domenica 31 gennaio 2010

Davanti all'immagine di Gesù - di Michele Nardelli - 06:40, 1/17/2010
Davanti all'immagine di Gesù.

Quando ti guardo, o Gesù, comprendo che tu mi ami come il più caro degli amici,
e sento di amarti come il mio bene supremo.

Il tuo amore, lo so, richiede sofferenze e coraggio, ma la sofferenza è l'unica strada alla tua gloria.

Se nuovi dolori si aggiungono nel mio cuore, li considero come un dolce dono,
perchè mi fanno più simile a te, perchè mi uniscono a te, Signore.

Lasciatemi solo, in questo freddo, non ho più bisogno di nessuno,
la solitudine non mi incute paura, perchè tu sei vicino a me.

Fermati Gesù, non mi lasciare!

La tua divina presenza rende facile e bella ogni cosa.

(Preghiera composta da P. Tito Brandsma - 12-13 Febbraio 1942 - prigione di Scheveningen)
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L’Universo visto dal punto di vista della filosofia induista del Maestro Paramahansa Yogananda alla luce della Scienza Moderna - Michele Nardelli - 08:01, 12/19/2009

L’Universo visto dal punto di vista della filosofia induista del Maestro Paramahansa Yogananda alla luce della Scienza moderna


1. Il mondo è uno spettacolo cosmico.

Nell’universo fisico gli elementi sono stati disposti nello spazio e mantenuti in un rapporto armonioso dall’azione meravigliosa delle leggi di Dio. È presuntuoso pensare che la nostra piccola Terra sia l’unico pianeta abitato da forme intelligenti di vita. Esistono infatti numerosi mondi simili al nostro, alcuni molto più evoluti ed altri più primitivi. L’ordine dell’universo dimostra l’esistenza di un intelletto che guida e compenetra tutto il creato (Intelligent Design).
In un universo, la cui esistenza dipende proprio dalla relatività del tempo e dello spazio, la precisione è indispensabile. Il cosmo intero è un “orologio” gigantesco, costituito da innumerevoli ingranaggi fatti di galassie, stelle e pianeti, che sta nello spazio e “misura” il corso del tempo: passato, presente e futuro. L’immenso orologio dell’universo è l’opera di una intelligenza superiore, non possiamo dubitarne. Dobbiamo inoltre riconoscere che nell’universo esiste un’armonia matematica.
Dio ha bisogno di un orologio cosmico? Deve anche Lui essere limitato dal passato, dal presente e dal futuro? La risposta è duplice. Sì, perché il tempo, il ticchettio regolare dell’orologio cosmico, è parte integrante dell’”illusione”, grazie alla quale Dio ha potuto creare, traendola dalla propria coscienza, una varietà di forme e di avvenimenti e poi mostrarne l’evoluzione nello spazio perché noi ne fossimo partecipi ed ammirati testimoni. No, perché Dio non è limitato dalla relatività del passato, del presente e del futuro né dai cambiamenti insiti nello scorrere del tempo. In Lui esiste soltanto l’eterno presente: sebbene l’illusione provenga da Dio, tuttavia non è in Dio.
Dio sa che tutte le cose sono soltanto una differenziazione della sua unica coscienza cosmica. Tutto accade in Dio; ma egli, quale sognatore e creatore di ogni cosa, non ne viene influenzato. Una parte del suo essere infinito trascende sempre le dualità vibratorie. In questo stato Dio è inattivo. Ma quando fa vibrare nella sua coscienza i pensieri della diversità, diventa immanente ed onnipresente, in quanto creatore del regno infinito dell’infinità. In questo stato Dio è attivo. La vibrazione genera gli oggetti e gli esseri, interagendo nello spazio e nel tempo, proprio come le vibrazioni della coscienza umana danno origine ai sogni durante il sonno. (Anche questa interpretazione, quindi, rafforza e convalida il modello Palumbo-Nardelli la cui relazione lega le stringhe bosoniche a quelle fermioniche. Nel nostro caso la “vibrazione” di stringa bosonica genera gli oggetti e gli esseri, quindi la materia composta di stringhe fermioniche)
Lo spettacolo della vita è soltanto un gioco di onde elettriche, uno spettacolo di “luci” ed “ombre”. Ogni cosa è una “vibrazione” della coscienza di Dio condensata in immagini elettromagnetiche (qui si nota che dalla vibrazione della stringa bosonica aurea fondamentale deriva ogni cosa, quindi la materia, che altro non è che un “condensato di forza elettromagnetica”. Sembra comprendere che la materia, quindi le stringhe fermioniche non siano altro che un “condensato di stringhe bosoniche” dove il bosone è rappresentato dal fotone, il quanto della forza elettromagnetica), la cui vera essenza non può essere distrutta in alcun modo, né essere soggetta a sofferenze di alcun genere. Non nasce né muore, passa soltanto attraverso alcuni cambiamenti.
Come è possibile dubitare dell’esistenza di Dio quando contempliamo la bellezza e le meraviglie della Natura? Egli è l’artefice di tutto il creato ed i suoi strumenti sono la vita e l’intelligenza. Noi siamo guidati dal potere e dall’intelligenza di Dio: Egli è all’opera proprio nelle cellule cerebrali e nei nostri pensieri. È solo Dio che ci “insegue” con il suo amore e che ci cerca, proprio dentro di noi. Se lo cerchiamo con entusiasmo, se tentiamo di raggiungerlo interiormente, lo troveremo.

2. La Creazione

Secondo la filosofia induista, Brahma è l’eterno Essere auto-creato, lo Spirito, l’Assoluto immutabile (qui si potrebbe tradurre Brahma come l’assenza di movimento e di “posizione”, quindi la simmetria perfetta antecedente la “vibrazione” del Big Bang da cui sono iniziate le varie “rotture di simmetria”), che si rivela nella creazione condensando una parte finita della sua coscienza negli oggetti causali, astrali e materiali attraverso i vari gradi dei sottili elementi vibratori creativi (che quindi si “rivela” condensando la materia, quindi le stringhe fermioniche, attraverso “i vari gradi dei sottili elementi vibratori”, attraverso cioè le diverse vibrazioni di stringhe bosoniche secondo il modello Palumbo-Nardelli). La coscienza dello Spirito immanente nella creazione quale Creatore è l’Anima del mondo dalla quale provengono tutte le anime. Da Brahma, l’Intelligenza trascendente sempre esistente, trae origine una “gerarchia” di intelligenze creative. Tutte le creature esistenti discendono da questo principio, o Natura originaria, al quale ritorneranno. Nella Bhagavad Gita, la più eccelsa scrittura induista, si afferma: “Io sono l’origine di ogni cosa, da Me procede tutta la creazione. Al termine di un ciclo cosmico, tutti gli esseri ritornano nello stato immanifesto della mia natura cosmica. All’inizio di un nuovo ciclo cosmico nuovamente io li proietto all’esterno. Vivificando lo stato immanifesto della natura cosmica che emana direttamente da Me, Io creo ripetutamente questa moltitudine di esseri, soggetti alle leggi finite della natura”. (La teoria del Big Bang e ancora di più quella dell’universo ciclico analizzata dalla Teoria delle Stringhe, suggeriscono un’interessante parallelo con la cosmologia induista. Secondo la teoria dell’Universo ciclico, il Big Bang non sarebbe altro che la conseguenza dello scontro fra due universi paralleli o Brane. L’enorme energia liberata dall’impatto fra due Brane darebbe luogo a ciò che noi chiamiamo il Big Bang). Il pensiero, essendo la vibrazione più sottile della coscienza, è la più duttile delle forze. E possibile dividere il pensiero in unità sempre più piccole ma non si riuscirà mai a porre termine a questo processo. Per contro, è possibile ingrandire un concetto mentale aumentandolo all’infinito, eppure non si riuscirà mai ad esaurire l’infinità. La manifestazione iniziale della creazione di Dio è la coscienza vibratoria (vibrazione di stringa bosonica aurea fondamentale), ossia gli ideatroni o piccole unità di pensiero (stringhe quantistiche bosoniche). Questi primi pensieri erano sia positivi sia negativi, perché la creazione non può esistere senza la dualità (stringhe quantistiche bosoniche positive e negative). Senza dualità esisterebbe soltanto la “coscienza indifferenziata” di Dio.
Dio ha emanato, quindi, pensieri positivi e pensieri negativi, che hanno dato origine a tutte le cose, proprio come un sogno è creato da un insieme di pensieri. Innanzitutto entrò in esistenza il mondo delle idee: l’universo causale, cioè il mondo del pensiero. Poi, queste unità di pensiero si trasformarono in vitatroni, ossia la sostanza del mondo astrale costituito da forze più sottili di quelle atomiche. (Il mondo astrale è la sfera sottile della creazione del Signore, un universo di luce e di colore composto di vibrazioni di energia vitale, che possono venire interpretate come vibrazioni di stringhe bosoniche. Alla fine della sua esistenza fisica, l’anima dell’uomo, avvolta nel corpo astrale di luce, si dirige verso uno dei piani astrali superiori o inferiori, per continuare ad evolversi spiritualmente nella maggiore libertà di quel regno sottile. Questi “piani astrali” sono delle vere e proprie dimensioni forse interpretabili con le dimensioni compattificate degli spazi di Calabi-Yau della teoria delle stringhe). Nella creazione materiale, i vitatroni si condensarono nei protoni, di segno positivo, negli elettroni, di segno negativo (anche qui notiamo come dalle vibrazioni delle stringhe bosoniche, i vitatroni, si siano condensate le stringhe fermioniche, cioè i protoni e gli elettroni, secondo la relazione alla base del modello Palumbo-Nardelli), negli atomi, nelle molecole, nelle cellule, e così via.
La fisica atomica dimostra che tutto il cosmo è costituito da atomi di peso, densità, forza, dimensione e conformazione diversi, che contengono le caratteristiche necessarie a dare forma all’infinita varietà della materia e della vita. Ma la scienza deve ancora scoprire la forza vitatronica e l’intelligenza ideatronica insite negli atomi (quando il Maestro Yogananda scrisse questi pensieri, nell’Agosto del 1946, non era ancora conosciuta la Teoria delle Stringhe, n.d.a.), le quali, in armonia con le cosmiche leggi di Dio governate dalla natura primordiale, li uniscono tra loro per creare i minerali, i vegetali, gli animali e gli esseri umani.
Spiritualizzando il nostro corpo, lo vedremo trasformarsi in una “massa di luce”, in atomi di energia elettromagnetica condensata. Mentre ci avviciniamo a Dio, comprenderemo che questi “atomi luminosi” non sono altro che i pensieri vibratori di Dio, la coscienza condensata dello Spirito. (Anche qui, possiamo interpretare gli “atomi di energia elettromagnetica condensata” come particelle quali i “fotoni” e, quindi, i pensieri vibratori di Dio non sono altro che “vibrazioni di stringhe bosoniche fotoniche).


3. L’occhio spirituale, la Verità e la Coscienza onnipresente di Cristo

L’occhio spirituale è la “porta” che conduce agli stadi più elevati di coscienza divina durante la meditazione profonda. Il Maestro Paramahansa Yogananda ha scritto:” Attraverso l’occhio divino nella fronte (oriente), lo yogi porta la propria coscienza nell’onnipresenza, udendo il Verbo (Om o Amen), il divino suono di ‘molte acque’, cioè le vibrazioni di luce che costituiscono l’unica realtà della creazione” (Anche qui possiamo notare come si parla di “vibrazioni di luce”, quindi vibrazioni di stringhe bosoniche fotoniche, di “divino suono”, che potrebbe interpretarsi come il suono derivante dalle vibrazioni stesse, che, alla luce delle attuali connessioni tra stringhe e numero aureo, potrebbe essere di natura Aurea. Se così fosse, allora le stringhe bosoniche fondamentali sarebbero di forma ellissoidale aurea e le vibrazioni di queste produrrebbero musica aurea).
L’occhio spirituale viene percepito come un “anello dorato” (o ‘aura’) che circonda una sfera di colore blu, al centro della quale si trova una stella a cinque punte di luce bianca. (Anche qui notiamo come l’anello, la sfera e la stella a cinque punte, siano figure geometriche in cui si trova pi-greco e Phi, che sono legati fra loro dalla semplice relazione matematica arccosPhi = 0,2879pigreco). L’occhio spirituale ha una completa visione sferica. Attraverso il raggio dorato, lo yogi che medita profondamente vede tutta la materia e l’insieme delle radiazioni (l’energia cosmica vibratoria, quindi l’energia cosmica delle stringhe bosoniche vibranti) che permeano l’universo. Penetrando la luce blu, lo yogi realizza la coscienza di Cristo, l’intelligenza infinita di Dio, il ‘figlio unigenito’ o riflesso di Dio, che è presente in tutta la creazione. Penetrando la minuscola stella bianca a cinque punte, lo yogi sperimenta la coscienza cosmica, ossia la coscienza trascendente di Dio insita non solo in tutta la creazione, ma anche nell’infinito, oltre i regni della manifestazione (oltre gli spazi di Calabi-Yau delle dimensioni compattificate della Teoria delle Stringhe). Immerso nella coscienza cosmica lo yogi percepisce che tutta la creazione, incluso il microcosmo del suo corpo, è una proiezione dei cinque raggi della coscienza cosmica di Dio. (Per la scienza Yoga, le ‘cinque’ vibrazioni elementari della materia sono ‘pensieri’ di Dio che prendono la forma dell’universo e delle sue creature attraverso le complesse leggi divine della natura. Le vibrazioni elementari, di stringa bosonica fondamentale a forma di ellissoide aureo, scaturiscono da ‘cinque’ originarie forze magnetiche dello Spirito. Notiamo come il numero 5, che è un numero di Fibonacci e che è connesso al rapporto aureo, cioè a Phi, sia sempre presente).
La coscienza cosmica del Creatore divino, la sua intelligenza pura che si riflette nella creazione come coscienza di Cristo, ed il suo dinamico potere creativo, che si riflette come vibrazione cosmica, sono quindi la vera essenza di ogni manifestazione. L’oro, il blu ed il bianco, i colori delle radiazioni della divina Trinità nella creazione, sono dunque i colori più spirituali: il bianco perché riflette la trascendente coscienza di Dio, il blu perché riflette la coscienza di Cristo, e l’oro perché riflette la radiazione o l’energia presente nel cosmo. Su scala universale la coscienza cristica costituisce il mezzo che sostiene tutte le attività della natura. I tessuti nervosi sono di forma cilindrica (una forma geometrica in cui si trova pi-greco legato con Phi dalla semplice relazione matematica arccos phi = 0,2879 pigreco). Se osserviamo lo schema del sistema nervoso, vedremo che è simile ad una rete di raggi, che costituiscono i percorsi dell’energia elettrica senza i quali la vita non potrebbe esistere nel corpo. La prima manifestazione di Dio nel suo aspetto di creatore è il pensiero, l’intelligenza stessa. Quando Dio iniziò a ‘pensare’ il corpo umano, dette origine ad una serie di prolungamenti di pensiero; un pensiero infatti è una proiezione lineare. Questi prolungamenti si trasformarono in “raggi”, i raggi in fibre, e le fibre in nervi, mediante i quali l’energia viene condotta attraverso il sistema nervoso ai 27000 miliardi di cellule corporee. È veramente interessante vedere come la materia così complessa trae meravigliosamente origine dalla straordinaria coscienza dello Spirito. Tutto è sostenuto dalla forza del pensiero di Dio.
Anche il procuratore romano Ponzio Pilato chiese al Cristo “Qui est Veritas? Qual è la Verità?”. Vediamo il Maestro Yogananda cosa ci dice a proposito. La Verità ultima è Dio, e Dio è la Verità ultima. Questa Verità sostiene tutto l’universo grazie all’azione delle divine leggi cosmiche, ossia quelle verità eterne e fondamentali che sfuggono all’intervento umano. La Verità è la Sostanza ultima. Ogni cosa è collegata all’intelligenza cosmica: gli alberi, il cielo, gli uccelli, gli esseri umani. Tale legame, chiamato Sostanza, rappresenta la natura fondamentale di tutti i fenomeni e costituisce l’essenza di tutte le manifestazioni. Questa Sostanza o Verità è nascosta e noi vediamo soltanto i fenomeni che traggono origine dalla Sostanza stessa.
Se il potere del nostro udito aumentasse sufficientemente, potremmo udire il magnifico suono che l’universo produce mentre ruota nello spazio. Ogni cosa è in movimento ed il movimento è accompagnato dal suono. (Qui il Maestro afferma che la nostra Brana ruota nello spazio, cioè nel bulk, nel volume d’universo del multi verso della Teoria delle Stringhe e che tale rotazione produce “suono”. Da quanto appreso nello studio della teoria delle stringhe, secondo cui molte soluzioni di equazioni sono connesse a frequenze che sono potenze di Phi, tale “magnifico suono” potrebbe essere del tipo “musica aurea”). Il nostro corpo non è altro che un insieme di onde elettromagnetiche (qui si fa riferimento ad un corpo composto di “energia” quindi vibrazioni di stringhe bosoniche che, per la corrispondenza biunivoca insita nella relazione Palumbo-Nardelli, divengono stringhe fermioniche, cioè materia). Quindi il “veicolo fisico” degli esseri umani è essenzialmente un’onda elettromagnetica. Dal punto di vista metafisico, il corpo può essere considerato un ‘pensiero’ nella mente di Dio: il corpo e l’universo intero sono essenzialmente spirito. ‘Cristo’ è un antico termine che corrisponde alla parola sanscrita kutastha cioè ‘la coscienza presente in ogni atomo’, ‘la coscienza divina onnipresente nella creazione’.
Il nostro corpo è semplicemente ‘energia condensata’ e che cosa è l’energia se non il frutto del ‘pensiero di Dio’? Egli si concentrò, ossia pensò, e creò l’energia. Nell’universo non esiste nulla tranne la mente o la coscienza. La mente è l’artefice di tutte le cose, e quando conosceremo la sua vera natura, potremo controllare qualunque cosa perché tutto è mente. Pensiamo al Cristo come alla coscienza universale. Il Maestro Yogananda affermava: “…odo il suo canto nel cinguettio degli uccelli e nella voce del vento; vedo la sua bella immagine nel cielo, nelle montagne e nell’oceano. Ogni mio pensiero proviene dalla coscienza del Cristo…”. In ogni ciclo cosmico della creazione (quindi ogni volta che due D3-brane si scontrano dando origine alla “singolarità” del Big Bang, all’Om o Amen o Suono Primordiale), lo Spirito si divide nelle tre forme della Trinità. Nell’aspetto del Padre, lo Spirito è il creatore dell’universo. Pensò, e vennero in esistenza gli elettroni e gli atomi (dal ‘pensiero’ dello Spirito nacquero le stringhe fermioniche; quindi il ‘pensiero’ dello Spirito può essere definito come la vibrazione di stringa bosonica iniziale a forma di ellissoide aureo da cui, per la relazione di corrispondenza del modello Palumbo-Nardelli, sono scaturite le varie stringhe fermioniche, cioè la materia), che si condensarono in vapore, il vapore in acqua, e l’acqua in solidi. In questo modo lo Spirito emanò la creazione cosmica, che è la sua forma o il suo corpo. L’intelligenza che pervade l’universo è chiamata intelligenza cristica: è il ‘figlio unigenito’, o il riflesso dell’intelligenza del Padre presente in tutta la creazione, con la quale Gesù era in sintonia.
Riguardo alla santissima Trinità, Dio Padre è lo Spirito al di là della creazione (quindi lo ‘Spirito’ è al di là delle Brane e delle dimensioni compattificate contemplate dalla Teoria delle Stringhe, è antecedente ad esse e potrebbe essere identificato nella stringa bosonica fondamentale a forma di ellissoide aureo). Il Figlio è l’intelligenza cristica presente nella creazione. Lo Spirito Santo è Om o Amen, il Verbo o la vibrazione cosmica che costituisce la struttura della creazione (quindi il movimento vibratorio delle stringhe o la rotazione delle Brane, cioè degli universi, nello spazio). Quando, al termine di un ciclo creativo, Dio dissolve in Sé tutte le cose (Big Crunch della cosmologia classica, o nuova collisione di brane contemplata dalla teoria dell’universo ciclico in cosmologia di stringa), resta in esistenza soltanto un principio, lo Spirito sempre esistente, sempre cosciente, sempre nuova beatitudine (la stringa bosonica fondamentale a forma di ellissoide aureo). Ma in ogni nuovo ciclo creativo lo Spirito torna a manifestarsi nel suo aspetto trino.
L’uomo è il simbolo dell’intera creazione. L’universo materiale è il corpo immenso di Dio, l’energia elettrica cosmica è la forma astrale di Dio, e l’anima, o la vita presente in tutte le cose, è l’essenza di Dio.

Conclusione

Oltre le stelle, gli universi ed i pensieri dell’uomo, al di là di tutte le sensazioni e di tutti i sogni, trascendendo ogni percezione della materia, il Signore è solo con Se stesso, non avendo altra compagnia; completo in Se stesso; soddisfatto nel proprio Sé. Si dice che Dio onnipotente ami il suo eterno silenzio tanto da non voler essere disturbato né da un piccolo raggio di luce né dal fremito di una vibrazione infinitesimale (Qui si può notare come prima della creazione Dio, l’Assoluto, la Perfetta Simmetria, sia perfettamente Immobile e privo di luce, cioè come prima della creazione la stringa bosonica quantistica fondamentale era “priva di movimento”. Nel momento in cui Dio ha ‘pensato’ alla creazione, la stringa bosonica iniziale di forma ellissoidale aurea, ha cominciato a “vibrare” dando luogo alle varie particelle del Modello Standard ed alla Sinfonia Aurea del Cosmo). Il Nulla increato, l’Essenza assoluta di tutte le cose, esiste in solitudine, autosufficiente in Sé.
Ma allo stesso tempo Dio è all’opera nella Natura, nei fiori, negli uccelli, nei pesci ed in tutte le forme di vita di questo pianeta, nei milioni di esseri umani ed in ogni creatura, ed è molto attivo nelle leggi elettromagnetiche dell’universo ed in tutte quelle che ha emanato per governare la sfera della manifestazione (qui si nota il concetto della ‘dualità’, presente anche in teoria di stringa). In questo senso, dunque, Dio non è individualista e deve essere in accordo con le diversità della sua creazione: Egli è l’Increato ed il Creato. Nella percezione finale non esiste differenza alcuna fra le varie creazioni di Dio. Dio riesce a coesistere armoniosamente con tutte le esperienze dell’illusorio spettacolo del mondo. Egli è l’armonia nelle diverse forme dell’attività nonché l’armonia in Se stesso quale entità singola. Ci dobbiamo amare perché siamo tutti figli di Dio dotati di potenzialità divine.

