa dalla grazia divina. È solo Creatore a spingerlo in direzione della dannazione o della salvezza.
Alla dottrina chiamata  servo arbitrio invano Erasmo da Rotterdam (1466-1536) che è stato un teologo, umanista e filosofo olandese replicò che il libero arbitrio è stato sì viziato ma non distrutto completamente dal peccato originale, e che senza un minimo di libertà da parte dell'uomo la giustizia e la misericordia divina diventano prive di significato.  Se infatti l'essere umano non avesse la facoltà di accettare o rifiutare liberamente la grazia divina che gli viene offerta, perché nelle Scritture sono presenti ammonimenti e biasimi, minacce di castighi ed elogi dell'obbedienza? Se inoltre, come predicava Lutero, l'uomo non ha bisogno di chiese e organi intermediari tra sé e Creatore, ma è l'unico sacerdote di se stesso, come si concilia questa supposta autonomia con la sua assoluta impossibilità di scelta in ambito morale?
Particolarmente incisivo è l'esempio che Erasmo presenta per supportare la sua soluzione, di un padre e il suo figliolo che vuole cogliere un frutto. Il padre alza nelle sue braccia il figlio che ancora non sa camminare, che cade e che fa degli sforzi disordinati; gli mostra un frutto posato davanti a lui; il bambino vuole correre a prenderlo, ma la sua debolezza è tale che cadrebbe se il padre non lo sostenesse e guidasse. È quindi solo grazie alla conduzione del padre (la Grazia di Creatore) che il bambino arriva al frutto che sempre suo padre gli offre; ma il bambino non sarebbe riuscito ad alzarsi se il padre non l’avesse sostenuto, non avrebbe visto il frutto se il padre non glielo avesse mostrato, non sarebbe potuto avanzare senza la guida del padre, non avrebbe potuto prendere il frutto se il padre non glielo avesse concesso. Cosa potrà arrogarsi il bambino come sua autonoma azione? Malgrado nulla avrebbe potuto compiere con le sue forze senza la Grazia, ha pertanto fatto qualcosa.
Ad una concezione estremamente volontaristica del libero arbitrio aderì tuttavia Giovanni Calvino (1509-1564) che è stato un umanista , teologo francese e riformatore religioso con il “calvinismo”, radicalizzò il concetto di predestinazione fino a interpretarlo in un senso rigorosamente determinista. È la Provvidenza a guidare gli uomini, indipendentemente dai loro meriti, sulla base della onniscienza divina. L'uomo tuttavia può ricevere alcuni "segni" del proprio destino ultraterreno in base al successo o meno ottenuto nella propria vita.
Anche all'interno della Chiesa cattolica , che pure si era schierata contro le tesi di Lutero e Calvino, iniziarono una serie di dispute sul concetto di libero arbitrio. Secondo Luis de Molina (1535-1600) che è stato un teologo, giurista e gesuita spagnolo. la salvezza era sempre possibile per l'uomo dotato di buona volontà. Egli sostenne che l’onniscienza del Creatore e la libera volontà umana sono compatibili, poiché il Creatore può ben prevedere nella sua onnipotenza la futura adesione dell'uomo alla grazia da lui elargita. Questo piano di salvezza si attua per una valenza positiva attribuita alla volontà umana, in quanto neppure il peccato originale ha spento l'aspirazione dell'uomo alla salvezza.