Padre celeste, insegnami a vivere in armonia con Te. E illuminato dalla tua comprensione, possa io andare d’accordo con tutti. Benedicimi affinchè dovunque mi trovi, io possa essere un esempio del tuo messaggio. Insegnami a compiere ogni giorno – sinceramente e con assoluta fedeltà alle tue leggi – le azioni che Ti sono gradite e che sono di aiuto agli altri attraverso la tua pace, la tua armonia e la tua comprensione. (Paramahansa Yogananda)


Michele Nardelli

Desidero ringraziare il Maestro Yogananda ed i libri da Lui scritti a cui mi sono ispirato per scrivere questo articolo
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L'informazione che cade nei buchi neri è persa? - Michele Nardelli - 12:31, 12/18/2009


L’informazione che cade nei buchi neri è persa?

Michele Nardelli

“I buchi neri non hanno peli”. Con questa affermazione il fisico John Wheeler puntualizzò una proprietà molto importante dell’orizzonte degli eventi di un buco nero (ricordiamo che l’orizzonte degli eventi è una superficie di là della quale nulla può sfuggire alla singolarità di un buco nero). Con il termine “peli” intendeva caratteristiche osservabili come “gobbe” o altre irregolarità. L’orizzonte di un buco nero è liscio come una palla da biliardo, anzi molto di più. Quando si forma un buco nero, l’orizzonte si stabilizza rapidamente nella forma di una sfera perfettamente regolare e liscia ed a parte la massa e la velocità di rotazione, ogni buco nero è uguale a qualunque altro.
Aggiunger un bit (unità fondamentale di informazione) di informazione fa crescere la superficie dell’orizzonte degli eventi di un buco nero di un’unità di Planck di area, cioè di una lunghezza di Planck al quadrato. Immaginiamo di costruire il buco nero un bit alla volta. Ogni volta che aggiungiamo un bit di informazione l’area dell’orizzonte degli eventi aumenta di un’unità di Planck. Quando il buco nero è finito, l’area del suo orizzonte sarà uguale al numero totale di bit di informazione nascosti nel buco nero. Quindi il fisico Jacob Bekenstein arrivò al seguente risultato: l’entropia (misura dell’informazione nascosta) di un buco nero, misurata in bit, è proporzionale all’area del suo orizzonte degli eventi misurata in unità di Planck. L’intuizione più grande del celebre fisico Stephen Hawking è che i buchi neri non solo hanno un’entropia, come ipotizzato correttamente da Bekenstein, ma anche una temperatura.
Usando la matematica della teoria quantistica dei campi, Hawking calcolò che la perturbazione delle fluttuazioni del vuoto causata dalla presenza del buco nero fa sì che vengano emessi fotoni, esattamente come se il buco nero fosse un corpo nero caldo. Questi fotoni vengono chiamati radiazione di Hawking. Hawking riuscì a calcolare esattamente la temperatura e, procedendo a ritroso, l’entropia del buco nero. Bekenstein si era limitato ad affermare che l’entropia era proporzionale all’area dell’orizzonte degli eventi misurata in unità di Planck. Stando ai calcoli di Hawking, l’entropia di un buco nero è esattamente un quarto dell’area dell’orizzonte misurata in unità di Planck.Nella formula di Hawking la massa del buco nero è a denominatore. Questo significa che più grande è la massa più il buco nero è freddo e, viceversa, più piccola è la massa più il buco nero è caldo. Proviamo ad applicare la formula al caso di una stella con una massa cinque volte più grande del Sole che si contrae formando un buco nero. La sua massa, in chilogrammi, sarebbe:

M = 10^31.

Attraverso la formula di Hawking troviamo che la temperatura del buco nero è di circa 10-8 gradi Kelvin (K), che è una temperatura molto bassa.
Quando un buco nero emette radiazione di Hawking ed evapora, man mano che la massa decresce ed il buco nero si contrae, la temperatura aumenta. Con il passare del tempo il buco nero diviene caldo. Arrivato alla massa di Planck avrà una temperatura di 1032 gradi. È interessante notare che l’unica volta che un qualunque punto dell’universo è mai stato vicino a temperature del genere è stata all’inizio del Big Bang. Il calcolo di Hawking che dimostrava l’evaporazione dei buchi neri, fu l’inizio di una grande rivoluzione scientifica che avrebbe riguardato le questioni più profonde: la natura dello spazio e del tempo, il significato delle particelle elementari ed il mistero dell’origine dell’universo.
Cosa accade all’informazione caduta in precedenza nel buco nero quando questo evapora? L. Susskind e G. ‘t Hooft erano sicuri che ciascun bit di informazione è trasferito nei fotoni e nelle altre particelle che portano via l’energia del buco nero. In altre parole, l’informazione è “immagazzinata” nelle tante particelle che costituiscono la radiazione di Hawking. Inoltre essi erano giunti ad un’altra importante conclusione: il mondo tridimensionale dell’esperienza comune – l’universo pieno di galassie, stelle e pianeti – è un ologramma, un’immagine della realtà codificata su una lontana superficie bidimensionale. Questa nuova legge della fisica, chiamata principio olografico, afferma che tutto ciò che è contenuto in una data regione spaziale può essere descritto da bit di informazione confinati sul bordo della regione stessa. Il mondo sarebbe quindi diviso in pixel, e tutta l’informazione è immagazzinata sul confine dello spazio.
Partiamo da una regione di spazio sferica, individuata da un immaginario bordo matematico. La regione contiene della materia. La cosa più pesante che si può far entrare nella regione è un buco nero il cui orizzonte coincida con il bordo. Esiste un limite sul numero di bit di informazione contenuti nella materia?
Immaginiamo adesso un “guscio” sferico materiale, fatto quindi di vera materia, che contenga l’intera regione. Essendo fatto di materia, il guscio ha una massa ed esso può essere compresso fino ad entrare perfettamente nella sfera. Aggiustando la massa del guscio, con questo procedimento possiamo arrivare ad avere un orizzonte degli eventi che coincida perfettamente con il bordo della regione sferica di partenza.
La materia con cui siamo partiti aveva una certa quantità iniziale di entropia – informazione nascosta – di cui non abbiamo specificato il valore. Ma non c’è alcun dubbio sull’entropia finale; è l’entropia del buco nero, cioè la sua area espressa in unità di Planck. Per il secondo principio della termodinamica, l’entropia del nostro sistema non può che aumentare. Dunque l’entropia del buco nero finale deve essere maggiore di quella della materia originaria. Mettendo insieme il tutto, abbiamo dimostrato il seguente fatto: il massimo numero di bit di informazione che possono stare in una data regione spaziale è uguale al numero di pixel planckiani in cui si può suddividere l’area della superficie di confine. Implicitamente ciò significa che esiste una “descrizione al contorno” di tutto ciò che ha luogo dentro la regione di spazio considerata: la superficie del confine è un ologramma dell’interno tridimensionale.
Naturalmente ciò di cui si sta parlando non è un normale ologramma ma un foglio di pixel planckiani. Inoltre questo nuovo tipo di ologramma può cambiare nel tempo e si tratta di un “ologramma quantistico”. Esso tremola e balugina con l’indeterminazione di un sistema quantistico, in modo che anche l’immagine tridimensionale abbia i tremori quantistici. Tutto è fatto di bit che si muovono secondo complicati moti quantistici, ma se guardiamo questi bit nel dettaglio scopriamo che sono situati lontano da noi, ai confini più remoti dello spazio.
La teoria delle stringhe è intrinsecamente una teoria olografica che descrive un universo “a pixel”.
Le stringhe fortemente eccitate sono in media più grandi delle loro controparti allo stato fondamentale; l’energia supplementare le sbatacchia e le stira facendole allungare. Se si potesse bombardare una stringa con sufficiente energia, questa si “gonfierebbe” fino a divenire una specie di matassa intricata e violentemente fluttuante. E non c’è limite alle dimensioni che potrebbe raggiungere: con altra energia, la stringa potrebbe essere eccitata e dilatata fino ad assumere qualunque diametro. C’è tuttavia un modo in cui queste stringhe immensamente eccitate si realizzano in natura: i buchi neri, anche quelli giganteschi che si trovano al centro delle galassie. Questi, secondo l’interpretazione fatta dalla teoria delle stringhe, sono enormi, ingarbugliate stringhe “monster”.
Le stringhe emettono ed assorbono altre stringhe. Prendiamo il caso delle stringhe chiuse. Oltre a tremare con un moto di punto zero, una stringa quantistica può dividersi in due. La stringa ondeggia formando una sorta di increspatura fino a quando non appare un’appendice. La stringa è ora pronta per dividersi, emettendo una piccola parte di sé stessa. Anche l’opposto è possibile: una piccola stringa che ne incontra una più grande può venire assorbita con il processo inverso.
I gravitoni (i quanti della gravità) sono piccoli anelli di stringa che sciamano attorno alle stringhe più grandi e formano un condensato che riproduce molto fedelmente gli effetti di un campo gravitazionale.
I teorici delle stringhe sostengono che “la bella, elegante, coerente e solida matematica della teoria delle stringhe conduce al sorprendente, incredibile, fantastico fatto delle forze gravitazionali, e dunque deve essere vera”. La teoria delle stringhe è un laboratorio matematico coerente in cui è possibile mettere alla prova varie idee su come coniugare gravità e meccanica quantistica. La teoria delle stringhe è la migliore guida matematica che abbiamo per orientarci verso i principi ultimi della gravità quantistica.
Dato l’emergere della gravità nella teoria delle stringhe, è possibile supporre che raggruppando un numero sufficiente di stringhe massive si formi un buco nero.
Cominciamo con il pensare che una particella sia un microscopico elastico di gomma non molto più grande di una lunghezza di Planck. Un elastico, se viene pizzicato, comincerà ad ondeggiare e vibrare; se non ci fosse attrito tra i vari segmenti di gomma, la vibrazione andrebbe avanti in eterno. Fornire energia ad una stringa la fa oscillare ancor più violentemente, talvolta al punto da farla somigliare ad una gigantesca matassa violentemente fluttuante. Queste oscillazioni sono dette fluttuazioni termiche, ed aggiungono “vera” energia alla stringa. Ma non dimentichiamo i tremori quantistici. Anche se ad un sistema togliamo tutta la sua energia, lasciandolo nello stato fondamentale, i tremori non spariscono completamente.
Adesso immaginiamo un aereo (chiamiamolo l’”aeroplano di Alice”) dotato di un nuovo tipo di elica “composita”: all’estremità di ogni pala d’elica è situato un nuovo mozzo con attaccate nuove pale “di secondo livello”. Queste ruotano molto più velocemente di quelle originali – diciamo dieci volte tanto. Quando si cominciano a vedere le pale di primo livello, quelle di secondo livello sono ancora invisibili. Se l’elica continua a rallentare, ad un certo punto compaiono anche le pale di secondo livello; ancora una volta, la struttura sembra ingrandirsi. Un terzo livello di pale è attaccato alle estremità delle pale di secondo livello, e ruota dieci volte più veloce di queste ultime. Ci vorrà dunque un ulteriore rallentamento, ma dopo un certo tempo l’elica composita sembrerà di nuovo allargarsi su un’area ancora maggiore. L’aereo di Alice non si ferma a tre livelli: la successione delle sue eliche prosegue indefinitamente e, man mano che queste rallentano, una parte sempre più grande dell’insieme diviene visibile, crescendo fino a proporzioni enormi. Ma a meno che l’elica non si fermi del tutto, ad un dato istante se ne può vedere solo un numero finito di livelli.
Mandiamo adesso Alice con il suo aeroplano diritta dentro un buco nero. Che cosa vedrà Bob (l’osservatore esterno)? All’esterno il propulsore sembrerà rallentare: ad un certo punto apparirà l’elica di primo livello, e successivamente una porzione sempre maggiore dell’intero macchinario che, di livello in livello, si allargherà fino a ricoprire l’intero orizzonte degli eventi. Ma cosa vedrebbe Alice, viaggiando assieme all’elica? Niente di particolarmente insolito. Se guardasse verso l’elica, questa continuerebbe ad essere troppo veloce perché lei o la sua videocamera possano percepirla. Vedrebbe quello che vediamo noi quando guardiamo un’elica girare velocemente, ossia solo il mozzo centrale.
Immaginiamo adesso che, mentre cade verso l’orizzonte degli eventi, Alice tenga lo sguardo fisso su un atomo vicino che sta anch’esso precipitando. L’atomo ha un aspetto perfettamente normale, anche quando oltrepassa l’orizzonte. I suoi elettroni continuano a girare attorno al nucleo al solito passo, e l’atomo nel suo complesso non sembra più grande di un qualunque altro atomo.
Bob (l’osservatore esterno), invece, vede l’atomo rallentare man mano che si avvicina all’orizzonte; allo stesso tempo le fluttuazioni termiche lo smembrano completamente e lo spalmano su una superficie di area crescente. L’atomo sembra somigliare ad un aeroplano di Alice in miniatura. (Notiamo con grande interesse come tale rappresentazione – l’aereo di alice ad eliche “composite” e l’atomo che si avvicina all’orizzonte degli eventi – siano delle forme frattali, basata quindi sul numero aureo Phi = 1,61803398...).
Le particelle descritte dalla teoria delle stringhe – gli anelli di corda elastica in linea di principio minuscoli – sono esattamente come le eliche composite. Una particella elementare sembra quasi puntiforme: pensiamola come il mozzo dell’elica. Ora aumentiamo la velocità dell’otturatore di una ipotetica macchina fotografica fino ad ottenere un tempo di posa di poco superiore alla durata di Planck. L’immagine comincia a mostrarci che la particella è in realtà una cordicella. Aumentiamo ulteriormente la velocità dell’otturatore. Quel che vediamo è che ogni porzione della stringa fluttua e vibra, di modo che la nuova immagine appare più ingarbugliata ed estesa. Ma tale processo si ripete: ogni “ricciolo”, ogni “curva” della stringa si rivela composto di altri “riccioli” e ghirigori che oscillano ogni volta più rapidamente. (Anche qui notiamo la caratteristica a “frattale” insita in tale rappresentazione, e quindi la connessione con il numero aureo Phi = 1,61803398...).
Che cosa vede Bob (l’osservatore esterno) quando guarda una particella di questo tipo cadere verso l’orizzonte degli eventi? All’inizio il moto oscillatorio è troppo rapido per essere visibile, e l’unica cosa visibile è il minuscolo “mozzo” al centro. Ma ben presto la natura particolare del tempo in prossimità dell’orizzonte comincia a farsi sentire, e il moto della stringa appare sempre più rallentato. Bob vede porzioni sempre più estese della struttura oscillante esattamente come accadeva con l’elica composita di Alice. Man mano che il tempo passa, diventano visibili oscillazioni sempre più rapide, e la stringa sembra allargarsi e spandersi sull’intera superficie dell’orizzonte degli eventi. E se invece stiamo cadendo assieme alla particella? In questo caso il tempo si comporta normalmente. La fluttuazioni ad alta frequenza rimangono ad alta frequenza, ben al di fuori della portata della nostra macchina fotografica: come nel caso dell’aereo di Alice, vediamo soltanto la minuscola parte centrale.
L’“immagine” fornita dalla teoria delle stringhe assomiglia di più all’aeroplano di Alice. Man mano che le cose rallentano, diventa visibile una quantità sempre maggiore di “eliche”; queste occupano una regione di spazio sempre più vasta, di modo che l’intera struttura complessa si espande. È inoltre importante ricordare che le stringhe, come qualunque altra cosa, hanno anch’esse i tremori quantistici, ma a modo loro. Come l’aereo di Alice, le stringhe vibrano a molte frequenze diverse e la maggior parte delle vibrazioni sono troppo rapide per essere rivelabili.
Secondo la proposta di G. ‘t Hooft: lo spettro di particelle non finisce alla massa di Planck. Continua con masse indefinitamente grandi che prendono la forma di buchi neri. I buchi neri, come accade per le particelle ordinarie, possono assumere solo valori discreti di massa. Questi valori permessi diventano tuttavia talmente densi e fitti, al di sopra della massa di Planck, da costituire praticamente una banda sfumata. Secondo la congettura di ‘t Hooft, molto probabilmente lo spettro delle eccitazioni di stringa sfuma in quello dei buchi neri più o meno in corrispondenza della massa di Planck, ma senza una separazione netta.
Supponiamo adesso che il fotone sia una cordicella e “scuotiamolo” o “colpiamolo” con altre stringhe. Proprio come un piccolo elastico, il fotone comincerebbe a “vibrare”, “ruotare” ed “allungarsi”. Se gli si fornisce abbastanza energia, comincerà a somigliare ad un gigantesco “garbuglio”, un “gomitolo” di filo. In questo caso non si tratta di tremori quantistici, ma di tremori termici. Queste cordicelle aggrovigliate ed eccitate somigliano molto a buchi neri: questi, infatti, possono essere in realtà nient’altro che giganteschi gomitoli di spago (stringa) casualmente intrecciati.
La massa di una stringa lunga ed intricata può diminuire per azione della gravità e non risultare più proporzionale alla lunghezza, una volta che si tiene conto correttamente degli effetti gravitazionali. Il gigantesco gomitolo di corda può contrarsi in una sfera sempre più compatta: il gomitolo rimpicciolito avrebbe anche una massa più piccola di quella di partenza.
Quindi, la massa ed il raggio del gomitolo cambiano, ma che ne è dell’entropia? L’entropia è precisamente ciò che non varia. Se un sistema viene modificato lentamente, la sua energia può cambiare (in genere cambia), ma la sua entropia rimane esattamente la stessa. Questo teorema, basilare tanto in meccanica classica quanto in meccanica quantistica, si chiama teorema adiabatico.
Prendiamo un grosso garbuglio di stringhe e cominciamo con annullare la gravità. Senza gravità la stringa non somiglia ad un buco nero, ma ha un’entropia ed una massa. Ora aumentiamo lentamente l’intensità della forza di gravità. I vari segmenti di stringa iniziano ad attrarsi vicendevolmente, ed il gomitolo di stringa si comprime. Continuiamo ad aumentare la gravità finchè la stringa diventa tanto compatta da formare un buco nero: la massa ed il raggio si sono ridotti, ma l’entropia è rimasta invariata. Contraendosi e trasformandosi in un buco nero il gomitolo di stringa cambia massa esattamente nel modo giusto, portando entropia e massa nella giusta relazione: entropia proporz. massa2 (l’entropia è proporzionale al quadrato della massa di un buco nero).
L’immagine dell’orizzonte degli eventi che emerge è quindi un groviglio di stringa appiattito sull’orizzonte della gravità. Ma le fluttuazioni quantiche fanno sì che alcune porzioni di stringa sporgano un poco, e questi pezzettini rappresentano gli atomi d’orizzonte. Un osservatore esterno vedrebbe pezzetti di stringa, ciascuno con le due estremità saldamente fissate all’orizzonte. Nel linguaggio della teoria delle stringhe, gli atomi d’orizzonte sono stringhe aperte (dotate di estremità) attaccate ad una sorta di membrana. Questi pezzetti di stringa possono sganciarsi dall’orizzonte, e questo spiegherebbe l’irraggiamento e l’evaporazione di un buco nero. Quindi John Wheeler si sbagliava: i buchi neri sono ricoperti di peli, cioè caratteristiche osservabili come “gobbe” o altre irregolarità (in questo caso i pezzettini di stringa attaccati alla membrana).
Le stringhe fondamentali possono attraversarsi a vicenda. Quando le stringhe si toccano può anche accadere che, invece di attraversarsi, le due stringhe possono “ricombinarsi”. Quale delle due possibilità si verifica quando si incrociano le stringhe? A volte una, a volte l’altra. Le stringhe potrebbero attraversarsi il 90% dei casi, e ricombinarsi il rimanente 10%. La probabilità di ricombinazione è detta costante di accoppiamento delle stringhe.
Adesso concentriamoci su una piccola porzione di stringa sporgente dall’orizzonte di un buco nero. Il segmento di stringa è ritorto, e due pezzi stanno per incrociarsi: il 90% delle volte si attraverseranno senza che accada nulla, ma nel 10% dei casi la stringa si ricombina. Quando questo accade, si verifica un fenomeno nuovo: si libera un piccolo anello di stringa. Quel pezzettino di stringa chiusa è una particella (un fotone, un gravitone, o una qualunque altra particella). Essendo all’esterno del buco nero, ha la possibilità di sfuggire; quando questo accade, il buco nero perde un po’ di energia. Ecco come la teoria delle stringhe spiega la radiazione di Hawking.
La parola brana è un’invenzione della teoria delle stringhe; tale termine deriva da membrana, parola di uso comune con cui si indica una superficie bidimensionale che si può deformare e stirare. Una D-brana (dove D sta per Dirichlet) non è una brana qualsiasi, ma ha una proprietà molto speciale, cioè il fatto che su di essa possono giacere le estremità delle stringhe fondamentali. Prendiamo il caso di una D0-brana. La D significa che si tratta di una D-brana, lo zero significa che non ha dimensioni. Una D0-brana è quindi una particella su cui possono terminare le stringhe fondamentali. Le D1-brane sono spesso chiamate D-stringhe. Questo perché la D1-brana, essendo filiforme, è essa stessa una specie di stringa, anche se non deve essere confusa con le stringhe fondamentali. Tipicamente le D-stringhe sono molto più pesanti delle stringhe fondamentali. Esistono potenti simmetrie matematiche, chiamate dualità, che collegano le stringhe fondamentali alle D-stringhe. Queste dualità rivestono ruoli importanti in molti settori della matematica pura. Le D2-brane sono membrane simili a fogli di gomma, a parte il fatto che su di esse possono terminare le stringhe fondamentali.
Nel 1996 i due teorici di stringa Cumrun Vafa ed Andrew Strominger, combinando stringhe e D-brane riuscirono a costruire un buco nero estremale con un orizzonte degli eventi di grandi dimensioni ed inequivocabilmente classico. In quanto oggetto macroscopico classico, l’orizzonte avrebbe risentito in maniera trascurabile delle fluttuazioni quantistiche. La teoria delle stringhe avrebbe fatto bene a trovare la quantità di informazione nascosta implicata dalla formula di Hawking, senza ambigui fattori o segni di proporzionalità. Il punto di partenza era un certo numero di D5-brane espanse in cinque delle sei direzioni compatte dello spazio. Immerse in queste D5-brane i due fisici avvolsero un gran numero di D1-brane attorno ad una delle direzioni compatte. Quindi aggiunsero stringhe con entrambe le estremità attaccate alle D-brane. Ancora una volta, i pezzetti di stringa aperti rappresentavano gli atomi d’orizzonte che contengono l’entropia. Strominger a Vafa per prima cosa annullarono la gravità e le altre forze. Senza queste è possibile calcolare esattamente quanta entropia è immagazzinata nelle fluttuazioni delle stringhe aperte. Il passo successivo fu quello di risolvere le equazioni di campo di Einstein per questo tipo di buco nero estremale. Strominger e Vafa trovarono che l’area dell’orizzonte e l’entropia non erano semplicemente proporzionali: l’informazione nascosta nei fili guizzanti attaccati alle brane concordava esattamente con la formula di Hawking.
Gli altri due teorici di stringa Callan e Maldacena, riuscirono ad usare la teoria delle stringhe per calcolare il tasso di evaporazione dei buchi neri quasi estremali. La spiegazione fornita dalla teoria delle stringhe al processo di evaporazione è affascinante. Quando due increspature che si muovono in direzioni opposte si scontrano, formano una singola increspatura più grande. Una volta che questa si è formata, nulla le impedisce di staccarsi (ecco l’evaporazione in termini di stringhe). Callan e Maldacena avevano calcolato in dettaglio il tasso di evaporazione ed il loro risultato era perfettamente in accordo con il metodo di Hawking. Ma c’era una differenza fondamentale: Callan e Maldacena avevano usato soltanto i metodi convenzionali della meccanica quantistica e, come è noto, la meccanica quantistica ha un elemento di aleatorietà intrinseca, ma proibisce la perdita di informazione. Pertanto non vi era alcuna possibilità che si perdesse informazione durante il processo di evaporazione. L’entropia di un buco nero si poteva spiegare con l’informazione immagazzinata in increspature di stringhe: i buchi neri potevano essere visti come “contenitori” in grado di immagazzinare informazione recuperabile.
Lo spazio AdS (Anti de Sitter) è curvo e la curvatura è negativa. La famosa incisione di Escher Limite del cerchio IV è una “mappa” di uno spazio a curvatura negativa che mostra esattamente come apparirebbe una fetta bidimensionale di uno spazio AdS. Nell'incisione, le figure si alternano senza fine, sfumando in un bordo frattale infinito (anche qui, quindi, è presente il numero aureo Phi). Ora aggiungiamo il tempo e mettiamo tutto insieme in una figura che rappresenta uno spazio anti de Sitter. Mettiamo il tempo lungo l’asse verticale. Ciascuna sezione orizzontale rappresenta lo spazio ordinario ad un particolare istante. L’Ads si può quindi pensare come un’infinita sequenza di sottili fettine di spazio che, impilate una sull’altra, formano un continuo spaziotemporale di forma cilindrica.
Immaginiamo adesso di zoomare su una regione prossima al bordo della figura in alto e di farne un ingrandimento tale da far apparire il bordo quasi rettilineo. Se semplifichiamo l’immagine sostituendo le figure scure con quadrati, l’immagine diventa una specie di reticolo fatto di quadrati sempre più piccoli man mano che ci si avvicina al bordo frattale infinito. Possiamo immaginare l’AdS come un “muro” infinito di mattoni quadrati: scendendo lungo il muro, ad ogni nuovo strato la larghezza dei mattoni raddoppia.
Nel 1997, il teorico delle stringhe Maldacena sostenne che due mondi matematici che sembrano del tutto diversi sono in realtà esattamente uguali. Uno ha quattro dimensioni spaziali ed una temporale (4 + 1), mentre l’altro è (3 + 1)-dimensionale, come il mondo a cui siamo abituati. Maldacena affermò che la QCD (cromodinamica quantistica, una teoria dei campi) piatta è “duale” ad un universo anti de Sitter (3 + 1)-dimensionale. Inoltre, in questo mondo tridimensionale materia ed energia esercitano forze gravitazionali: in altre parole, un mondo a (2 + 1) dimensioni che include la QCD ma non la gravità è equivalente ad un universo a (3 + 1) dimensioni con gravità. Come può essere? Tutto sta nella distorsione dello spazio anti de Sitter, che fa sembrare gli oggetti vicini al bordo più piccoli di quelli nelle regioni più interne dello spazio. Le descrizioni duali di Maldacena erano una realizzazione del principio olografico: tutto ciò che accade all’interno dello spazio anti de Sitter “è un ologramma, un’immagine della realtà codificata su una lontana superficie bidimensionale”. Un mondo tridimensionale con gravità è equivalente ad un ologramma quantistico situato sul bordo dello spazio stesso. Il fisico teorico Edward Witten collegò la scoperta di Maldacena al principio olografico scrivendo il suo articolo “spazi anti de Sitter ed olografia”.
Lo spazio anti de Sitter è come una “lattina di minestrone”. Le sezioni orizzontali della lattina rappresentano lo spazio, mentre l’asse verticale rappresenta il tempo. L’etichetta all’esterno della lattina è il bordo, mentre l’interno rappresenta lo spazio-tempo vero e proprio. Lo spazio AdS puro è una lattina vuota, che può essere resa più interessante riempiendola di “minestrone” – ossia materia ed energia. Witten spiegò che, ammassando abbastanza materia ed energia nella lattina, è possibile creare un buco nero. L’esistenza di un buco nero nel “minestrone” deve avere un equivalente sull’ologramma al bordo, ma che cosa? Nella sua “teoria di bordo” Witten sostiene che il buco nero nel “minestrone” è equivalente ad un “fluido caldo” di particelle elementari – essenzialmente gluoni. Ora, la teoria dei campi è un caso particolare di meccanica quantistica, ed in meccanica quantistica l’informazione non viene mai distrutta. I teorici delle stringhe capirono immediatamente che Maldacena e Witten avevano dimostrato senza ombra di dubbio che non è possibile far sparire informazione dietro l’orizzonte di un buco nero.
Maldacena aveva scoperto che due diverse teorie matematiche sono in realtà la stessa – sono teorie “duali”. Una è la teoria delle stringhe, con tanto di gravitoni e buchi neri, seppure in uno spazio anti de Sitter (4 + 1)-dimensionale. Tutto ciò che accade nello spazio AdS è completamente descrivibile per mezzo di una teoria che ha una dimensione spaziale in meno. Dato che Maldacena è partito da quattro dimensioni spaziali, la teoria olografica duale ne ha soltanto tre. Il duale olografico è matematicamente molto simile alla cromodinamica quantistica (QCD), la teoria dei quark, degli adroni e dei nuclei.
Quindi:

Gravità quantistica in AdS = QCD.

L’interesse maggiore del risultato di Maldacena era il fatto che confermasse il principio olografico e gettasse luce sul funzionamento della gravità quantistica.
Riprendiamo in considerazione l’AdS, visto da un punto molto vicino al bordo: chiameremo questo bordo UV-brana. La UV-brana è quindi una superficie vicina al bordo. (Ritorniamo nuovamente all’immagine dell’AdS come un “muro” infinito di mattoni quadrati: scendendo lungo il muro, ad ogni nuovo strato la larghezza dei mattoni raddoppia. Ricordiamo, inoltre, che il bordo è un “bordo frattale infinito”).
Immaginiamo di allontanarci dalla UV-brana e dirigerci verso l’interno dove i quadrati si allargano e gli orologi rallentano indefinitamente. Gli oggetti che in prossimità della UV-brana sono piccoli e veloci diventano grandi e lenti quando ci addentriamo nello spazio AdS. Ma l’AdS non è la cosa più adatta per descrivere la QCD. Chiamiamo questo spazio anti de Sitter modificato Q-spazio. Come l’AdS, il Q-spazio ha una UV-brana dove le cose rimpiccioliscono ed accelerano ma, diversamente dall’AdS, possiede anche un secondo bordo, chiamato IR-brana. La IR-brana è una specie di barriera impenetrabile dove i quadrati raggiungono la loro estensione massima. Immaginiamo di mettere una stringa quantistica in un Q-spazio, dapprima in prossimità della UV-brana. Essa apparirà minuscola – forse con diametro paragonabile alla lunghezza di Planck – e rapidamente vibrante. Ma se la stessa particella (stringa) viene spostata verso la IR-brana sembrerà ingrandirsi, come se fosse proiettata su uno schermo che si allontana. Ora prendiamo in considerazione le vibrazioni. Queste costituiscono una sorta di “orologio” che, accelererà avvicinandosi all’UV-brana, e rallenterà quando si muove verso la IR-brana. Una stringa in vicinanza della IR-brana non solo apparirà come un’enorme gigantografia della propria versione miniaturizzata UV, ma oscillerà anche molto più lentamente di quest’ultima. Se le particelle ultrapiccole (alla scala di Planck) della teoria delle stringhe “vivono” in prossimità della UV-brana e le loro versioni ingigantite – gli adroni (particelle strettamente parenti del nucleo atomico: protoni, neutroni, mesoni e glueball. Gli adroni sono costituiti da quark e gluoni) – vivono nei pressi della IR-brana, quanto distano esattamente le une dalle altre? Secondo la figura prima riportata, per andare dagli oggetti planckiani agli adroni bisogna scendere di circa 66 quadrati. Ma ricordando che ogni “gradino” è alto il doppio del precedente, raddoppiare 66 volte corrisponde grosso modo ad un’espansione di un fattore 1020.
Il punto di vista più eccitante, è che le stringhe nucleari e quelle fondamentali sono davvero gli stessi oggetti, visti attraverso una “lente” che ne distorce l’immagine e ne rallenta il moto. Secondo questo modo di vedere, quando una particella (o stringa) si trova in vicinanza della UV -brana appare piccola, energetica e rapidamente oscillante: ha l’aspetto di una stringa fondamentale, si comporta come una stringa fondamentale, dunque deve essere una stringa fondamentale. Una stringa chiusa situata in prossimità della UV-brana, ad esempio, sarebbe un gravitone. (Notiamo che una stringa chiusa ha grosso modo una forma “circolare”, quindi in essa è insito phi che per la semplice relazione arccosf = 0,2879p è connesso con il numero aureo. Inoltre le vibrazioni emettono “frequenze” in ottimo accordo con gli esponenti del numero aureo). Ma la stessa stringa, se si avvicina alla IR-brana, rallenta e si espande. Da tutti i punti di vista si comporta come una glueball (adrone costitutito solo da gluoni). In questa interpretazione il gravitone e la glueball sono esattamente lo stesso oggetto, situato in punti diversi del fascio di brane. (Quindi, un bosone – il gravitone – ed un fermione – la glueball – sono in corrispondenza biunivoca, cioè dall’uno si ottiene l’altro e viceversa, secondo la relazione fondamentale del modello Palumbo-Nardelli che lega le stringhe bosoniche a quelle fermioniche, ed inoltre esiste la connessione con pi greco, quindi con il numero aureo, insito in tale formula ).
Immaginiamo una coppia di gravitoni (stringhe vicine alla UV-brana) in procinto di entrare in collisione. Se hanno energia sufficiente, quando si incontrano nei pressi della UV-brana si formerà un piccolo buco nero: un ammasso di energia incollato alla UV-brana. I bit di informazione che ne costituiscono l’orizzonte degli eventi hanno dimensioni planckiane. Ma pensiamo ora di sostituire i due gravitoni con due nuclei (in prossimità della IR-brana) e di farli collidere. Qui si fa sentire la potenza della dualità. Da una parte possiamo immaginare la versione quadridimensionale del processo, in cui due oggetti collidono e formano un buco nero. Questa volta il buco nero sarà vicino alla IR-brana e di dimensioni maggiori di quello che si era formato nei pressi della UV-brana. Ma possiamo vedere il processo anche dal punto di vista tridimensionale. In questo caso, due adroni o due nuclei collidono e formano un ammasso di quark e gluoni. L’energia della collisione sta insieme e forma una specie di goccia di fluido definito brodo caldo di quark. Esso ha alcune proprietà di fluidità molto sorprendenti che ricordano, guarda caso, l’orizzonte degli eventi di un buco nero. Si è scoperto che la viscosità del brodo caldo di quark è incredibilmente bassa. (A rigore, ad essere piccola è la viscosità divisa per l’entropia del fluido). Il brodo di quark è il fluido meno viscoso conosciuto dalla scienza. Ora, esiste in natura qualcosa di viscosità così bassa da rivaleggiare con il brodo di quark? Esiste. L’orizzonte degli eventi di un buco nero, quando viene perturbato, si comporta come un fluido. Per esempio, se un buco nero piccolo cade in un buco nero più grande, crea un rigonfiamento temporaneo sull’orizzonte. Il rigonfiamento poi si espande sulla superficie proprio come accade nel caso di un fluido viscoso. Quando i teorici delle stringhe cominciarono a sospettare un legame tra i buchi neri e le collisioni nucleari (le implicazioni del principio olografico sulle proprietà viscose del brodo di quark) si resero conto che il brodo di quark è la cosa che più somiglia all’orizzonte degli eventi di un buco nero. Che ne è alla fine della goccia di fluido? Come per un buco nero, anch’essa finisce con l’evaporare in una varietà di particelle tra cui nucleoni, mesoni, elettroni e neutrini. Ricordando che in meccanica quantistica l’informazione non viene mai distrutta, non vi è più alcun dubbio che non è possibile far sparire informazione dietro l’orizzonte di un buco nero. Il buco nero, quindi, evapora in una varietà di particelle, ma l’informazione “si conserva” pur se in un'altra forma. La viscosità e l’evaporazione sono solo due delle tante proprietà che il brodo di quark ha in comune con l’orizzonte degli eventi.
La gravità trova il suo pieno compimento nei buchi neri. I buchi neri non sono semplicemente stelle molto dense: sono piuttosto giganteschi serbatoi di informazione, in cui i bit sono fittamente stipati. È di questo che si occupa in ultima analisi la gravità quantistica: informazione ed entropia fittamente stipate.

Michele Nardelli

Tale articolo è nato da un riassunto di alcuni capitoli del libro divulgativo del Prof. Leonard Susskind: "La guerra dei buchi neri" - Ed. Adelphi
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Links between string theory and the Riemann’s zeta function - R. Turco, M. Colonnese, M. Nardelli - 05:33, 11/29/2009

Abstract
There is a connection between string theory and the Riemann’s zeta function: this is an interesting way, because the zeta is related to prime numbers and we have seen on many occasions how nature likes to express himself through perfect laws or mathematical models.
Not least the situation that certain stable energy levels of atoms could be associated with non-trivial zeros of the Riemann’s zeta. In [6] for example has been shown the binding of the Riemann zeta and its non-trivial zeros with quantum physics through the Law of Montgomery-Odlyzko.
The law of Montgomery-Odlyzko says that "the distribution of the spacing between successive non-trivial zeros of the Riemann zeta function (normalized) is identical in terms of statistical distribution of spacing of eigenvalues in an GUE operator”, which also represent dynamical systems of subatomic particles!
In [6] the authors showed all the mathematical and theoretical aspects related to the Riemann’s zeta, while in [9] showed the links of certain formulas of number theory with the golden section and other areas such as string theory. The authors have proposed a solution of the Riemann hypothesis (RH) and the conjecture on the multiplicity of nontrivial zeros, showing that they are simple zeros [7][8].
In [10] [11] have proposed hypotheses equivalent RH, in [12] [13] the authors have presented informative articles on the physics of extra dimensions, string theory and M-theory, in [15] the conjecture Yang and Mills, in [16] the conjecture of Birch and Swinnerton-Dyer.

This is the link of the whole version of paper:

http://150.146.3.132/1163/01/TCN6.pdf

Furthermore, this is another paper also related at some arguments above mentioned: "Continued fractions and the Riemann zeta: connections with string theory". The link is:

http://nardelli.xoom.it/virgiliowizard/sites/default/files/sp_wizard/docs/TCN7.pdf




Riassunto

Esiste un legame tra teoria delle stringhe e funzione zeta di Riemann: questo costituisce una strada interessante, perché la funzione zeta è legata a quegli elementi matematici atomici non scomponibili, rappresentati dai numeri primi e abbiamo visto in tante occasioni come la natura ama esprimersi attraverso leggi e modelli matematici perfetti.
Non ultimo la situazione che determinati livelli energetici degli atomi stabili potrebbero essere associabili agli zeri non banali della funzione zeta di Riemann. In [6] ad esempio è stato mostrato il legame della zeta di Riemann e dei suoi zeri non banali con la Fisica quantistica attraverso la legge Montgomery-Odlyzko.
La legge di Montgomery-Odlyzko dice che “la distribuzione delle spaziature tra zeri non banali successivi della funzione zeta di Riemann (normalizzata) è identica, dal punto di vista statistico, alla distribuzione delle spaziature degli autovalori in un operatore GUE”, che rappresentano anche i sistemi dinamici delle particelle subatomiche!
In [6] gli autori hanno mostrato tutti gli aspetti matematici e teorici legati alla zeta di Riemann, mentre in [9] i legami di determinate formule della Teoria dei numeri con la sezione aurea e con altri settori come la teoria delle stringhe. Gli autori hanno dato una duplice proposta sia di soluzione dell’ipotesi di Riemann (RH) che della congettura sulla molteplicità degli zeri non banali, mostrando che sono zeri semplici[7][8].
In [10][11] sono proposte delle ipotesi equivalenti RH, in [12][13] gli autori hanno presentato articoli divulgativi di Fisica sulle dimensioni extra, la Teoria delle stringhe e la M-teoria, in [15] la congettura di Yang e Mills e in [16] la congettura di Birch e Swinnerton-Dyer.

Per la versione completa, cliccare su uno dei seguenti links:

http://150.146.3.132/1163/01/TCN6.pdf

http://nardelli.xoom.it/virgiliowizard/sites/default/files/sp_wizard/docs/TCN6.pdf

Michele Nardelli

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L'origine e la natura della creazione cosmica - di Michele Nardelli - 06:02, 11/14/2009


L’origine e la natura della creazione cosmica.