A lui si contrappose Giansenio (1585-1638) che è stato un teologo e vescovo cattolico olandese; è il fondatore del giansenismo, una dottrina dichiarata eretica dalla Chiesa dopo la sua morte, fu un fautore di un ritorno ad Agostino. Secondo Giansenio l'uomo è corrotto dalla concupiscenza, per cui senza la grazia è destinato a peccare e compiere il male; questa corruzione viene trasmessa ereditariamente. Il punto centrale del sistema di Agostino risiedeva per i giansenisti nella differenza essenziale tra il governo divino della grazia prima e dopo la caduta di Adamo. Il Creatore avrebbe dotato l'uomo di piena libertà e della «grazia sufficiente», ma questi l'aveva persa con il peccato originale. Allora il Creatore avrebbe deciso di donare, attraverso la morte e resurrezione di Cristo, una «grazia efficace» agli uomini da lui predestinati, resi giusti dalla fede e dalle opere.
Il pensiero moderno ha assunto una visione razionalista con Cartesio che definiva la libertà non come un puro e semplice «libero arbitrio d'indifferenza» ma come impegnativa scelta concreta di cercare la verità tramite il dubbio.
Spinoza (1632-1677) che è stato un filosofo olandese, antesignano dell'Illuminismo, riprese il tema stoico di un Creatore immanente ovvero coincidente con l’Universo stesso e quindi alla Natura, dove tutto avviene secondo necessità. La libera volontà dell'uomo dunque non è altro che la capacità di accettare la legge universale ineluttabile che domina l'universo. La libertà non sta nell'arbitrio, ma nell'assenza di costrizioni che consente ad esempio a una pianta di svilupparsi secondo le sue leggi.
Leibniz (1646-1716) che è stato un matematico, filosofo,  scienziato tedesco. cercò di darne una connotazione positiva dopo quanto espresso su questo tema da Spinoza, osservando che «quando si discute intorno alla libertà del volere o del libero arbitrio, non si domanda se l'uomo possa far ciò che vuole, bensì se nella sua volontà vi sia sufficiente indipendenza». Pur accettando l'idea della libertà come semplice autonomia dell'uomo, accettazione di una legge che egli stesso riconosce come tale, Leibniz voleva nel contempo mantenere la concezione cristiana della libertà individuale e della conseguente responsabilità. Per questo scopo egli concepiva la libertà fondata sulla "monade": nel senso che ogni individualità, pur essendo un'"isola" completamente separata dalle altre, compirebbe "liberamente" atti che si incastrano come pezzi di un mosaico negli atti corrispondenti delle altre monadi, in un tutto che è l'"armonia prestabilita" dal Creatore.

Da tutti questi dibattiti non emerge però un’idea chiara di come conciliare l’onniscienza del Creatore con il libero arbitrio.
Infatti potrebbe sorgere la domanda se siamo o meno dei semplici burattini per cui il futuro per noi è già stato scritto.
Invece non è assolutamente così: il libero arbitro esiste e ci permette di scegliere quello che desideriamo. Ma come si concilia con l’onniscienza del Creatore?
Innanzitutto non possiamo “ragionare” con il nostro intelletto come il  Creatore: siamo dotati di una intelligenza limitata e finita.
Ma per rispondere a questa domanda così cruciale da quando l’uomo esiste bisogna considerare il TEMPO, dove la complessità di questo concetto è da sempre oggetto di studi.
Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce, per noi, la distinzione per noi tra passato, presente e futuro.
Per il Creatore, essendo ovviamente tutto possibile,  esiste questa distinzione come per noi ma esiste anche la CONTEMPORANEITA’ degli eventi (che è impossibile per noi) e la coincidenza tra passato, presente e futuro.
Esiste e non esiste il passare del tempo: attenzione che la “e” congiunzione per la contemporaneità vuol dire che esistono entrambi i concetti.
Egli è a conoscenza del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro ma NON interviene nelle nostre scelte.
E’ come dire che sto vedendo un film di cui conosco già tutta la trama con tutte le azioni degli attori coinvolti ma non posso intervenire sulla sceneggiatura che è già stata scritta. Attenzione, però, che la sceneggiatura viene scritta dagli attori coinvolti e non dal Creatore anche se Egli ne è ovviamente a conoscenza.
Verrebbe allora da chiedersi che bisogno c’è di vedere un film  già visto, ovvero perchè il Creatore permette la scelta dell’uomo se sa già come andrà a finire?
La risposta sta proprio nel tempo: il Creatore è l’Increato, il trascorrere del tempo per Lui non esiste però ovviamente “Vede” o meglio “Sa” tutto quello che era, è e sarà.
Questi tempi che sono basati sull'assunzione della causalità sono per noi relativi mentre l’unico vero tempo assoluto ed unico è “dato” e “vive” con il Creatore stesso: “Io sono colui che sono” è infatti la risposta che, nella Bibbia nell’Antico Testamento il Creatore diede a Mosè quando Gli chiese il nome (Esodo 3:14). ovvero il tempo assoluto è una Sua proprietà intrinseca da cui discende tutto il creato.
Noi esseri umani, la nostra Terra, il nostro sistema solare, la nostra galassia e il nostro Universo esistiamo solo grazie al Creatore, non potremmo esistere senza di Lui e di questo non ce ne rendiamo neanche conto.
Anche dal punto di vista in fisica e precisamente dalla relatività ristretta di Einstein lo spaziotempo, è la struttura quadridimensionale dell'universo composto da quattro dimensioni: le tre dello spazio (lunghezza, larghezza e profondità) e il tempo. Lo spaziotempo è un concetto fisico che combina le nostre classiche nozioni tradizionalmente distinte di spazio e di tempo in un solo costrutto unico e omogeneo.  e rappresenta il "palcoscenico" di tutti i fenomeni fisici nell'universo.
Possiamo quindi affermare che il tempo è lo spazio che cambia.
Quando scattiamo una fotografia di un qualsiasi oggetto o persona abbiamo lo spaziotempo all’istante t0, poi quando scattiamo di nuovo la fotografia dello stesso oggetto o persona dopo un certo intervallo di tempo abbiamo uno spaziotempo all’istante t1.
Avremo sicuramente uno spazio diverso dal precedente e quindi il tempo è dato dallo spazio che cambia.
Vale anche il viceversa: lo spazio è dato dal tempo che passa; in pratica le 2 affermazioni sono equivalenti.