(articolo tratto dal libro "Il Divino Romanzo" dell'Avatar Paramhansa Yogananda)

Lo scibile intero, quale che sia il campo scientifico o artistico, compresi il mistero degli atomi e la storia dell’Universo e degli esseri umani, esiste già nell’etere sotto forma di vibrazioni della verità. Non solo noi siamo circondati da queste vibrazioni, ma abbiamo anche la facoltà di percepirle grazie all’onnisciente potere intuitivo dell’anima. Per scoprire la verità dobbiamo soltanto interiorizzarci e metterci in contatto con l’anima, la cui onniscienza è una cosa sola con Dio.
Nell’etere vibrano anche le idee ed i pensieri di tutto ciò che l’uomo ha scoperto e che scoprirà nel futuro (mondo delle idee della filosofia platonica). Coloro che scoprono queste idee hanno soltanto scoperto ciò che già esisteva, ossia la vibrazione della matrice di quell’idea, di quel pensiero, nascosta nell’etere.
Intorno a noi vediamo soltanto un’immensa distesa illimitata che percepiamo come pace infinita e beata pervasa da un’Intelligenza onnisciente. Era proprio così quando l’Intelligenza suprema cominciò a riflettere: “A lungo sono rimasta sola, perfettamente in pace, assorta nella mia beatitudine, nella mia coscienza, nella mia saggezza. Ma ora voglio sognare un Universo”. Allora l’Intelligenza divina, ossia lo Spirito, iniziò a creare, trasformando le proprie idee, o pensieri, in immagini di sogno. Divise la propria coscienza, separando il potere dalla natura assoluta. La coscienza si separò, quindi, nella natura immani festa o Spirito immoto e nella natura manifesta o energia cosmica, che consiste di innumerevoli percezioni vibratorie diverse (vediamo l’analogia con le vibrazioni diverse a cui una stringa può essere assoggettata e che danno origine alle particelle materiali, o fermioni, ed a quelle portatrici di forza, o bosoni) o processi del pensiero: le vibrazioni del pensiero di Dio, quelle che si manifestano in forme percepibili dai sensi.
Appena lo Spirito iniziò il suo sogno cosciente e divise la sua Intelligenza (ossia il potere del pensiero) nella molteplicità delle cose, venne in esistenza la legge della dualità. Quando la coscienza dello Spirito si divise, una parte della coscienza emanò dallo Spirito stesso sotto forma di una forza attiva intelligente, impaziente di esprimere la propria potenzialità. Quando il seme della coscienza di Dio fu piantato dalla sua stessa volontà nel terreno dell’attività, diede origine ad una grande creazione. (Possiamo notare l’analogia tra una potenziale forza attiva ed intelligente e l’attimo stesso in cui accadde in Big Bang, o collisione ciclica di Brane secondo il più recente modello previsto dalla teoria delle stringhe,da cui prese inizio la creazione cosmica). Dio sogna tutto questo e la creazione cosmica è soltanto una condensazione di sogno dei pensieri di Dio. La prima differenziazione dello Spirito è stata la manifestazione del pensiero puro. In un secondo tempo, come proiezione esterna del pensiero-seme della sua coscienza, è venuta in esistenza la luce cosmica. La coscienza e la luce sono la stessa cosa, sebbene la luce sia più densa. Il pensiero della luce è più sottile del sogno della luce.
Dopo aver portato la luce in un’esistenza di sogno (notiamo come per esistenza di sogno è possibile comprendere il riferimento all’Universo quale ologramma), Dio contemplò ciò che aveva creato. Ma Egli non voleva soltanto una luce diffusa in tutto lo spazio cosmico, doveva esserci qualcosa di più tangibile: così dette alla luce cosmica di sogno il potere di assumere forme precise. La luce (i fotoni, quindi i bosoni) è il tessuto di tutta la creazione, che Dio iniziò a pensare o volere sotto forma di un preciso sistema costituito dalla luce più sottile della forza vitale e dalla condensazione di essa nella luce atomica più grossolana dei protoni e degli elettroni (i fermioni). (Sembra quindi ragionevole supporre, come è stato anche provato dal modello Palumbo-Nardelli, una corrispondenza biunivoca tra azione di stringa bosonica e azione di superstringa, come quindi dal fotone, che è un bosone, siano nati gli elettroni, i protoni, i neutroni ed i neutrini, che sono fermioni).
Dio ha dotato i protoni, i neutroni e gli elettroni di una forza ulteriore grazie alla quale si sono combinati in atomi ed in molecole. Con un pensiero ancora più forte Egli ha fatto sì che gli atomi e le molecole si condensassero in gas, calore, liquidi e solidi. Le nebulose gassose vennero in esistenza per prime. Poi Dio cominciò a sognare in queste nebulose un’enorme forza e “comandò” ai gas di condensarsi per produrre calore, liquidi e solidi. Dio, quindi, creò l’illusione in virtù della quale l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra avrebbero assunto aspetti diversi, benché in realtà non esistesse nessuna diversità tranne che nei pensieri della sua coscienza di sogno. (Anche qui notiamo la stretta connessione con il principio olografico).
Dio non voleva che la materia fosse qualcosa di diverso da Lui, e così la pervase di un’intelligenza sognante che, attraverso un processo evolutivo, si sarebbe gradualmente risvegliata ed avrebbe capito che la materia e la mente (le idee, o pensieri, di Dio che si manifestano sotto forma di vibrazione) (notiamo ancora l’analogia con le vibrazioni delle stringhe) sono la stessa cosa. La prima manifestazione di questa intelligenza innata nella creazione fisica è la prima porta attraverso cui passa la materia per sottrarsi all’illusione e ritornare nuovamente nella libertà della consapevolezza di Dio. L’intelligenza dorme racchiusa negli elementi e nei minerali e, quindi, per dare origine ad una manifestazione più libera venne in essere la vita vegetale. Dalla schiuma che si formava sulla superficie del mare, apparvero nell’acqua i primi organismi viventi, alcuni dei quali svilupparono gradualmente la capacità di vivere sulla Terra: ciò che sembrava soltanto materia inerte cominciò ad assumere l’aspetto di creature viventi. Le forme di vita più deboli erano inermi rispetto a quelle più forti e più aggressive, e dalla lotta per la sopravvivenza ebbe origine il processo evolutivo verso forme più alte e più efficienti. Gli animali che si uccidono fra loro sono soltanto manifestazioni diverse del pensiero di Dio. Finchè rimangono racchiusi in quelle forme non sanno di essere immagini mentali (ancora la connessione con il principio olografico). Ma quando il pesce piccolo viene ucciso dal pesce grande, la sua forma di sogno si dissolve nuovamente nella coscienza di Dio, e la scintilla divina presente in lui (come è presente in ogni stringa bosonica e/o fermionica) si incarna in una forma di vita più evoluta della sua precedente esistenza di pesce, dando così all’anima un potenziale di espressione maggiore.
La morte, dunque, è il mezzo attraverso cui la materia di sogno si trasforma di nuovo nella coscienza di Dio e libera l’anima che può compiere un ulteriore passo avanti nel suo progressivo viaggio di ritorno a Dio. Quindi, la morte fa parte del processo di salvezza. Questa ciclica evoluzione dell’intelligenza, in strumenti di espressione potenzialmente più efficienti, continua fino a quando non raggiunge la forma umana.
Soltanto l’uomo ha il dono di esprimere la propria innata divinità e di realizzare consapevolmente Dio ed alla fine di trascendere il suo sogno di “illusione”. Il corpo umano, cioè, è una creazione “particolare” di Dio che ha voluto dotare l’anima di un veicolo capace di esprimere le sue potenzialità divine.
Anche l’Universo infinito ha una sua nascita e morte, ha un ciclo praticamente infinito, come attualmente si sta scoprendo grazie alla Teoria dell’Universo Ciclico derivante dall’applicazione della teoria delle stringhe o brane. Secondo tale teoria, l’Universo ciclico “oscilla” da una fase di Big Bang, dovuto allo scontro di due Brane all’altra. In questa ciclicità vi è un periodo in cui la materia e la creazione tutta si manifestano ed un periodo in cui esiste solo il Vuoto Quantistico. (vedi il mio articolo "Sulle Collisioni di Brane). Nelle scritture indiane si parla di “giorno e notte di Brahma”. Il “giorno di Brahma” è un periodo completo di manifestazione cosmica che dura miliardi di anni. Esso è seguito da un periodo di uguale durata, chiamato “notte di Brahma”, in cui tutta la creazione viene ritirata dalla sua manifestazione esteriore. Per tutto quel periodo, gli esseri che non sono ancora liberati (quelle anime che non hanno ancora raggiunto l’unità con Dio) riposano in “forma seminale” nella coscienza dello Spirito, in attesa della successiva manifestazione della Creazione. Quando giunge l’alba del successivo “giorno di Brahma”, essi riassumono lo stato di sviluppo che avevano in precedenza raggiunto.
Scienza e Fede non sono affatto antitetici come molti sembrano affermare. Lo scienziato credente crede in quanto "vede", "tocca", "ascolta" o "sente" le "meraviglie dell’Amore di Dio". La matematica e la fisica sono il linguaggio di Dio, la Natura è espressione di Dio. L'Arte, la musica, la poesia sono tutte "meraviglie" del Creatore. E l'Amore è la Sua Causa Prima. Io credo ad una futura Religione provabile Scientificamente come diceva Paramhansa Yogananda e cerco di portarla al lettore dei miei lavori divulgativi.

Michele Nardelli

P.S.
Sono grato al Maestro Paramhansa Yogananda per essersi rivelato a me attraverso la lettura dei suoi stupendi scritti. Lui, anima libera, conosce certamente ciò che è meglio per lo sviluppo spirituale mio e dei miei lettori
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Bohm e la coscienza come campo - di Michele Nardelli - 07:22, 11/7/2009

Il grande fisico quantistico Bohm, suppone che l'universo stesso sia organizzato come un "ologramma", in cui ogni parte contiene il tutto. Questo interessante ed originale modo di considerare l'universo chiarirebbe non solo molti degli enigmi insoluti della Fisica, ma anche quegli avvenimenti misteriosi come la telepatia, le esperienze extracorporee, i sogni "lucidi" e persino le esperienze religiose e mistiche di unità cosmica. E proprio parlando di mistica esisterebbe un "regno" al di là di spazio e tempo, composto da "un'infinità multicolore di vibrazioni" (che alla luce delle recenti teorie del tutto potrebbero benissimo identificarsi con le stringhe vibranti) popolato da esseri non-fisici molto avanzati, in grado di prendere qualsiasi forma a piacimento. Quindi lo stesso essere può apparire come santo cristiano ad un cristiano e come santo induista ad un indiano, e lo scopo di tale "essere" è quello di rendersi più accessibile "ad una particolare coscienza" (la coscienza sviluppata dei Santi o "iniziati" di ogni religione). Nella loro forma più vera questi esseri appaiono come "pura vibrazione" (ancora le stringhe). La loro abilità di apparire come forma o vibrazione può essere paragonata alla dualità particella-onda scoperta dalla scienza moderna (Bohm). In tale regno luminoso non si è più vincolati ad apprendere informazione "punto-per-punto", ma la si può assorbire "in grandi quantità" e percepire con un solo sguardo vaste estensioni di spazio e tempo. Tutto è costituito da "diverse intensità di vibrazioni luminose" (nota ancora il paragone con le stringhe e i loro modi di vibrazione) ed anche la coscienza è composta da diverse vibrazioni (vibrazioni di stringhe pregiate - modello Palumbo-Nardelli) e la materia ha un certo grado di coscienza. La psicocinesi potrebbe essere un risultato diretto del fatto che tutto ciò che è materia è in una certa misura anche conscio. Se la materia non fosse conscia, nessun "iniziato" (uomini in grado di dominare la materia) potrebbe muovere un oggetto con la propria mente. Una delle cose più importanti che si imparano nei "luminosi regni dello spirito" è che tutte le cose sono fondamentalmente interconnesse e complete. Noi frammentiamo le cose perchè esistiamo ad una vibrazione più bassa di realtà e coscienza (stringhe fermioniche e bosoniche in vibrazione nel nostro spazio-tempo quadridimensionale o 3-brana) ed è la nostra inclinazione alla frammentazione che ci impedisce di sperimentare l'intensità della coscienza, l'amore, la gioia per l'esistenza che sono la norma in questi regni più alti e sottili. Nella nostra esistenza, stiamo imparando ad avere a che fare con la malleabilità che è parte integrante di un universo in cui mente e realtà sono un continuo. Per il grande fisico Bohm, le strutture concettuali che usiamo per analizzare l'Universo sono di nostra invenzione: non esistono "là fuori", poichè "là fuori" esiste solo la totalità indivisibile. E quando superiamo qualsiasi insieme di strutture concettuali, dobbiamo sempre essere pronti a procedere, ad avanzare da stato spirituale a spirituale e da illuminazione a illuminazione. Il nostro scopo sembra essere semplice quanto infinito: stiamo solo imparando a sopravvivere nell'infinità.

Michele Nardelli

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Entropia e seconda legge della Termodinamica - di Michele Nardelli - 01:57, 10/21/2009
Entropia e seconda legge della Termodinamica

Nel secondo principio della Termodinamica è insita una sorta di unificazione. Difatti dal punto di vista entropico, il secondo principio asserisce che l'entropia di un sistema isolato lontano dall' equilibrio termico tende a salire nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto. Applicato all'Universo nel suo insieme ciò significa che da un ordine iniziale (la simmetria iniziale delle forze subito prima del Big Bang), con il trascorrere della "freccia" del tempo si arriva man mano ad un tempo in cui il disordine aumenta (rottura della simmetria e formazione di stelle, galassie, etc...), fino ad arrivare ad un punto (lontanissimo nel tempo) in cui l'Universo sarà permeato soltanto da radiazioni disordinate e particelle e non esisteranno più nè stelle, nè materia e nemmeno buchi neri. Sembrerebbe la fine di ogni cosa. Ma chi conosce la teoria del Multiverso e delle 11-dimensioni della Teoria M, e crede in un’aldilà, saprà certamente che anche dopo la nostra morte fisica (che contribuirà ad aumentare l'entropia della nostra fetta di universo!) il nostro vero Io vivrà in un'altro piano di esistenza che, alla luce delle attuali conoscenze, è possibile identificare con una dimensione "compattificata" della Teoria M. Non solo, anche la nostra fetta di Universo, ormai fredda e permeata soltanto da radiazioni e particelle, potrà, una volta raggiunto l'equilibrio, "risorgere". Sì, perchè il vuoto assoluto non esiste. Le fluttuazioni quantistiche, le particelle virtuali ed i wormholes che lo permeano possono benissimo far sì che una "superparticella" (o superstringa) virtuale si "espanda" dando vita ad un nuovo Ciclo, quindi ad un nuovo Big Bang (vedi Teoria dell'Universo Ciclico). Ritornando all’entropia abbiamo anche che per una data quantità di massa o, cosa equivalente, per una data quantità di energia, si consegue la massima entropia quando il materiale è collassato tutto in un buco nero. Inoltre, due buchi neri guadagnano moltissimo in entropia quando si “inghiottono” reciprocamente producendo un singolo buco nero. I grandi buchi neri, come quelli che si trovano nel centro di moltissime galassie, forniranno quantità assolutamente straordinarie di entropia, di gran lunga maggiori rispetto ad ogni altro genere di entropia in cui ci si può imbattere in altri tipi di situazione fisica. Ad un buco nero, inoltre, deve essere associata anche una temperatura non nulla: quindi non tutta la massa-energia può essere contenuta all’interno del buco nero nel massimo stato di entropia. L’entropia massima viene infatti conseguita da un buco nero in equilibrio con un “bagno termico di radiazione”.

Michele Nardelli
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Sul principio olografico: nuova connessione tra Scienza e Fede - Michele Nardelli - 05:37, 10/17/2009
Sul principio olografico: Connessioni Scienza e Fede

Riguardo alla teoria dell'Universo Olografico, proprio in questo mese è uscito un libro divulgativo del fisico teorico Leonard Susskind "La guerra dei Buchi Neri", che parla del principio olografico applicato alla fisica dei buchi neri ed alla teoria delle stringhe. In breve, secondo tale principio, tutta l'informazione è localizzata sul bordo di una data regione di spazio. Secondo il teorico di stringa Juan Maldacena, la QCD (cromodinamica quantistica) piatta, è duale ad un Universo anti de Sitter (3+1)-dimensionale. (Ricordiamo che uno spazio o universo anti de Sitter è una varietà spaziotemporale con curvatura negativa uniforme, simile ad una scatola sferica). Inoltre, in questo mondo tridimensionale materia ed energia esercitano forze gravitazionali, esattamente come nel mondo reale. In altre parole, un Universo a (2+1) dimensioni (una 2-Brana) che include la QCD ma non la gravità è equivalente ad un Universo a (3+1) dimensioni (una 3-Brana) con gravità. Per quale motivo un mondo di sole due dimensioni dovrebbe essere esattamente uguale ad uno di tre? Da dove salta fuori la dimensione in più? Tutto sta nella distorsione dello spazio anti de Sitter, che fa sembrare gli oggetti vicini al bordo più piccoli di quelli nelle regioni più interne dello spazio. Ad esempio, se si proiettasse sul bordo l'ombra di un oggetto alto due metri, l'immagine si ingrandirebbe e rimpicciolirebbe a seconda che l'oggetto si allontani o si avvicini al bordo. Le descrizioni duali di Maldacena sono una realizzazione del principio olografico: tutto ciò che accade all'interno dello spazio anti de Sitter "è un ologramma, un'immagine della realtà codificata su una lontana superficie bidimensionale". Un Universo tridimensionale con gravità è equivalente ad un ologramma quantistico situato sul bordo dello spazio stesso. Quindi, l'Universo di cui abbiamo esperienza, come ogni oggetto di esso, non è che la proiezione in tre dimensioni di una realtà bidimensionale situata ai confini dell'Universo. E' il mito platonico al rovescio: le ombre sulla caverna sono reali. Il resto è illusione.
Ora, collegandosi alla Fede, già negli antichi testi induisti era stato affermato il principio olografico, anche se in termini che un tempo potevano risultare difficili da comprendere ma che, a guardare meglio, sono in maniera impressionante molto simili a quello che si sta scoprendo attualmente. Secondo il grande Maestro Paramahansa Yogananda, quando l'Intelligenza divina, ossia lo Spirito, iniziò a creare, trasformò le proprie idee in immagini di sogno. Divise la propria coscienza, separando il potere dalla natura assoluta. La coscienza si separò, quindi, dalla natura immanifesta o Spirito immoto e nella natura manifesta o energia cosmica, che consente di innumerevoli percezioni vibratorie diverse o processi del pensiero, vibrazioni del pensiero di Dio, che sono quelle che si manifestano in forme percettibili dai sensi. Appena lo Spirito iniziò il suo sogno cosciente e divise la sua Intelligenza (ossia il potere del pensiero) nella molteplicità delle cose, venne in esistenza la legge della dualità o maya (illusione). Quando la coscienza dello Spirito si divise, una parte della coscienza emanò dallo Spirito stesso sotto forma di una forza attiva intelligente, impaziente di esprimere la propria potenzialità. Quando il seme della coscienza di Dio fu piantato dalla sua stessa volontà nel terreno dell'attività, diede origine ad una grande creazione.
Guarda caso, si parla di vibrazioni, immagini (o sogni) e dualità, proprio come nella teoria delle stringhe applicata al principio olografico. Ecco che il principio olografico applicato alla Teoria delle Stringhe potrebbe essere proprio la spiegazione scientifica di quanto affermato prima dal punto di vista fideistico-religioso, una sorta di inizio di accordo tra Scienza e Fede.

Michele Nardelli

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In principio Dio creò il Cielo e la Terra - di Michele Nardelli - 06:05, 10/13/2009

Vi sarebbe una nuova interpretazione della famosissima frase biblica “In principio Dio creò il Cielo e la Terra” secondo quanto è stato pubblicato sul quotidiano “Leggo” del 12.10.2009. Dio non “creò” la Terra, vi è un errore di traduzione, in realtà la “separò” dal cielo. Creò la luce. Fece gli esseri viventi, quindi la “materia animata” (brodo primordiale). Ma soltanto dopo: in principio Dio non creò né Cielo né Terra, l’uno e l’altro esistevano già. Quindi, Dio fa il suo ingresso sulla scena dell’Universo solo in un secondo momento. L’ultimo studio dell’olandese Ellen van Wolde, docente di esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà di Teologia dell’Università di Tilburg in Olanda, ha accertato che il verbo ebraico dell’antica Babilonia “bara” non significherebbe “creare”, ma “separare dallo spazio”. Per questo la frase andrebbe tradotta così: “In principio Dio “separò” il Cielo e la Terra”. L’Onnipotente, quindi, non avrebbe creato il mondo dal nulla ma sarebbe intervenuto sulla materia preesistente separando il cielo e la Terra, quest’ultima dal mare, le creature marine dalle creature del cielo, la luce dalle tenebre. Dio, quindi, si sarebbe limitato a rendere vivibile un mondo che esisteva già. Una domanda sorge spontanea: la materia e lo spazio preesistenti da dove sono venuti fuori? Qui interviene la Scienza e precisamente la Cosmologia del Big Bang e del Vuoto Quantistico. Quest’ultimo non è un “vero” vuoto ma un “oceano” di particelle (o stringhe) virtuali e cunicoli (wormholes). Una di queste particelle, quasi certamente un bosone, quindi una stringa bosonica, e’ divenuta “reale” si è espansa ed al tempo “zero” è avvenuto il Big Bang da cui sono nati spazio, tempo e materia. Dio, quindi, si sarebbe interessato alla nascita della vita soltanto “dopo” il Big Bang, forse al tempo di Planck 10-35 secondi dopo di esso, un tempo infinitamente piccolo per noi che viviamo nel macrocosmo ma “quantisticamente” rilevante per quanto concerne la fisica del microcosmo. Sicuramente nel Vuoto Quantistico esisteva già il Progetto, l’Intelligent Design dello stesso Creatore, progetto che prevedeva, ad un certo momento dell’orologio cosmico, dopo la nascita delle stelle e dei sistemi solari, la venuta alla luce della vita intelligente sulla Terra (e chissà su quanti altri pianeti abitabili ed abitati in un Multiverso infinito) e quindi dell’Homo sapiens sapiens.
Michele Nardelli

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Può l’Universo creare se stesso? (Can the Universe create itself?) - di Michele Nardelli - 06:42, 9/30/2009

Può l’Universo creare se stesso? (Can the Universe create itself?)

In questo articolo tratteremo in maniera scientifico-divulgativa della tesi dei fisici Richard Gott, III e Li-Xin Li, inerente la possibilità che l’Universo possa essersi creato da sè stesso. Perché ciò divenga possibile, all’inizio del tempo deve esserci esistita una sorta di macchina del tempo naturale, identificata dalla fisica teorica con una “curva del tempo chiusa”, una sorta di anello temporale che gira intorno a sé stesso.
Il fisico Li-Xin Li, osservò che in una data geometria ci sono più stati di vuoto tra i quali scegliere. Invece di partire dal vuoto normale, lo studioso era partito da una variante nota come vuoto di Rindler. Il vuoto di Rindler è lo stato di vuoto che viene rivelato da osservatori accelerati. Un astronauta che acceleri nello spazio accendendo i motori del suo razzo in un vuoto normale osserverà, sorprendentemente, dei fotoni. Questa radiazione termica è detta radiazione di Unruh, e non la si osserva se non si sta accelerando, ma un astronauta che appunto accelera la vede. Da dove vengono questi fotoni? In effetti la loro energia è presa a prestito dal vuoto normale. Così l’energia che l’astronauta “prende a prestito” dal vuoto fa sì che egli osservi uno stato di vuoto con una densità di energia inferiore a zero: tale stato è noto come vuoto di Rindler. Esso è caratterizzato da densità di energia negativa e pressione negativa. Ciò controbilancia esattamente la densità di energia positiva e la pressione positiva della radiazione di Unruh che l’astronauta osserva, di modo che la densità totale di energia e la pressione totale sono uguali a zero, come nel normale stato di vuoto visto da un osservatore non accelerato. Il vuoto normale che vediamo noi è uguale al vuoto di Rindler che vede lui più la radiazione di Unruh che egli rivela. Un vuoto di Rindler situato in una regione di viaggio nel tempo determina dunque una densità di energia negativa ed una pressione negativa. Ma poi, siccome lo spaziotempo è avvolto su sé stesso nella direzione del tempo, a questo stato si aggiungono una densità di energia ed una pressione positive. Con appropriati valori dei parametri, i due effetti si elidono reciprocamente in modo esatto, producendo un vuoto con densità di energia e pressione nulle, proprio come il vuoto normale. Perché si verifichi questa compensazione esatta, le pareti anteriore e posteriore dello spazio di Misner devono avvicinarsi ad una velocità pari al 99,9993 per cento della velocità della luce. Lo spazio di Misner è uno spaziotempo in cui inizialmente non esiste alcuna macchina del tempo, ma alla fine si apre un’epoca di viaggio nel tempo. La regione di viaggio nel tempo è separata dalla regione senza viaggio nel tempo da un orizzonte di Cauchy. Si può pensare uno spazio di Misner come una stanza infinita limitata da una parete anteriore ed una posteriore. Noi viviamo tra le due pareti. C’è una porta nella parete anteriore e ce n’è un’altra in quella posteriore. Se usciamo dalla porta anteriore ci ritroviamo immediatamente a rientrare nella stessa stanza dalla porta posteriore. Lo spazio di Misner in realtà è avvolto a forma di cilindro: le pareti anteriore e posteriore sono “incollate insieme”. Nella soluzione di Gott e Li, il vuoto di Rindler arrotolato su sé stesso ha densità di energia e pressione nulle in tutto lo spazio di Misner, sia nelle regioni di viaggio nel tempo che in quelle senza viaggio nel tempo, e quindi rappresenta una soluzione esatta delle equazioni di Einstein. Si tratta di una soluzione coerente: la geometria, che prevede il viaggio nel tempo, genera il vuoto quantistico in modo appropriato, e tale stato di vuoto quantistico a sua volta, mediante le equazioni di Einstein, produce la geometria da cui si è partiti. Gott e Li si resero immediatamente conto che la soluzione poteva essere adattata in modo da produrre uno stato coerente per il modello dell’universo primordiale comprendente il viaggio nel tempo su cui stavano lavorando. Il passo successivo fu il dimostrare che funzionava. La tesi di Gott e Li propone che l’Universo non è stato creato dal nulla, ma a partire da “qualcosa” e che quel qualcosa è l’Universo stesso. Come può verificarsi ciò? Mediante il viaggio nel tempo: l’Universo potrebbe avere una geometria tale da consentirgli di tornare indietro nel tempo e creare sé stesso. Potrebbe cioè essere la propria madre. Ciò potrebbe accadere mediante un processo collegato ad una teoria proposta da Andrej Linde e chiamata inflazione caotica. Linde si rese conto che le fluttuazioni quantistiche potrebbero far sì che lo spaziotempo salti in uno stato di più elevata densità di energia del vuoto e di più accentuata inflazione. Secondo Linde, a causa di tali fluttuazioni quantistiche e dei relativi salti nel tasso di inflazione, un universo inflazionario potrebbe generare universi baby così come dal tronco di un albero si dipartono i rami. Ciascun universo baby subirebbe poi l’inflazione fino a raggiungere le dimensioni del “tronco”, e darebbe a sua volta alla luce universi baby. Ciò continuerebbe indefinitamente, con universi inflazionari che si dipartono continuamente dai rami più antichi, generando un enorme albero “frattale”. La logica, però, impone di chiedersi come sia nato il “tronco”. Nell’articolo di argomento cosmologico, Gott e Li proponevano che un ramo semplicemente piegasse all’indietro compiendo un giro e diventando il tronco. In epoca avanzata ciascuno di questi universi baby o “trombe” (per la loro forma) in espansione è uno spaziotempo inflazionario di de Sitter. Poiché ognuna di esse ha un inizio (una strozzatura) nel punto di diramazione, ognuna può generare un numero infinito di universi a bolla. Ogni tromba può espandersi indefinitamente senza incontrare le altre. L’universo più a sinistra e quello più a destra non hanno ancora dato origine ad alcun universo baby ma, dato un tempo sufficientemente lungo, lo faranno. Tutti gli universi baby sono stati creati dallo stesso meccanismo di ramificazione. Le leggi della fisica valgono dovunque, e non vi sono singolarità. Quanto all’occhiello temporale alla base, esso rappresenta un universo baby che si è avvolto all’indietro nel tempo diventando il tronco. Nel modello di Gott e Li non c’è un evento che viene prima di tutti gli altri; per ogni evento ce ne sono altri che lo precedono. Eppure l’Universo ha un inizio finito. In particolare, nell’occhiello temporale alla base, ogni evento è preceduto dagli eventi che giacciono nell’occhiello in senso antiorario rispetto ad esso. Supponiamo di vivere nell’universo all’estrema destra, che ammettiamo rappresenti un universo ben lontano dal tronco. Dato un numero infinito di rami, è probabile che viviamo in uno che si è formato molto tempo dopo il primo universo. Risalendo all’indietro nel tempo, seguiremmo il nostro ramo fino all’universo alla nostra sinistra, quindi raggiungeremmo il tronco del secondo universo da sinistra, per poi arrivare nell’occhiello alla base e girarci dentro all’infinito. Poiché la relatività generale consente geometrie curve, è possibile avere un Universo che ha un inizio senza avere un primo evento. Tale universo si è causato da sé. Il modello contiene un orizzonte di Cauchy che separa la regione di viaggio nel tempo dalle regioni successive ove non è consentito alcun viaggio nel tempo. Questo orizzonte gira intorno al tronco subito dopo il punto in cui l’occhiello temporale se ne dirama. Se si vive prima di tale orizzonte, si è nell’occhiello temporale e si può viaggiare localmente verso il futuro procedendo sempre (in senso orario) nell’occhiello fino a tornare al proprio passato. Ma se si vive oltre l’orizzonte, non si può visitare il proprio passato. Se si vive nel futuro del punto in cui si dirama l’occhiello, si procede senz’altro verso il futuro, salendo sempre più lungo l’albero; non si può mai tornare a quell’anello che sta alla base. Una macchina del tempo è in funzione all’inizio dell’Universo, ma poi cessa l’attività. Gran parte della memoria di Gott e Li è dedicata a dimostrare che è possibile trovare uno stato di vuoto quantistico coerente per il modello, in accordo con le equazioni di Einstein. I due fisici riuscirono a trovare una soluzione autocompatibile per il caso in cui l’occhiello temporale aveva una particolare lunghezza: quella che, in frazioni di nanosecondo, è numericamente pari alla circonferenza iniziale della diramazione dello spazio di de Sitter, espressa in frazioni di piede. In questo caso, la densità negativa di energia del vuoto di Rindler e la densità positiva di energia derivante dal suo essere avvolto attorno ad una spira temporale chiusa si elidono esattamente a vicenda, lasciando uno stato di puro vuoto inflazionario con una densità positiva di energia ed una pressione negativa in ogni punto: precisamente ciò che è necessario per produrre la geometria di de Sitter da cui si è partiti. Questo stato di vuoto uniforme non diverge sull’orizzonte di Cauchy né in alcun altro luogo. È una soluzione autocompatibile. Quando la diramazione ha compiuto il giro ed è quindi divenuta il tronco, la sua circonferenza è aumentata di un fattore e2π = 535,4916555. Per farsene un’idea intuitiva, immaginiamo un tronco d’albero con una circonferenza di 535 centimetri, da cui si diparta un ramo con la circonferenza di 1 centimetro. Quest’ultimo poi fa il giro e si ingrossa fino a diventare il tronco. La lunghezza in senso orario dell’occhiello temporale è di circa 5×10-44 secondi. La densità dello stato di vuoto autocompatibile è prossima alla densità di Planck: 5×1093 grammi al centimetro cubo. Questa è proprio la densità a cui si calcola che gli effetti della gravità quantistica dovrebbero di certo divenire importanti. A densità così alte e su scale temporali così brevi, le indeterminazioni quantistiche nella geometria diventano critiche. Lo spaziotempo non è più regolare, ma diventa un complicato groviglio spugnoso di spire chiamato schiuma di Planck. Questo effetto dovrebbe rendere più facile la formazione di occhielli temporali come quello proposto da Gott e Li. I due fisici scoprirono inoltre che, se all’unificazione delle forze forti, deboli ed elettromagnetiche è associata una costante cosmologica, allora è possibile un’altra soluzione autocompatibile, con un occhiello temporale lungo circa 10-36 secondi. In questo caso, la densità è nettamente inferiore a quella di Planck, e quindi gli effetti della gravità quantistica dovrebbero essere trascurabili, ed i calcoli dovrebbero essere adeguati così come sono. In entrambi i casi, l’occhiello temporale è straordinariamente breve. Le caratteristiche generali di tale calcolo suggeriscono che una piccola macchina del tempo all’origine dell’Universo sia una possibilità estremamente interessante. Tale soluzione sembra anche stabile e ciò è stato confermato dai calcoli eseguiti da P.F. Gonzàlez-Dìaz, che ha verificato la stabilità della soluzione a fronte di tutte le fluttuazioni se l’occhiello temporale è breve, di circa 5×10-44 secondi. L’idea di Gott e Li che l’Universo possa creare sé stesso si accorda molto bene con la teoria delle superstringhe, la quale ipotizza che all’inizio tutte le dimensioni spaziali fossero arrotolate e piccole. Nell’occhiello temporale del modello, tutte le dimensioni, compreso il tempo, sono strettamente avvolte su sé stesse e piccolissime. L’idea di Gott e Li si combina bene anche con l’inflazione. Perché l’Universo si crei da sé mediante il viaggio nel tempo, esso deve in un’epoca successiva assomigliare a sé stesso in un’epoca precedente. L’inflazione lo consente: se si parte da un piccolissimo frammento di vuoto inflazionario, questo si espanderà fino ad occupare un volume enorme, le cui più minute regioni saranno esattamente uguali al frammento da cui si è partiti. Se una di esse risulta essere proprio il frammento da cui si è partiti, l’Universo è effettivamente la propria madre. Qualcosa di eccezionale è accaduto all’origine dell’Universo: forse era questo. L'intera regione all'interno dell'occhiello temporale è fredda, trovandosi alla temperatura dello zero assoluto. Si tratta di uno stato altamente ordinato, con una bassa entropia. L'occhiello temporale è "pieno" di uno stato di vuoto inflazionario puro a temperatura zero. Non ci sono né particelle né radiazione. D'altra parte, una volta oltrepassato l'orizzonte di Cauchy, nelle diramazioni che seguono l'occhiello temporale, si trova che l'universo è caldissimo. Passare dal freddo al caldo rappresenta un aumento del disordine. Quindi nel modello di Gott e Li c'è una "freccia del tempo entropica" (più disordine in epoche successive) che agisce parallelamente alla "freccia del tempo elettromagnetica". Siccome l'universo nell’occhiello temporale inizia automaticamente in uno stato di bassa entropia, il disordine dovrebbe diffondersi in modo naturale da lì, e ciò spiegherebbe il motivo per cui attualmente il disordine aumenti con il tempo.

Per chi fosse interessato ad una lettura specialistica, qui di seguito il link del mio lavoro: “On the Boltzmann Equation applied in various sectors of String Theory and the Black Hole Entropy in Canonical Quantum Gravity and Superstring Theory”

Link sito StringTheory
http://xoomer.virgilio.it/stringtheory/NardBoria2.pdf
Link sito CNR Database
http://150.146.3.132/1116/01/NardBoria2.pdf
L'Abstract è il seguente:

Abstract
In this paper we have showed the various applications of the Boltzmann equation in string theory and related topics. In the Section 1, we have described some equations concerning the time dependent multi-term solution of Boltzmann’s equation for charged particles in gases under the influence of electric and magnetic fields, the Planck’s blackbody radiation law, the Boltzmann’s thermodynamic derivation and the connections with the superstring theory. In the Section 2, we have described some equations concerning the modifications to the Boltzmann equation governing the cosmic evolution of relic abundances induced by dilaton dissipative-source and non-critical-string terms in dilaton-driven non-equilibrium string cosmologies. In the Section 3, we have described some equations concerning the entropy of an eternal Schwarzschild black hole in the limit of infinite black hole mass, from the point of view of both canonical quantum gravity and superstring theory. We have described some equations regarding the quantum corrections to black hole entropy in string theory. Furthermore, in this section, we have described some equations concerning the thesis “Can the Universe create itself?” and the adapted Rindler vacuum in Misner space. In the Section 4, we have described some equations concerning p-Adic models in Hartle-Hawking proposal and p-Adic and Adelic wave functions of the Universe. Furthermore, we have described in the various Sections the various possible mathematical connections that we’ve obtained with some sectors of Number Theory and, in the Section 5, we have showed some mathematical connections between some equations of arguments above described and p-adic and adelic cosmology.


Michele Nardelli

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On the possible applications of some theorems concerning the Number Theory to the various mathematical aspects and sectors of String Theory I (M. Nardelli) - 07:14, 5/4/2009
Abstract

The aim of this paper is that of show the further and possible connections between the p-adic and adelic strings and Lagrangians with Riemann zeta function with some problems, equations and theorems in Number Theory.
In the Section 1, we have described some equations and theorems concerning the quadrature- and mean-convergence in the Lagrange interpolation. In the Section 2, we have described some equations and theorems concerning the difference sets of sequences of integers. In the Section 3, we have showed some equations and theorems regarding some problems of a statistical group theory (symmetric groups) and in the Section 4, we have showed some equations and theorems concerning the measure of the non-monotonicity of the Euler Phi function and the related Riemann zeta function.
In the Section 5, we have showed some equations concerning the p-adic and adelic strings, the zeta strings and the Lagrangians for adelic strings
In conclusion, in the Section 6, we have described the mathematical connections concerning the various sections previously analyzed. Indeed, in the Section 1, 2 and 3, where are described also various theorems on the prime numbers, we have obtained some mathematical connections with the Ramanujan’s modular equations, thence with the modes corresponding to the physical vibrations of the bosonic and supersymmetric strings and also with p-adic and adelic strings. Principally, in the Section 3, where is frequently used the Hardy-Ramanujan stronger asymptotic formula and are described some theorems concerning the prime numbers. With regard the Section 4, we have obtained some mathematical connections between some equations concerning the Euler Phi function, the related Riemann zeta function and the zeta strings and field Lagrangians for p-adic sector of adelic string (Section 5). Furthermore, in the Sections 1, 2, 3 and 4, we have described also various mathematical expressions regarding some frequency connected with the exponents of the Aurea ratio, i.e. with the exponents of the number Phi = 1,61803399. We consider important remember that the number 7 of the various exponents is related to the compactified dimensions of the M-theory.

Michele Nardelli

For the full version click the following link:

http://150.146.3.132/866/01/NardErPa1.pdf


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LA PARABOLA DEL RICCO EPULONE: L’ETERNO CONFLITTO TRA BENE E MALE - 08:02, 3/8/2009
« C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi. »
Ciò significa che neppure un redivivo può convincere un uomo malvagio che le proprie azioni sono dannose per sé e per la collettività. D’altra parte lo stesso Gesù, e tutti i Grandi Iniziati che sono venuti a portare la “Buona Novella” che predicava amore, sono stati derisi ed alla fine hanno anche subito tantissimo male dai loro stessi “amici” come Cristo che è stato inchiodato ad una croce dai sacerdoti del tempio dove Lui tante volte si era recato a predicare.
Quanti ne esistono oggi di ricchi epuloni e di poveracci come Lazzaro! il Lazzaro di sempre rimane ai margini di una società opulenta che preferisce trattare meglio i cani, piuttosto che dare qualche briciola agli ultimi della terra, ai migranti, ai poveracci del Terzo e Quarto Mondo, sempre più schiacciati e maltrattati da un capitalismo selvaggio nel cui nome il 20% della popolazione mondiale, l’Epulone industrializzato, sfrutta l’80% delle risorse disponibili, depredando proprio quel patrimonio che dovrebbe garantire a tutti uno sviluppo equo e sostenibile. Ma perché Dio permette tutto ciò? Può un Dio buono e giusto, restarsene in silenzio, indifferente anch’Egli al grido di Lazzaro? L’uomo, quindi, vuole riversare la colpa su qualcuno, persino su Dio stesso. In realtà è l’uomo ad avere la colpa di tutto ciò che avviene su questa Terra. Se nasco povero e sono sfruttato dal delinquente di turno, è il delinquente che mi fa soffrire e mi porta lungo una strada buia, non Dio. La domanda quindi si trasforma in: perché l’uomo è malvagio? O meglio, perché Dio ha permesso all’uomo di essere “anche “ malvagio? Potrei benissimo affermare che essendo la Natura tutta formata di opposti, anche per questi due sentimenti è la medesima cosa. Prendiamo ad esempio l’uomo primitivo: quando ha conosciuto il male ha cominciato a difendersi. Allora è un istinto quello di praticare il male: prima per difesa, poi per usarlo anche contro i suoi simili. Una sorta di lotta per la sopravvivenza, dove però sembra prevalere “sempre” il male, cioè il più forte. Ma la domanda resta irrisolta: perché? Creando la vita, Dio sapeva benissimo di creare anche tutti gli opposti, quindi il male. Perché esiste la vita? Perché esiste l’Universo? D’altra parte non tutto è male. Esistono persone, quindi anime, sante, esiste infatti la carità, esiste l’altruismo, l’Amore vero, esiste la rassegnazione ad una vita di sofferenza. Sembra quasi che per essere in grado di affinare la propria spiritualità, bisogna accettare di essere “sopraffatti dal più forte”. Dio non ha creato il ricco ed il povero: Dio ha creato la vita. E’ nel corso dell’evoluzione che l’uomo ha compreso che “calpestando” il suo simile più debole, può ottenere sempre di più. Alla fine sembra quindi che Dio ha solo creato l’Universo e la vita che in esso si è venuta a manifestare, ha creato la “libertà” di scelta, che, permette a chi è più forte e malvagio di prevalere sul più indifeso. Ma, come riassunto nella parabola, è chi soffre, chi è debole, che alla fine verrà premiato. Cioè sono quelle anime che divengono, agli occhi del Creatore, degne di non essere più soggette al dominio della carne. Allora cosa ci è venuto ad insegnare Gesù con il suo Vangelo, visto che alla fine tutti: malvagi e santi dobbiamo morire? Che soltanto essendo miti, umili, disposti ad accettare le sofferenze proprie e degli altri, potremo “stare con Lui nel suo Regno”.
Alla fine di tutto questo discorso c’è un’ulteriore domanda che sembra ancora irrisolta: perché Dio ha creato la vita, pur “conoscendo” la caducità delle sue creature e che quindi sarebbero state attratte in misura maggiore da una vita dedita al male che al bene ed alla sofferenza? Questa domanda rimarrà irrisolta e potrà essere rivolta soltanto al Creatore. Come uomo di fede posso soltanto supporre che la risposta sia celata in quello che disse Gesù: “larga è la via che conduce al peccato ed alla perdizione, stretta è quella che conduce al Regno dei Cieli”. Come uomo di scienza posso invece affermare che Dio ha solo “creato le condizioni iniziali per far sì che nell’Universo si creasse la vita, ed insieme ad esse il libero arbitrio (anche per le più piccole particelle), quindi la scelta di percorrere la via del bene o la via del male. E’ come una sorta di esame, dove l’esaminatore fa in modo che tu sia libero di scegliere quale strada puoi percorrere: quella facile (il male, la seduzione, il peccato) o quella difficile (il bene, la rinunzia, il sacrificio). Ed essendo un Dio di Amore, non può “imporsi” a noi ma solo soffrire con le sue creature e pazientare fino al giorno in cui Tutta la sua creazione avrà compreso che soltanto nell’Amore, nel Perdono e nella Rinunzia e quindi percorrendo la strada più difficile (o stretta) c’è la salvezza, la vera vita, la Beatitudine Eterna.