Attenzione però a non confondere questo concetto di spaziotempo con il tempo assoluto che è trascendente ovvero "al di là" rispetto al nostro universo e che è proprio solo del Creatore.

Perciò il libero arbitrio ovvero la nostra indipendenza e la nostra libertà è il Suo principale dono a noi, tra tutte le altre creature.
Sta a noi farne buon uso perché gli attori del film siamo noi, la trama la decidiamo noi anche se il palcoscenico e tutto il resto dipende dal Creatore che è il regista e il produttore del film.
Il Creatore pur essendo a conoscenza già a priori della trama del film ci lascia piena libertà di scelta: questo è il concetto di tempo assoluto con eventi simultanei oppure con passato, presente e futuro distinti ovvero con l’essere e il non-essere che sono contemporaneamente uguali e diversi.





2. IL LIBERO ARBITRIO COME CAPRO ESPIATORIO


Il libero arbitro molto spesso però è usato male, con conseguenze certamente spiacevoli; e dalle quali si tende a  liberarsi in fretta dalle proprie responsabilità, attribuendole invece al primo che capita (capri espiatori ecc.), perfino al “diavolo” per i suoi presunti  “cattivi consigli”, e via di seguito. Tale facile deresponsabilizzazione è purtroppo sostenuta da certe filosofie, che la attribuiscono  a vere o presunte “patologie” mentali o cerebrali. Per non parlare di certe altre elucubrazioni teologiche sull‘inferno “vuoto”, poiché nessun sarebbe poi  tanto cattivo da finirci dentro, tutte cose inaccettabili  razionalmente.
Trattando teoricamente di questo delicato argomento etico – filosofico -teologico, bisogna stare attenti a non  incappare nelle suddette  paludi , che lo screditano agli occhi delle persone intelligenti per nulla disposte a farsi prendere in giro da chicchessia. Il rischio è quindi quello di non essere più ascoltati su tali tematiche.



1 commento:

  1. DIO CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA HA DATO IL LIBERO ARBITRIO ANCHE ALLA TERRA DI TREMARE QUANDO VUOLE? UCCIDENDO DONNE E BAMBINI INNOCENTI. FACENDO CROLLARE CHIESE SPUTANDO NEL PIATTO DOVE MANGIA. NON E' PIU' INTELLIGENTE PENSARE ALLA STUPIDITA' DELLE RELIGIONI? MAGO PROF. SILVA

    RispondiElimina