Michele Nardelli
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Teologia e scienza: alla ricerca della Verità - 07:05, 10/22/2008

Introduzione

Le espressioni del pensiero di ogni tempo, dalla letteratura, alla filosofia, alla poesia, all'arte, alla religione si sono occupate in modi diversi dell’anima e della sua immortalità, cercando di configurare l'Eden. Soltanto la scienza, che si occupa di fenomeni e di realtà concrete, ritenendo questi temi e quest’Ente immaginario estranei alla propria investigazione, si è disinteressato di essi.
Il presente lavoro mira a dimostrare che tale Ente, inteso come ideale, non è estraneo al pensiero scientifico che investiga il come, ma si pone innanzitutto il quesito del perché, ed in tal senso cerca il fine ossia l'ideale che governa il fenomenico.
Secondo i moderni filosofi della scienza (Tuckey1977, Popper 2000) il progresso scientifico si articola in due momenti: ipotesi e verifica, dove il primo contiene in sé i germi del perchè e quindi del finalismo, ossia dell'ideale.
Tutte le teorie filosofiche e matematiche consistono nella verifica della coerenza delle proprie argomentazioni con i loro postulati, generalmente numerosi, particolari e contingenti. Il merito di Galilei e quindi il successo della scienza è quello di aver identificato, nella verifica sperimentale, la validità stessa dell’unico postulato generale: le leggi della natura, quello che ha governato l’evoluzione dell’universo, ipotizzando, però, di conoscere tali leggi.
La cultura umanistica ha reso sterile ed astratta la sua indagine, perché in 3000 anni non ha modificato la qualità della vita dell’uomo, mentre la scienza, in mezzo secolo, fra l'altro, ne ha aumentato notevolmente la durata e migliorato la qualità.
L'elevato livello del pensiero scientifico, attestato dai continui e prodigiosi risultati supera, nei fatti, la discriminazione anacronistica galileiana fra cultura umanistica e quella razionale, che hanno oggi in comune l'ideale, ossia la ricerca del perché. E' bene quindi che la scienza raccolga il testimone dagli umanisti ed inizi ad occuparsi concretamente di settori culturali un tempo seguiti vagamente da altre espressioni del pensiero, avendo essa già superato, con l'elettrofisiologia cerebrale, la psiconeuroimmunologia, la fisica teorica e la meccanica quantistica, il confine che la separava dalla filosofia.
Virgilio, nel quarto libro delle Georgiche, descrive il comportamento delle api, come quello di tutti gli animali, il quale è perfettamente uguale a quello dei nostri giorni ed evidenzia, quindi l'assenza di evoluzione nel regno animale.
Al contrario, in particolare durante gli ultimi 2000 anni, la civiltà è progredita grazie alla (i) trasmissione dell'informazione da una generazione a quelle successive, (ii) alla capacità di elaborazione dell'informazione e (iii) alla ricerca e scoperta della finalità del messaggio evolutivo.
Gli stessi fattori presiedono anche allo sviluppo del singolo uomo. Egli è, infatti, mosso (i) dalle pulsioni del dominio dell'innato insieme a quelle del dominio dell'appreso, (ii) dalla capacità di elaborazione dell'informazione, la quale causa, a sua volta, l'estensione del dominio dell'appreso a spese di quello dell'innato e (iii) dall’intuizione di poter porsi un ideale, cioè di chiedersi il perché dell'evoluzione, che l'aiuta poi nella ricerca del come realizzarla.
Si cercherà qui di dimostrare che lo sviluppo ed il fine dell’uomo (il paradiso) sono la risultante del coordinamento dei tre fattori: informazione, elaborazione ed ideale.

Per consultare l'intero articolo cliccare sul seguente link:

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Antonino%20-%20Michele.pdf

Sono grato al Prof. Antonino Palumbo per la sua disponibilità ed amicizia ad inserire sul mio Blog l'introduzione ed il link del suo bellissimo lavoro.

Michele Nardelli
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Sulle collisioni di brane - Michele Nardelli - 09:17, 9/26/2008

Sulle collisioni di brane

Per anni tutti gli sforzi di superare lo scoglio della singolarità del Big Bang appaiono destinati a naufragare, finché nel 2001 Neil Turok, dell’Università di Cambridge, e Paul Steinhardt, dell’Università di Princeton, stupiscono tutti con un’idea straordinaria che «potrebbe essere sufficientemente folle per essere corretta», secondo il cosmologo Michael Turner dell’Università di Chicago. I calcoli di Turok e Steinhardt, infatti, dimostrano che l’universo visibile potrebbe essere solo una minuscola parte della realtà. Possiamo tentare di rappresentarcelo come un sottile foglio a quattro dimensioni (tre spaziali più il tempo), chiamato «membrana» o «brana», che fluttua in un iperspazio a 5 o più dimensioni, per noi nascoste. L’esistenza di una quinta dimensione, inaccessibile a ogni forma di materia ed energia tranne che alla forza di gravità, è una delle predizioni chiave della teoria delle stringhe. Non solo: l’iperspazio è considerato un luogo pieno di attività e «là fuori» potrebbero esserci molte brane simili alla nostra. Avremmo allora degli universi paralleli fluttuanti nell’iperspazio, forse solo a pochi milliardesimi di millimetro di distanza da noi, ma separati dalla quinta dimensione spaziale per noi invalicabile. Solo la forza di gravità può trasmettersi attraverso l’iperspazio, creando così un’attrazione fra una brana e l’altra che le spinge ad avvicinarsi sempre di più. Prima o poi, lo scontro è inevitabile. «Il Big Bang non sarebbe altro che la conseguenza dello scontro fra due universi paralleli», spiega Neil Turok. L’enorme energia liberata dall’impatto fra due brane darebbe luogo a ciò che noi chiamiamo il Big Bang. «Ma l’esistenza delle brane prima della singolarità significa che il tempo esisteva anche prima del Big Bang», prosegue Turok. «Il tempo può così essere ricostruito anche al di là della grande esplosione». Turok e Steinhardt hanno battezzato la loro teoria «universo ekpirotico», prendendo a prestito un antico termine della filosofia degli Stoici che significa «nato dal fuoco». Se davvero il nostro universo prese inizio dallo spettacolare scontro fra due brane, il Big Bang non sarebbe affatto l’inizio del tempo, ma solo l’azzeramento dell’orologio cosmico della nostra brana.

Tutto era incredibilmente calmo nel nostro universo, un immenso vuoto senza qualsiasi forma di materia e energia, quando un'altro universo collisiono' con il nostro e istantaneamente uno spazio si formo' con una massa incandescente di particelle e radiazioni molto piu' densa di quella che c'e' nel centro del nostro sole.
Questo, secondo un' equipe di fisici, e' come un big bang che diede origine al cosmo. Cosi' approssimativamente un universo parallelo e' stato la causa della espansione dello spazio, e la collisione produsse tutta la materia e l'energia. Una descrizione dettagliata della teoria fu inviata alla rivista scientifica "physical review d". Il modello e' una alternativa valida alla teoria della espansione cosmica, che fu elaborata per risolvere alcuni problemi della teoria classica del big bang. Secondo la teoria l'universo nel primo periodo di espansione era stato straordinariamente rapido nei primi istanti della sua esistenza. Il nostro modello risolve molti problemi, dice il co-autore Paul Steinhardt,, dell’Universita' di Princeton (USA). Egli fu uno dei fondatori della teoria dell'espansione, circa 20 anni fa'.Il nuovo modello implica come questa collisione primordiale (fra i due universi) sia avvenuta. Essa parte dal presupposto che l'universo tridimensionale e' appena uno delle superfici esistenti in uno spazio di 4 dimensioni, come se fossero due superfici di un cd. Secondo la teoria, l'altro universo e' in una 4^ dimensione che oltrepassa i limiti della parte tridimensionale. Quando questa mistura giunse alla collisione, l'energia liberata risulto' piu' esplosiva di un big bang. Il nuovo modello fu chiamato "universo ekpirotico" dai suoi autori.

Una teoria di origine matematica, basata sui presupposti della meccanica quantistica, la cosiddetta "Teoria delle Stringhe", ipotizza che il nostro Universo sarebbe (o esisterebbe) in una Brana (termine che deriva dalla contrazione del termine "MemBrane"), ovvero sarebbe l'equivalente di un foglio a 4 dimensioni che fluttua in un Iperspazio a 5 dimensioni. In tale costruzione teorica, l'Universo attuale non sarebbe altro che la risultante dello scontrarsi di 2 Brane distinte, e il tempo potrebbe essere ciclico. Questa teoria è forse la più spaventosa di tutte, perché, se è vero che il Cosmo attuale altro non è che la risultante di uno scontro tra entità Iperspaziali che esisterebbero in più esemplari e rischiano continuamente di urtarsi, allora esisterebbe la possibilità che un nuovo scontro disintegri l'attuale Universo, magari creandone uno nuovo (forse, oltretutto, non solo con costanti fisiche totalmente diverse da quello che caratterizzano il nostro Universo, ma magari aliene al formarsi della vita). Questa concezione deriva da un semplice presupposto: l'unica forza in grado di trasmettersi da una Brana all'altra - attraendola, appunto - sarebbe la gravità. Questa concezione prevede dunque l'esistenza di Universi Paralleli non interagenti né comunicanti tra loro (salvo quanto appena detto). Tale concezione, elaborata da Neil Turok e Paul Steinhardt, prende il nome di "Universo Ekpirotico", antico termine a preso a prestito dallo Stoicismo, che significa "nato dal fuoco" (ed ha un forte debito con Edward Witten, colui cui si attribuisce il merito della cosiddetta " Teoria 'M' ", unificazione delle varie "Teorie delle Stringhe").

Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36


Michele Nardelli

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La musica ed i numeri dell’Universo - Michele Nardelli - 12:40, 9/25/2008

La conchiglia del nautilus è forse il più bell’ esempio di spirale logaritmica in natura. La forma è data dal fatto che il mollusco, che occupa solo l'ultima camera, crescendo mantiene sempre le stesse proporzioni. Il Nautilus ha la sezione del guscio come una perfetta spirale logaritmica dimostrando come il rapporto aureo Phi (= 1,6180339) sia l'espressione matematica della bellezza e della eleganza della natura.
All'interno del nicchio sono presenti circa 34-36 zone divise da pareti di madreperla, chiamate setti, che aumentano di numero con l'aumentare dell'età: sono le camere che il corpo del mollusco occupa mano a mano che aumenta di dimensione. Solo l'ultimo e più esterno dei setti è occupato costantemente dalle parti molli dell'organismo.
Il sistema musicale è rappresentabile con coordinate polari e genera una spirale logaritmica. Le “note” con le relative frequenze sono rappresentabili come distanza fra centro e circonferenza.
La spirale logaritmica ha la particolarità di essere equi-angolare. Misurando le distanze fra il centro della spirale e i punti di connessione dei setti con la circonferenza esterna del guscio, si può notare che l’angolo fra un segmento e l’altro è di 21,6° e che l’ottavo segmento ha una distanza 1,618 volte il primo per cui corrisponde al sistema musicale in sezione aurea con Phi ^n/7 per n = 1, 2,…, n. Il Nautilus è quindi uno dei migliori esempi della spirale logaritmica in sezione aurea nella natura, con la disposizione delle sue setti che corrisponde al sistema musicale Phi con sette note per intervallo Phi.
L’angolo di ogni segmento di 21,6° non è casuale. Dividendo ogni segmento in tre, si ottiene un angolo di 7,2° (21,6°/3=7,2°) che è un decimo del angolo base di 72° di un pentagono, figura geometrica che include il valore esatto della sezione aurea.
Dai multipli di 7,2° si creano gli angoli di 36°, 72° e 108° che sono alla base del triangoli in sezione aurea basati sulla geometria del pentagono. Si ottiene anche l’angolo di 144°, sempre multiplo di 7,2°. Il numero 144 = 12*12 è un numero che appartiene alla serie di Fibonacci. Inoltre, il valore 12 è giusto la metà del numero delle vibrazioni fisiche di una stringa bosonica (24). Si ottengono anche gli angoli esatti di 180° e 360°. Infine, si ottiene l’angolo di 432° (7,2° * 60 = 21,6° * 20 = 432°). Il numero 432 in Hz è la frequenza base del sistema che genera la serie di Fibonacci e nella rappresentazione a spirale incontriamo questo numero come angolo che include gli angoli del pentagono già menzionati (12*36°=432°, 6*72°=432°, 4*108°=432° e 144°*3=432°).
E’ interessante notare che per n=16,66666 l’angolo della spirale logaritmica corrisponde esattamente al valore dell’angolo giro di 360° (16,6666*21,6°=360°) assumendo un valore del sistema musicale di 3,144775 (Phi^16,6666/7) che è precisamente Pi Greco e ricordando che la circonferenza di un angolo giro di 360° è il diametro moltiplicato per Pi Greco.
Notiamo, inoltre, che 432° / Pi Greco = 360° / Phi^2=137,5°.
Per concludere, il numero 432 è contenuto nel sistema intonato 1=432 Hz anche come angolo di base in una rappresentazione polare (spirale logaritmica) del sistema Phi^n/7 per cui assume carattere di costante universale.
La scelta della natura ovvero del Creatore di disporre i segmenti del Nautilus nella maniera descritta è senz’altro motivato dalla sua piena corrispondenza in armonia con le frequenze onnipresenti nell’universo per cui è possibile prendere in considerazione che il sistema Phi^n/7 equivale all’idea che si era fatto Pitagora con il suo concetto “Tutto è numero” e del concetto della “musica delle sfere” interpretando tutto l’universo come un gigantesco strumento musicale.

Michele Nardelli

Per l'articolo completo consultare il seguente link:

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardlanbin01.pdf

E' possibile consultare anche i seguenti link:

http://www.facebook.com/note.php?note_id=70012457952&1&index=0
http://www.facebook.com/note.php?note_id=69818407952&id=1225683948&index=1

Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf
http://gr.rossoalice.alice.it/fmc/antefrm.php?filename=/PUBLIC/NardErPa1.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36


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Sull’esperimento LHC al Cern di Ginevra - Michele Nardelli - 12:29, 9/25/2008

È ormai da più di un mese che si parla dell’esperimento che è stato condotto il 10.09.2008 al Cern di Ginevra con il Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle più recente che ha un anello (quello dove le particelle scorrono e si scontrano ad una velocità quasi uguale a quella della luce) di ben 27 Km. Dalle collisioni di particelle si dovrebbe finalmente scoprire la “particella (o bosone) di Higgs” che il “Modello Standard” prevede ma che finora nessun acceleratore di particelle è mai riuscito a vedere. Il “Modello Standard” è la teoria attualmente in uso per la descrizione delle interazioni tra le particelle che costituiscono la materia, come elettroni e quark. Oltre al Modello Standard esiste l’MSSM, cioè il “Modello Standard Supersimmetrico” ed un’altra verifica che si attende dal LHC è proprio quella dell’esistenza della “Supersimmetria” (Susy). La caratteristica più importante della Susy è la predizione di coppie di particelle che formano i cosiddetti “partner supersimmetrici”, in cui uno dei partner è già stato osservato e l’altro sarebbe da scoprire a più alte energie. Esempi di coppie di partner supersimmetrici sono quella del fotone (il quanto di luce) e del fotino e quella dell’elettrone e del s-elettrone.
Ma qualche scienziato ha evidenziato che gli esperimenti con il LHC potrebbero generare un buco nero e che questo, ingrandendosi gradatamente, possa inghiottire il nostro pianeta se non addirittura tutto il Sistema Solare. La possibilità che vengano prodotti microscopici ed innocui buchi neri è estremamente improbabile, ma realistica, in quanto è appunto predetta dai modelli che provano a realizzare una altrimenti inattesa riduzione delle energie necessarie ad innescare le interazioni gravitazionali quantistiche. Sarebbe una scoperta straordinaria che rivoluzionerebbe completamente la nostra descrizione delle leggi della Natura, ma è purtroppo estremamente improbabile. Ma vediamo in dettaglio come opera il LHC.
Le collisioni fra particelle avverranno all'energia di 450 GeV, pari a quella di due automobili lanciate a 150 chilometri orari che si scontrano; nei giorni seguenti l'energia utilizzata nell'LHC sarà aumentata a cinque Tev, pari a quella di due camion lanciati a 150 chilometri orari che si scontrano frontalmente; a regime l'energia di ciascun fascio di particelle salirà a sette Tev, pari a uno scontro frontale fra due treni ad alta velocità. I tanto temuti buchi neri si formano ogni secondo nell'universo causati dai raggi cosmici e si calcola che sulla Terra siano finora avvenuti 10.000 esperimenti naturali paragonabili a quelli che avverranno nell'LHC. Infine, nei 4,5 miliardi di vita della Terra la natura ha già prodotto tante collisioni fra particelle quante ne possono produrre un milione di esperimenti condotti nell'LHC.
Quindi: allarmismi su una ipotetica “fine del mondo” inutili quanto dannosi.
Non diamo retta ai "falsi profeti" e festeggiamo per quello che è stato e continuerà ad essere il più grande esperimento a cui l'uomo abbia mai potuto assistere. Si creeranno in laboratorio energie (e collisioni tra particelle) che sono avvenute nel tempo di Planck, quindi nell’attimo stesso del Big Bang che ha dato origine all’Universo. Finalmente si potranno "evidenziare" le "tracce" lasciate dal bosone di Higgs e dalle s-particelle (cioè le particelle simmetriche a quelle note: fotini->fotoni, gravitini->gravitoni, etc...). Si potranno avere conferme della validità delle teorie SUSY (supersimmetriche) e di quelle di stringa e superstringa. Cosa si vuole di più dalla Scienza?

Michele Nardelli
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IL FISICO TEORICO E MATEMATICO SICILIANO ETTORE MAJORANA - M. Nardelli - 12:24, 9/25/2008

Ettore Majorana (5 Agosto 1906 - 26 Marzo 1938?) è stato un genio nei due campi della fisica teorica e della matematica. Majorana pubblicò pochi articoli scientifici: nove in tutto, come le sinfonie di Beethoven. Di questi, alcuni sono stati compresi soltanto a distanza di decenni. I suoi "Appunti inediti di Fisica Teorica" sono un modello non soltanto di ordine, ma anche di originalità, scelta dell'essenziale, e sinteticità. Questi, infatti, possono venire riguardati da un lato, come un eccellente complemento di un testo moderno di Fisica Teorica, e, dall'altro, come una miniera di nuovi spunti ed idee teoriche, in fisica e matematica, stimolanti ed utili anche alla ricerca scientifica contemporanea. Interessantissimo, ed ancora da approfondire, il suo lavoro sulla funzione di Fermi, argomento più comunemente noto come "funzione di Thomas-Fermi" o "Equazione di Thomas-Fermi". Da esso, e dagli argomenti ad esso correlati, lo scrivente ha ottenuto delle nuove connessioni matematiche tra le soluzioni analitiche dell'equazione di Thomas-Fermi, il numero aureo, i numeri di Fibonacci e le vibrazioni delle stringhe. Di Majorana, il grande fisico Enrico Fermi diceva: "...Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso".
Parole queste che, ancora oggi, sono attualissime. Sono pochi infatti, nell’attuale società materialistica e consumistica, che guarda soprattutto al “Dio denaro”, gli scienziati che dedicano la loro esistenza alla ricerca delle verità fisiche e matematiche. Majorana e lo stesso Fermi sono stati ricercatori che, con la loro “missione”, il loro modo di lavorare, nell’ambito delle discipline fisiche e matematiche, dovrebbero far riflettere molti nomi, anche illustri della Comunità Scientifica internazionale, su come procedere per giungere ad un reale progresso anche soltanto in quelle materie cosiddette teoriche.

Michele Nardelli
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L’Isola Verde: attività endogena e fenomenologie ad essa connesse - M. Nardelli - 12:23, 9/25/2008

Il giorno 5 del mese di Aprile 2008, è stata registrata una scossa di terremoto nell’isola d’Ischia, di magnitudo 2.3° Richter accompagnata da un forte boato, avvertita distintamente, perché poco profonda, dalla popolazione dei comuni di Forio e Serrara Fontana. L’epicentro di tale scossa si è verificato a 6 Km di profondità nel Monte Epomeo, un vulcano che dopo l’ultima eruzione del 1301 non ha dato più segni di attività. L’isola è stata però teatro di un’intensa attività sismica alla fine del diciannovesimo secolo, culminante con il catastrofico terremoto di Casamicciola dal 28 Luglio 1883, terremoto definito dal grande sismologo e vulcanologo Giuseppe Mercalli “un’eruzione abortita”. L’attività sismica nel corso dei decenni è andata diminuendo in modo costante, fino ad arrivare alle periodiche manifestazioni, come quella di Aprile, da ritenersi assolutamente “fisiologiche” per un complesso vulcanico quale quello ischitano. L’Epomeo è infatti un vulcano “spento”, ma l’isola è come una grossa pentola in continua ebollizione ed il magma è a profondità non troppo elevate. Difatti, le acque termali ad alta temperatura sparse un po’ in tutta l’isola ed anche nel mare (Casamicciola, Citara, Serrara Fontana, Maronti, San Montano,etc…) testimoniano il “dinamico riposo” dell’area vulcanica e l’attività geodinamica profonda tutt’ora esistente.
Quello che però deve essere tenuto in considerazione è che una recrudescenza dell’attività sismica dell’isola, potrebbe essere sintomo di una futura ripresa dell’attività bradisismica dell’area Flegrea. Le due aree vulcaniche sono infatti connesse dal punto di vista geologico. Non a caso alla recrudescenza dell’attività dell’una è sempre seguito il risveglio dell’altra. Solitamente a fenomeni di “abbassamento” dell’isola (bradisismo discendente) sono sempre seguite manifestazioni di sollevamento nell’area puteolana (bradisismo ascendente). Non solo: il risveglio di uno dei due focolai sismo-vulcanici precede e/o accompagna “sempre” una ripresa dell’attività sismica regionale e, per il fenomeno dell’interazione zolle adiacenti, globale. Anche per il mese di Aprile dopo la scossa verificatasi ad Ischia, si è avuto un risveglio dell’attività sismica a scala locale e planetaria. Tra il 5 ed il 16 Aprile si sono infatti registrate ben nove scosse di terremoto di magnitudo compresa tra 4 e 7.2° Richter. Le zone colpite sono state: il sud della nostra Penisola, la Grecia, la Yugoslavia, il Mare Mediterraneo, la Turchia, le isole Loyalty (un arcipelago dell’Oceano Pacifico non lontano dall’Oceania), le isole Aleutine (un arcipelago a sud-ovest dell’Alaska) e il Guatemala (in America centrale). Le scosse più devastanti si sono registrate nei giorni 9, 15 e 16 Aprile nelle isole Loyalty, in Guatemala e nelle isole Aleutine, rispettivamente di 7.2, 6.1 e 6.7° Richter. Importante inoltre evidenziare come tale “sequenza” di eventi sia avvenuta in corrispondenza di perturbazioni gravitazionali mareali di origine planetaria e come quindi le congiunzioni tra pianeti siano la chiave per una possibile previsione dei terremoti. Il 6 Aprile era Luna Nuova (marea di sizigie), il 12 Aprile la Luna era al primo quarto (marea di quadratura) ed infine il 15 Aprile erano in cognizione tra loro Sole-Luna-Mercurio-Marte-Giove-Saturno e Nettuno.
Sarebbe utile, quindi, monitorare l’attività endogena dell’isola d’Ischia, in quanto una successiva ripresa dell’attività bradisismica nell’area Flegrea potrebbe avere diverse ripercussioni su un territorio, Pozzuoli e zone limitrofe, già provato dalle precedenti due crisi sismiche del 1970 e del 1982-84.

Michele Nardelli
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Tanti pianeti come la Terra: tra Scienza e Fede - Michele Nardelli - 12:19, 9/25/2008
Nella nostra Galassia, i pianeti simili alla Terra potrebbero essere centinaia ed orbiterebbero intorno alla metà delle stelle simili al Sole. Lo ha annunciato nel mese di Febbraio sulla rivista Astrophysical Journal Letters un gruppo di ricerca coordinato dall’Università dell’Arizona. Non è escluso, hanno detto i ricercatori, che molti di questi pianeti potrebbero essere mondi ghiacciati ma anche pianeti ideali per la vita, come la Terra.
Se questo è stato matematicamente appurato, allora sorge una questione fondamentale per la Fede. Per comprendere tale questione, prendiamo come esempio la religione cristiana, che conta più di 2 miliardi di credenti (tra praticanti e non). Questa afferma che il Cristo, l’Unigenito Figlio di Dio, è stato mandato dal Padre per salvare l’umanità tramite il sacrificio di riscatto della passione e morte sulla croce (e successiva Resurrezione). Ora, se, come sembra sempre più probabile, esistono milioni di civiltà (se pensiamo che oltre alla Via Lattea esistono più di 400 miliardi di galassie soltanto nell’intero Universo osservabile) è possibile che per ognuna di esse sia nato un Messia, un uomo perfetto che per salvare ogni civiltà dal peccato ha dovuto subire la passione, la morte e la resurrezione come qui sulla Terra? Sembra qualcosa di inverosimile dal punto di vista scientifico, ma non del tutto da escludere. Se infatti consideriamo l’interpretazione “dei molti mondi” della meccanica quantistica in cui, per fare un esempio, ogni possibile lancio di dadi diviene possibile nell’infinità degli Universi e delle dimensioni parallele (10500 paesaggi possibili matematicamente calcolati dalla sola Teoria delle Stringhe), allora diviene anche “possibile” un’infinita sequenza di “Figli di Dio” che si sacrificano per la salvezza di ogni civiltà umanoide: un’unica essenza in molteplici manifestazioni.
Sicuramente ogni civiltà, oltre ad uno sviluppo tecnologico, storico e scientifico, avrà anche un proprio “credo religioso”. Ma è il concetto di “Vita”, la cosa più importante da sottolineare in tale contesto. Come, cioè, dalla materia inanimata sia sorta la “Vita”, quindi la prima cellula, non unicamente il Cristo che per ogni civiltà è nato ed ha assolto al suo stupefacente compito.
Comunque rimane qualcosa di misticamente grandioso che il Figlio di Dio si interessi alla salvezza di ogni forma di vita delle numerosissime e possibilissime civiltà e che voglia estendere a “tutti” il Suo “piano di salvezza”, in un Paradiso di pace e Beatitudine Eterna, dimensione spirituale perfetta ed al momento inaccessibile.

Michele Nardelli
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Clima: 2007 anno più caldo degli ultimi due secoli - Michele Nardelli - 12:17, 9/25/2008

Secondo alcuni dati dell’ OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, da qui al 2070 almeno 150 milioni di persone rischiano di finire sott’acqua per gli uragani sempre più potenti e per l’innalzamento del livello del mare, fenomeno quest’ultimo strettamente legato all’innalzamento medio della temperatura a scala planetaria.
Il 2007 è al terzo posto tra gli anni più caldi degli ultimi due secoli, ma vanta il primato dell’inverno e della primavera più caldi, ed al Nord Italia è stato l’anno più “torrido” in assoluto. Questi dati sono stati resi noti dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR. Dai dati dei ricercatori, l’anno più caldo rimane il 2003 (1,6 gradi più alto della media), seguito dal 2001 (1,5) e appunto dal 2007 (1,4). Il 2007 ha però il record per l’inverno (3,1 gradi sopra la media) e la primavera (2,3) più calde, mentre l’estate è la nona dal 1800 ad oggi e l’autunno è stato abbastanza freddo, con 0,4 gradi sotto la media. Deve essere segnalato però che, se si considera soltanto l’Italia settentrionale, il 2007 raggiunge il primato del 2003, secondo i ricercatori del CNR. Entrambi gli anni, infatti, presentano un’anomalia di due gradi. Oltre che tra i più caldi, il 2007 è stato anche un anno tra i più “secchi”, nel complesso con piovosità del 16% inferiori alla media, risultando tra i 20 più secchi degli ultimi due secoli e che si collocano quasi tutti prima del 1970. Nel 2007 le precipitazioni, se si eccettua il mese di Giugno, sono state sempre piuttosto scarse, in particolare nei mesi di Luglio e Gennaio, durante i quali sono risultate essere di oltre il 60% inferiori alla media.
Quanto appena detto trova riscontro nelle ricerche che sono state svolte da me e dal prof. A. Palumbo, titolare della cattedra di metereologia ed oceanografia dell’Università di Napoli Federico II. Secondo tali studi, esisterebbe il seguente meccanismo a cascata: aumento dell’attività solareàincremento dell’intensità della dinamo terrestreàincremento del flusso geotermicoàaumento della temperatura dell’oceanoàcrescita dell’evaporazioneàcrescita della piovositààcrescita degli oceani e, indipendentemente dalla pioggia, espansione termica delle acque oceaniche. L’innalzamento del livello medio del mare, provoca anche lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre e la variazione della velocità rotazionale terrestre. La variazione di tale velocità agisce sui moti oceanici e su quelli convettivi in seno alla Terra, perturbando equilibri già precari e producendo l’aumento della sismicità a scala planetaria. Ma la sismicità è anche legata all’attività solare che, a sua volta, come abbiamo prima descritto, influisce sul clima. Difatti esiste una precisa coincidenza tra un forte evento sismico con l’approssimarsi del massimo di attività solare. Tale coincidenza, tenuto conto anche della superficialità dell’ipocentro, viene spiegata con l’effetto magnetostrittivo. Il prof. Palumbo nel 1989, eseguì un’indagine a vasta scala, prendendo in esame i maggiori terremoti dell’area italiana e pacifica (escludendo le repliche), riscontrando una correlazione altamente significativa fra le sollecitazioni delle maggiori componenti della marea geomagnetica ed i terremoti. Tali risultati lasciano ipotizzare un effetto di magnetostrizione prodotto dalle oscillazioni magnetiche in seno alle faglie, responsabile della sollecitazione dei terremoti nelle aree sismotettoniche attive e prossime alla condizione di criticità. Un tale effetto spiegherebbe anche la significativa correlazione ottenuta dalla comparazione dei predetti terremoti con l’attività solare. Quindi, il fatto che il 2007 sia stato un anno “caldo”, lascia presagire che entro i prossimi 5 anni, in coincidenza del massimo dell’attività solare previsto intorno al 2012, si avrà una variazione climatica ancora più marcata (estati più torride ed inverni più miti) e, come concausa un’aumento della sismicità a scala planetaria.

Michele Nardelli
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Sullo spazio-tempo e la Creazione dell’Universo (M. Nardelli). - 08:52, 11/25/2007

Riporto in questo articolo delle domande che mi sono state rivolte da un mio carissimo lettore ed amico. Spero che ciò che ho scritto possa essere utile ai lettori di questo Blog.



Cosa sono esattamente lo spazio ed il tempo (o meglio: cos’è lo spazio-tempo?) Come li definiresti?
Inoltre, che definizione daresti alla parola "fisica"? Come la descriveresti?




Lo spazio ed il tempo sono "uniti" in un'unica "trama": lo spaziotempo appunto. Per Einstein, creatore della Relatività Generale, tali entità sono infatti connesse, sono un tutt'uno e la curvatura dello spazio-tempo quadridimensionale ( il cosiddetto cronotopo di Minkowski) determina la gravità. La curvatura dello spazio-tempo, a sua volta, è determinata dalla materia onnipresente nell'Universo. Quindi, per esempio, la massa del Sole (materia, quindi azione di superstringa) "incurva" lo spazio-tempo intorno ad esso (gravità, quindi "gravitoni", quindi azione di stringa bosonica). La curvatura dello spazio-tempo spiega l'orbita dei pianeti che in un certo senso sono "attratti", ma non cadono sulla stella, bensì le "girano" intorno (gravitazione).
Ricorda inoltre che anche la traiettoria dei raggi luminosi viene "deviata" dalla forza di gravità di una stella. Difatti, se osserviamo il Sole durante una eclissi, la luce delle stelle che sono prossime al disco solare, è stato dimostrato che viene deflessa di pochissimi gradi, confermando in pieno la teoria della relatività generale. Per i buchi neri, in cui la gravità, quindi la curvatura dello spazio-tempo, è la massima possibile, la curvatura dei raggi luminosi è massima, difatti i raggi luminosi vengono "inghiottiti" completamente all'interno della singolarità, che è quella regione in cui la densità dello spazio-tempo risulta infinita, come la singolarità iniziale del Big Bang (ecco ciò che significa quando leggi: la gravità di un buco nero è così potente che nemmeno un raggio di luce riesce a "uscire" una volta catturato. Ed ecco perchè il buco nero è "nero").
Per quanto riguarda la fisica: è lo studio del mondo che ci circonda e la matematica è il suo linguaggio. Anzi ti dirò di più: il fisico credente studia il mondo che lo circonda cercando di scoprire e comprendere la matematica che è, in ultima analisi, il linguaggio dell'Universo, quindi di Dio.


Prima della nascita dell'universo così come lo conosciamo, cosa c'era esattamente? Se tutto era compresso in un unico punto, anche lo spazio-tempo doveva essere super compresso.
Perciò : A - Cosa c'era intorno a quest’unico punto?
B- Quale era l'esatta situazione interna di questo punto?


Andiamo subito al nocciolo della questione. Sia chiaro che non è stato ancora ben compreso dalla comunità scientifica quello che tu chiedi. Ti dirò quindi quello di cui sono a conoscenza e quello che io stesso ho elaborato.
Se pensi all'uguaglianza tra la singolarità iniziale del Big Bang ed un buco bianco (l'opposto di un buco nero, quindi dove ogni cosa "esce". E' cioè possibile, matematicamente, pensare ad un buco bianco come l'uscita di un buco nero esistente in un universo (o dimensione) parallelo al nostro), allora intorno al puntino euclideo, in cui lo spazio-tempo era super compresso (densità infinita), vi era una sorta di orizzonte degli eventi. Pensa, inoltre, che la singolarità iniziale poteva anche essere di tipo "nuda", cioè una singolarità priva di orizzonte degli eventi. Questo non è stato ancora chiarito. Io sono certo che la singolarità iniziale era "nuda" e ti spiego anche perchè. Se è vero che la materia è venuta dall'energia delle forze fondamentali (quindi da un'azione di stringa bosonica fondamentale, nasce un'azione di super-stringa contenente anche fermioni, per il modello Palumbo-Nardelli), allora all'inzio esisteva soltanto la singolarià "nuda" che, come un buco bianco, era formata da pura gravità, quindi da gravitoni, cioè bosoni. Da essa per il modello Palumbo-Nardelli si è avuta la nascita della materia, e per il fenomeno conosciuto come "inflazione eterna", l'espansione accelerata che ha portato l'Universo alle dimensioni che oggi conosciamo.
Riguardo alla situazione interna della singolarità iniziale (o cor), qui abbiamo bisogno di una teoria della gravità quantistica che, purtroppo, ancora si sta cercando. Secondo me questa sarà una teoria che comprenderà sia la Teoria delle Stringhe, sia la Gravità Quantistica a Loop (cioè ad anelli). Secondo quanto da me studiato ed approfondito, dal punto di vista della gravità quantistica, lo spazio ed il tempo non debbono essere considerati più come nella Teoria della Relatività Generale, quindi, la gravità non è più "curvatura dello spazio-tempo", in quanto all'inizio avremo un "punto" in cui lo spazio ed il tempo sono infiniti. Bisogna cercare matematicamente una soluzione "finita" alle equazioni di campo (come tu sai una soluzione infinita non ha senso). L'unica è quella di considerare lo spazio-tempo come una sorta di "schiuma", la cosiddetta "schiuma quantistica", in cui anche il tempo è "quantizzato" (il quanto del "tempo" è definito in teoria delle stringhe "istantone" ed è connesso con il "gravitone" il quanto della forza di gravità). In questa "schiuma" ribollente c'è di tutto: mini buchi-neri e mini buchi bianchi, wormholes, particelle (o stringhe) virtuali, etc...
Da una di queste particelle virtuali, dotata di una energia superiore a quella media, per mero caso (in quanto la meccanica quantistica è una teoria legata alla casualità), è nata la particella iniziale, quindi la stringa bosonica fondamentale, quindi la singolarità "nuda", quindi la materia, l'inflazione eterna, l'espansione esponenziale accelerata e l'Universo che noi adesso contempliamo. L'unica cosa che io non trovo esatto è la definizione di casualità. Cioè, secondo il mio punto di vista, questa super-particella iniziale (o stringa bosonica) è nata non per caso, ma è stata pensata dalla Grande Intelligenza Creatrice. Mi si può dire ma a te chi te lo dice che sia andata proprio così? Ed io posso sempre rispondere: in una super-particella (o stringa bosonica iniziale) più piccola di un nucleo atomico (ricordiamo che tutto quello che abbiamo fin qui discusso deve essere considerato alla scala di Planck, quindi 10 elevato alla meno 33 centimetri!!! ed al tempo di Planck, quindi 10 elevato alla meno 43 secondi!!!) era inserito un "programma" troppo sofisticato per essere il prodotto del caso. La sola matematica necessaria per spiegare quanto detto fino a questo punto riempie diversi volumi di Analisi, Calcolo Tensoriale, Calcolo Integrale, Meccanica Qauntistica, Teoria dei Campi, Teoria delle stringhe, etc... Chi ha potuto procedere così spedito nei calcoli che noi soltanto adesso con l'ausilio delle moderne tecnologie (LHC, acceleratori di particelle) stiamo scoprendo?
Per quanto riguarda il "prima", quindi cosa c'era prima del Big Bang? Che quindi è come dire: cosa esisteva prima della stringa bosonica iniziale? Ebbene, esisteva il "vuoto perturbativo di stringa", cioè uno stato di perfetto ordine e simmetria. La stringa bosonica inziale, cioè, era "immobile". Nel momento in cui la "Grande Intelligenza" l'ha iniziata a "suonare", la simmetria si è "rotta" (come l'acqua che dallo stato liquido pasa allo stato solido (rottura di simmetria)) ha prodotto, per quanto detto in precedenza, la meravigliosa armonia del Cosmo e la vita che è contenuta in esso. La musica usata è la matematica che, faticosamente, stiamo scoprendo, lo strumento è la "corda", quindi la stringa bosonica iniziale. Il compositore è Dio.


Michele Nardelli
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Riassunto dell'articolo "Su una possibile TOE (Teoria del Tutto)" (M. Nardelli) - 07:06, 11/16/2007

Palumbo (2001) ha proposto un semplice modello per la nascita e l'evoluzione dell'universo. Nardelli (2005) ha comparato questo modello con la teoria delle stringhe, e tradotto esso nei termini di quest'ultima ottenendo una relazione generale che lega stringhe bosoniche e fermioniche agenti in tutti i sistemi naturali. Le particelle e le masse, nate da vortici, hanno avuto una forma originaria sferica, per poi assumere quella ellissoidale, in conseguenza della loro rotazione (Palumbo 2007). Fra i tanti ellissoidi, naturali o teorici, esiste quello aureo, che, come tutte le forme naturali, è basato sul numero aureo "phi". E' allora possibile che da quest'ultimo siano nati i vortici naturali e da questi le particelle naturali, mentre gli altri immaginabili ed innumerevoli ellissoidi hanno generato altre possibili forme, estranee al nostro universo, presumibilmente appartenenti ai numerosissimi universi (landescapes della Teoria delle Stringhe) (Greene). Ciò trova conferma nella teoria delle stringhe naturali, o vibrazioni, che hanno generato i vortici, i quali hanno accumulato al loro centro una elevatissima energia, e, per la relazione generale (P-N, cioè la Palumbo-Nardelli), le infinite possibili particelle. L'ellissoide aureo può quindi immaginarsi lo strumento originario, che ha emesso le vibrazioni (stringhe bosoniche) che hanno costituito, per la (P-N), le particelle del Modello Standard. E' questo il motivo della presenza di "phi" nella (P-N) e della connessione analitica fra la serie dei numeri di Fibonacci (e le forme da essa derivate, la sezione aurea, il rapporto aureo, le equazioni modulari di Ramanujan (Hardy 1927), i numeri primi naturali) e le equazioni di alcuni settori della teoria delle stringhe (Nardelli et al. 2006). Scopo della parte matematica di tale lavoro, è quello di evidenziare le relazioni matematiche tra Teoria di Stringa, numeri primi (che sono alla base della funzione zeta di Riemann), serie di Fibonacci e partizioni. In essa vengono esposti dei settori della teoria di stringa, precisamente le soluzioni cosmologiche da un sistema D3/D7, la soluzione applicata alla supergravità 10-dimensionale di tipo IIB ed alcune formule inerenti le proprietà del vuoto eterotico da superpotenziali, quindi collegate alle compattificazioni della stringa eterotica su varietà complesse 6-dimensionali non Kahleriane. Verrà quindi evidenziato, come alcune soluzioni di equazioni di questi settori della teoria di stringa, sono correlate sia alla funzione zeta di Riemann che alla sezione aurea, quindi la strettissima correlazione con i numeri primi, i numeri di Fibonacci (e le equazioni modulari di Ramanujan ad essi collegate), i numeri primi naturali e le partizioni.

Per consultare l'articolo completo vai al seguente link

http://150.146.3.132/448/

Michele Nardelli
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Il dinamico riposo del Vesuvio (Michele Nardelli) - 06:54, 10/15/2007
Il dinamico riposo del Vesuvio

di
Michele Nardelli

“Sorge il Vesuvio in forma di isolato vastissimo cono a sud-est dell’incantevole Golfo di Napoli, ed è precipua cagione di tanta meravigliosa prosperità benché, talvolta, colle sue distruggitrici lave ne diventi spaventevole flagello”(Giuseppe Mercalli – “Vulcani e fenomeni vulcanici in Italia”).
L’autorevole rivista scientifica National Geographic ha pubblicato nello scorso numero di Settembre un articolo dal titolo “Vesuvio l’eruzione che verrà” che ha destato molto clamore nel mondo scientifico e tra la gente comune che abita le falde del vulcano. La protezione civile ha addirittura pensato di denunciare la rivista per procurato allarme dopo le 500 telefonate al giorno pervenute nei centri regionali.
Ma cosa c’è di tanto allarmante nell’articolo in questione? Tralasciando la parte storica in cui si riepilogano le vicende geologiche del famoso vulcano, lo scoop del giornalista Stephen S.Hall si basa sull’analisi dell’eruzione di Avellino (1780 a.C) che potrebbe essere il prototipo di una futura eruzione le cui dimensioni sono notevolmente superiori a quella di Pompei (79 D.C.) e che coinvolse anche zone che oggi sono all’interno dei confini del comune di Napoli.
In tali ipotesi la zona rossa in cui sono compresi 18 comuni vesuviani potrebbe inglobare anche parte di Napoli, in particolare la zona centro-est. All’analisi di Hall volendo essere allarmisti si potrebbero includere anche i Campi Flegrei che con terremoti e bradisismo rappresentano i pericoli del lato ovest della città di Napoli e di Pozzuoli. Certo è che l’eruzione non sarà a tempi brevi, anche se, considerando i collegamenti tra attività solare, terremoti e fenomeni eruttivi, non è da escludere nei prossimi anni (entro il 2012, anno in cui l’attività delle macchie solari raggiungerà il suo massimo undecennale) un forte terremoto avente come epicentro la zona Irpino-Lucana. Tale scossa potrebbe segnare l’inizio di una recrudescenza sia dell’attività bradisismica che di quella pre-eruttiva del Vesuvio.
Dall’altra parte gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano e lo scrivente, assicurano la popolazione sull’inesistenza di segnali premonitori di future eruzioni, le quali possono essere previste in breve tempo dai moderni strumenti di previsione e dai fenomeni sismici e planetari precursori prima menzionati. Attualmente il Vesuvio attraversa quella fase definita,dall’insigne studioso Giuseppe Imbò (1900-1980) titolare della cattedra di Fisica Terrestre e Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, “dinamico riposo”. Questo perché il Vesuvio è in fase di “quiescenza”, ma nel suo interno l’attività microsismica è sempre presente, indice della “vitalità” e dell’energia del vulcano che quindi non può definirsi “spento”.
L’articolo del National Geographic si concentra infine sullo scenario immaginario di una improvvisa fuga dalla città con tangenziale intasata e polveri che diminuiscono la visibilità bloccando totalmente i trasporti, in questo scenario l’unico mezzo di fuga plausibile sarebbe la fuga a piedi.
Forse Hall ha calcato in maniera esasperante il suo racconto facendosi affascinare dalla storia millenaria del vulcano, ma ha anche rispolverato un’antica realtà, cioè che con i fenomeni naturali non ci sono numeri e teorie perfette perché le variabili in gioco sono troppe e solo adesso, con i recentissimi studi condotti dallo scrivente sulle connessioni fenomeni planetariàattività endogena, ci si sta avvicinando a grandi passi ad una realistica teoria fisico-matematica sulle previsioni di tali fenomenologie. Per ora è soltanto possibile prevenire con cura le conseguenze ed è quello che si deve fare nella maniera più ottimale, auspicando delle vere e proprie simulazioni di allarme-eruzione per abituare la popolazione che deve convivere con questo gigante addormentato a far fronte ad una futura ed ordinata evacuazione. Ricordiamoci infatti, che il panico potrebbe mietere più vittime dell’eruzione stessa.

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Commento su miei scritti "Tra Scienza e Fede" - 06:43, 10/15/2007
Tra Scienza e Fede: Commento filosofico del Prof. Horst Kunkler.
a cura di Michele Nardelli

Riporto fedelmente quanto mi è stato scritto dal Prof. di Filosofia Horst Kunkler, in merito ai miei scritti su questo blog, inerenti il rapporto tra Scienza e Fede.

"Il rapporto tra Scienza e Fede è, se prendiamo le mosse dall’Illuminismo moderno, quello che prende l’avvio dai tanto lodati “progressi” delle scienze fisico-matematiche del sei- e settecento e soprattutto dal settecento francese ed europeo.
Se debbo in qualche modo prendere posizione nei confronti del “confronto” tra Scienza e Fede non posso non partire dall’Illuminismo moderno.
Il primo punto che in tale contesto va subito discusso, dato che si impone già da se, è quello della pretesa e della portata della conoscenza scientifica. In altre parole: la nostra conoscenza di noi stessi e del mondo si esaurisce davvero nella conoscenza scientifica? E questa domanda ci mette a confronto con un’altra: che cosa va inteso con Scienza? Nella vostra esposizione pare che conoscenza scientifica sia in primo luogo conoscenza fisico-matematica. Per me, che non sono italiano, la distinzione tra “Liceo Classico” e “Liceo Scientifico” è altamente problematica, per non dire discutibile. Così si parla di “scienza umana” ed in genere si intendono le scienze che includono la dimensione storica. Il termine “scienza umana” corrisponde – o perlomeno intende corrispondere – a quello di “scienza dello spirito” che a sua volta risale alla filosofia di Hegel dello “spirito assoluto”. Anche la filosofia hegeliana cerca – a differenza di Kant – di comprendere filosoficamente la storia. Se noi invece risaliamo al settecento, all’Illuminismo europeo, ci rendiamo immediatamente conto che il “secolo dei lumi” presuppone una rottura del rapporto nostro vivo con la tradizione. Perché insisto tanto su questa rottura del nostro immediato rapporto con la tradizione? Una caratteristica del radicalismo dell’Illuminismo moderno, di cui il novecento di cui siamo tuttora non semplicemente gli eredi ma gli schiavi, che è a sua volta un’esasperazione del settecento, è la sua fede nella “scienza”, che tende ad intendere con “scienza” per lo più solo un emisfero della scienza, quello fisico-matematico. Il ventesimo secolo è – se lo vediamo in questa tradizione, ovvero alla luce dell’Illuminismo moderno – dominato tuttora da una “fede” nella “verità” della conoscenza “scientifica”, e tale fede sfiora spesso i confini della superstizione.
Ne è un classico esempio il matematico Fantappiè, da voi giustamente citato. Fantappiè cerca di andare al di là di de Sitter, che contrappone uno “spazio” finito ad un “tempo” infinito. De Sitter prende le mosse dalla differenza dal “qui” che sarebbe identico a se, un “ora” che necessariamente non tornerà più allo stesso “ora”. È vero che il “tempo” così inteso passa dall’ora al “non-più-ora”. È però una conclusione piuttosto superficiale perché non si chiarisce in alcun modo la natura dell’ora.
Che cosa va inteso con l’ora, il mio, l’adesso? Per quanto si voglia “ridurre” l’ora (l’adesso) ad un infinitesimo, avrà sempre una durata? Con questo rilievo critico ci troviamo posti dinanzi al problema del tempo, con cui iniziano le vostre riflessioni sul tempo. Vediamo il contesto in cui si iscrive questa riflessione sul tempo. Mi trovo in accordo con la vostra riflessione, quando sostenete che la mente “può allargarsi indefinitamente oltre le esperienze personali”, anzi: andrei più lontano.
Che la propria sfera “includa” un “passato che non gli appartiene” è la conditio sine qua non della nostra esperienza del tempo. La nostra esperienza del tempo è essa stessa temporale. Non esiste una sfera extra-temporale , da cui sarebbe possibile intravedere il tempo, o meglio: la nostra esistenza non viene in alcun modo adeguatamente colta, se la si descrive nei termini di una durata limitata. In tal modo si presuppone il “tempo” come una “successione” di “ora”, di cui uno “subentra” all’altro.
Il “tempo” come anonima successione di “ora” è certamente la nostra visione quotidiana del tempo: il passato è non-più “ora”, il futuro non-ancora “ora”. Quel che predomina in tale concezione del tempo è il tempo come presenza, come una “presenza” ridotta al mero “ora”. L’ora in realtà è la più elementare indicazione del tempo cinematica. Il tempo che quotidianamente leggiamo sull’orologio, è il tempo-ora. Tale tempo non è nel meccanismo dell’orologio.
Con la lettura del tempo ci troviamo posti dinanzi a quel che “rappresenta” l’orologio. Per quanto riguarda la “lettura” del “tempo-ora”, concordo con Herdagger, ma la lettura del tempo, inteso come “ora”, include un aspetto che è fondamentale per quel che chiamiamo il passo.
Noi percepiamo il passo nell’orma del passo; ecco un semplice fatto che tende a sfuggire all’attenzione: la traccia indica sempre il proprio oltre. La traccia è l’indicazione del superamento, della negazione della coincidenza tra la superficie della suola ed il segno che lascia sul suolo.
Nella memorabile analisi delle “cose in uso” viene in evidenza che quel che “usiamo”, “adoperiamo”: già sempre viene visto a partire dal suo uso e non dalla sua “semplice presenza”. Ciò a cui serve la scarpa, il martello ( e via discorrendo) non è un carattere semplicemente ritrovabile nell’oggetto. In Essere e Tempo, questo carattere della servibilità della “cosa in uso” è messo in chiara evidenza. L’altro aspetto delle “cose in uso”, il loro carattere di tracce d’uso non viene tanto in luce, mi pare invece essenziale per comprendere meglio il carattere intimamente, o meglio intrinsecamente temporale delle cosiddette cose. Mi debbo limitare. Se ho messo in evidenza proprio questi caratteri fenomenici delle cose, l’ho fatto non in ultimo per liberarci dalle limitazioni che subiscono i fenomeni di “spazio” e “tempo” nelle scienze fisico-matematiche, che li vedono solo come “unità di misura” uniti e inconoscibili nelle loro strutture originarie.
Tutta queste premesse vanno fatte perché per me sono indispensabili per poter concretamente discutere il ruolo del tempo nell’esistenza individuale e collettiva. L’esempio dell’oggetto d’uso, che in realtà non è mai un semplice “oggetto di percezione”, ma è già da sempre “in uso”; è proprio per questa ragione fondamentale non vi è dapprima un unico oggetto di “percezione” che in un secondo tempo viene equipaggiato di caratteri “d’uso”. Per questa ragione sono partito da un esempio tanto elementare quanto lo è l’orma del piede: io posso vedere l’orma come traccia soltanto se fin da principio “trascendo l’orma”, se la vedo come traccia di… Questo semplice fatto mette in crisi la celebre distinzione che fa David Hume tra impressione ed idea. Hume si trova con questa distinzione posto di fronte al problema della “continuazione” dell’impressione, a prescindere dal fatto che non vi è alcuna chiarezza circa il concetto di “impressione”. Alla base vi è un psicologismo pesante. Le “impressioni” sono delle “tracce psichiche” la cui provenienza presuppone un isolamento dalla realtà “psichica” del mondo “esterno”. Il fenomeno dell’orma, dalla traccia è indirettamente presente, ma in realtà ridotto fino all’inconoscibilità. Un’impressione per Hume è una realtà “primaria”. Ma quale? Un’impressione – così intesa – è qualcosa che io subisco grazie ad una realtà sensibile esterna. In realtà l’impressione è qualcosa che vedo come effetto.
Il piede imprime la sua figura nel suolo. E tale impressione già la vedo a partire dal suo superamento: l’orma del piede la vedo se il piede è passato “oltre”. Non credo che occorra una particolare perspicacia per notarlo. L’impressione – così intesa – non viene prima per poi essere “continuata”, l’impressione è già “vista” come tale a partire dal suo superamento, ovvero dall’idea.
Ne traggo per il momento solo alcune conclusioni: la non-chiarezza del fenomeno dell’impressione la riduce ad un frammento psichico. In realtà l’impressione è qualcosa che noi già “leggiamo” come tale se non vogliamo finire nelle grinfie di un psicologismo, per non parlare dell’estremo nominalismo che predomina in questa variante dell’empirismo. Il problema di Hume, come pure di Lucke è quello: come possiamo giungere dal fenomeno singolo all’universale, come si fa che possiamo parlare dell’uomo in generale, di molti uomini, di alcuni e via discorrendo? Nella ingenua successione di “impressioni” ed idea, dall’originaria pienezza e vivacità dell’impressione e dell’idea che la “riproduce” il rapporto tra impressione ed idea è capovolto e ridotto alla semplice successione temporale.
Ecco le premesse necessarie, per me indispensabili come base di una discussione sulla temporalità della nostra esistenza.
Filosoficamente mi potreste rimproverare nel rimanere nella sfera dell’immanenza. Ma non posso procedere diversamente. Ciò non significa affatto che sia solo per la dimensione onto-teologica che voi toccate parlando di Dio e la Scienza. Ma la premessa per me è la temporalità fruita dell’esistenza nostra."

Pensieri e commenti di Horst Kunkler a cura di Michele Nardelli

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La Teoria delle Stringhe è Scienza? (M. Nardelli) - 05:34, 7/1/2007

La Teoria delle Stringhe è Scienza?

Da un paio di mesi si sta sollevando una vera e propria diatriba, uno scontro tra gli oppositori ed i sostenitori della Teoria delle Stringhe. Nella rivista “Le Scienze” di Giugno è uscito un articolo di Peter Woit, ricercatore presso il Dipartimento di Matematica della Columbia University ed un suo libro divulgativo, sempre critico nei confronti della Teoria, dal titolo “Neanche Sbagliata”.
In essi vengono mosse delle feroci critiche ai teorici di stringa accusati di aver elaborato e di continuare a studiare ed approfondire una teoria che, finora, non permette di fare alcuna previsione verificabile. Ecco una recensione del libro di Woit: “La Teoria delle Stringhe, eterna promessa della fisica teorica, sembra oggi giunta alla resa dei conti, e molti studiosi si stanno da tempo interrogando sulla sua reale validità. Un certo malcontento già serpeggiava nei corridoi delle Università ed in alcuni scritti quasi clandestini, ma ora giunge dagli Stati Uniti la voce di Peter Woit, ferma e decisa nel lanciare un messaggio chiaro: questa presunta “teoria del tutto” che pretendeva di unificare le leggi della fisica, si è rivelata alla fine una “teoria del niente”, incapace di dimostrare anche uno solo dei suoi enunciati.
Dopo una dettagliata panoramica sugli sviluppi della fisica che hanno portato, nella metà degli anni Settanta, alla nascita ed al successo del Modello Standard, Woit giunge al cuore del suo libro. L’accusa è pesante: non solo i teorici delle stringhe non fanno scienza, ma hanno goduto di un predominio eccessivo per vent’anni, monopolizzando il reperimento dei fondi economici pubblici e privati ed impedendo di fatto una sano progresso della ricerca scientifica”.
Io come matematico sono stato e sarò sempre entusiasta della Teoria delle Stringhe a cui, tra l’altro, ho anche dedicato un intero sito (http://xoomer.alice.it/stringtheory) ed anzi sono fermamente convinto che, come è successo per la matematica creata dal grande Ricci Curbastro e dal suo allievo Tullio Levi-Civita (il calcolo tensoriale) che successivamente è servita ad Albert Einstein per la descrizione matematica della relatività generale, così accadrà per la Teoria delle Stringhe. Personalmente è inconcepibile che una teoria così “elegante” anche soltanto dal punto di vista matematico, debba essere letteralmente “gettata alle ortiche”. Vi sono troppe “coincidenze”, troppi “risultati” anche se soltanto teorici che mi fanno credere che la strada giusta sia proprio la Teoria delle Stringhe. Una cosa è voler apportare miglioramenti, o, ampliare le idee originali, ed una cosa è definire la Teoria delle Stringhe una “teoria del niente”.
Non contento, ho cominciato una corrispondenza con il Blog americano del Prof. Woit. Voglio rendere partecipe il lettore di questo mio Blog delle mie domande/affermazioni e delle risposte che ho ricevuto.
Per ognuna di esse, farò, se opportuno, un commento aggiuntivo.

Michele says:

Egregio Peter,

Sei sicuro del fallimento della Teoria delle Superstringhe? Io penso che se la Teoria delle Stringhe è “molto elegante” anche soltanto dal punto di vista matematico, non può essere completamente sbagliata. Io studio Teoria di Stringa da circa sette anni. Tu credi realmente che i teorici di stringa, me compreso, sono dei visionari? Per me sei molto lontano dalla verità e mi dispiace che non hai ancora compreso la bellezza e l’eleganza delle verità matematiche.
Spero che risponderai a queste mie due osservazioni.

Matteoeo says:

michele,

mentre attendi la risposta di Woit (che certamente non avrai prima di domani mattina) mi piacerebbe farti alcune domande:
- Perché dal tuo punto di vista la Teoria delle Stringhe è una bella teoria? Da dove viene la sua bellezza? Io credo proprio il contrario, che la Teoria delle Stringhe è una specie di “zoo” disordinato senza leggi e principi in essa, e senza alcuna eleganza.
- Perché questa discutibile eleganza sarebbe un “pezzo” della realtà, se nessun esperimento ha mai falsificato o convalidato la Teoria delle Stringhe?
- Che cos’è vero nella scienza? Mi sembri una specie di mistico o religioso quando parli di “verità”.
- Hai letto il libro di Woit o l’estesa selezione delle sue annotazioni sul Blog?

Michele, ho molte domande per te. Io comprendo che sei un giovane teorico di stringa italiano. Poiché una gran quantità di dibattito sulle stringhe è di natura “sociologica”, inerente quindi l’investimento ed il reclutamento di studenti, penso che questi argomenti debbano essere interessanti:
- Dopo sette anni di studi, non hai ancora lavorato sufficientemente sulla teoria e pubblicato?
- Durante questi anni hai anche provato a guardare a teorie della gravità alternative, o ai progressi nella matematica della Teoria Quantistica dei Campi, o a qualche altro soggetto?
- Ti sei impegnato in Teoria delle Stringhe? Hai scelto da solo o sei stato fortemente indirizzato da qualche professore?
- Quando hai deciso, eri consapevole dello “stato dell’arte” della Teoria delle Stringhe?
- Libri divulgativi come quello di Greene “L’Universo Elegante” hanno giocato qualche ruolo?
- Nel caso che la Supersimmetria non verrà fuori dagli esperimenti con LHC (Large Hadron Collider, un immenso acceleratore di particelle che entrerà in funzione nel 2008 n.d.a.), continuerai a studiare la Teoria delle Stringhe? Hai mai pensato di abbandonare la teoria nel caso che essa non conduca a qualche progresso significativo e cercato di studiare qualcosa di nuovo?

Michele says:

Credo che forse è una grande esagerazione l’affermazione che la Teoria delle Stringhe sia completamente inutile. Sono sicuro che ci sono molti lavori sulle stringhe che hanno ispirato parti di matematica (riguardo ad alcuni settori della Teoria delle Stringhe) che saranno di grande interesse ai matematici per molti anni a venire.
Questa è per me la “bellezza” matematica della Teoria delle Stringhe.
Non sono un giovane teorico di stringa. Sono uno studioso di matematica e di fisica teorica. E penso che anche tu non hai ancora compreso la bellezza della matematica…
Chi sei? Sto aspettando di leggere la risposta del Prof. Peter Woit.
Comunque, ho letto molti libri sulla Teoria delle Stringhe (Polchinski, Green-Schwarz-Witten) e più di 500 articoli inerenti vari settori della Teoria delle Stringhe. Ho anche pubblicato 13 articoli. Io “credo” nella bellezza della matematica della Teoria delle Stringhe e sono certo che i prossimi esperimenti con LHC potranno dare la conferma ad essa.

Messaggio per il popolo italiano (scritto in italiano)

Purtroppo mi rendo conto che ci sono molte persone e molti studiosi di vedute “limitate” , che non hanno alcun rispetto per quella che loro definiscono “astrattezza” della scienza matematica. Ma chi ha fede fino alla fine verrà ricompensato degli sforzi di anni e anni di studi pazienti e di sacrifici inenarrabili.

Matteoeo says:

michele,

il punto è stato fatto molto frequentemente in questo blog, riguardo alla distinzione dei meriti della Teoria delle Stringhe quale strumento matematico e quale teoria di tipo fisico. Io dubito anche del fatto che la teoria in se stessa è bella; lo studio delle stringhe ha “spinto” una gran quantità di studi in molte aree della matematica e della matematica della Teoria Quantistica dei Campi, ed ha rivelato molte belle verità (che sono tautologie e non hanno nulla a che spartire con la “verità” platonica da te menzionata) appartenenti a queste aree, ma è la Teoria delle Stringhe una bella teoria in se stessa? Io sinceramente non lo so, le stringhe stesse hanno qualche contenuto matematico molto semplice e bello? Forse la cancellazione delle anomalie… O la teoria è soltanto uno strumento che riflette la “luce” di altre teorie?
Se distingui tra conquiste matematiche e descrizione del mondo fisico, puoi anche dire che dal punto di vista fisico la Teoria delle Stringhe è completamente inutile, in quanto non può calcolare nulla.
Il LHC non potrà confermare la Teoria delle Stringhe, poiché la Teoria delle Stringhe non predice nulla che ha a che fare con il LHC; quello che può accadere è che il LHC non falsificherà la teoria, in quanto la Teoria delle Stringhe non è falsificabile. Riguardo al tuo messaggio in Italiano, quello che noto di più è l’uso del termine “Fede” che dal mio punto di vista non appartiene alla scienza. Avrai ancora fede dopo che il LHC non mostrerà alcuna traccia della Supersimmetria?
Ad ogni modo fermo questa mia pubblicazione in quanto questo sta divenendo un argomento personale e per il momento non c’è moderazione. E siamo fuori tema che era “il Paesaggio antropico (della Teoria delle Stringhe)” piuttosto che la Teoria delle Stringhe in generale. Mi dispiace Peter.

Peter Woit says:

Michele,

Non ho mai scritto che “la Teoria delle Stringhe è completamente inutile”. La Teoria delle Stringhe è un “contenitore” misto, che si estende da alcune meravigliose matematiche ad alcune spaventose pseudo-scienze. Questa pubblicazione è inerente al “Paesaggio”, una parte attiva della ricerca della teoria di stringa in aumento che è matematicamente estremamente sgradevole, e che non mostra indizi che abbiano qualche connessione con la fisica. Questo è quello che io sto criticando qui come pseudo-scienza. Se sei interessato ai miei punti di vista sulla teoria di stringa in generale, c’è una enorme quantità di ciò qui sul blog e nel mio libro che è appena uscito in Italiano…

Michele says:

Caro Peter,

Ti voglio ringraziare per i tuoi consigli. Ho deciso di leggere il tuo nuovo libro. Adesso ti sto scrivendo in quanto ti voglio chiedere per quanto concerne la “Gravità Quantistica a Loop” (LQG), credi che questa possa essere una buona teoria alternativa nei riguardi della Teoria delle Stringhe?

Peter Woit says:


La LQG è veramente fuori tema qui e non voglio iniziare una discussione su di essa. Personalmente scelgo di concentrare la mia attenzione sulla fisica delle particelle, e non sulla gravità quantistica, perchè soltanto in questo caso si hanno buone speranze di esaminare la correttezza delle idee. Tra gli approcci alla gravità quantistica, la LQG mi vede molto interessato, con alcune attraenti caratteristiche.
Ma questo è un altro argomento, e l’ultima cosa che voglio qui è uno “scontro”, una sorta di “gara” LQG contro Teoria delle Stringhe.

matteoeo says:

michele, vuoi rispondere alla mia domanda sulla fede e la scienza?

Michele says:

matteoeo

Io credo nella matematica e ciò non ha un significato metafisico.

Leonard Ornstein says:

Michele

Il “credere” in qualche cosa è quanto meno una temporanea azione di fede metafisica.
Tutto ciò che si occupa di qualche cosa come “dato”, senza dimostrazione, come gli assiomi della logica, della matematica, del linguaggio, etc…, sono tutti equivalenti ad atti di fede in senso metafisico. Così nessuno di noi, scienziati o matematici, screditerebbe il “credo” metafisico troppo vigorosamente. Non possiamo evitarlo.
Ma si perderebbe il sentiero della differenza tra metafisica, modelli non provabili, e quelli che (sebbene anche essenzialmente metafisici) sono capaci di essere sostenuti o confutati dall’osservazione empirica. Perché questo distingue i modelli scientifici, e l’iniziativa scientifica, da molti altri (includendo la matematica) modelli e discipline.
L’argomento a cui tu puoi provare a rispondere è che la Teoria delle Stringhe ed il corrente “Paesaggio” non passano questo test, come Scienza.

Nardex says: (nardex sono sempre io che rivolgo ulteriori domande)

Peter,

Ho letto che “lo studio delle stringhe ha lanciato una gran quantità di studi in molte aree della matematica e della matematica inerente la Teoria di Campo Quantistica, ed ha svelato mote belle verità appartenenti a tali aree”. Quindi, per te questo non è importante per la teoria delle stringhe stessa? Questo è il “perché” tu affermi che la teoria delle stringhe è “neanche sbagliata”?
Io credo che qualunque teoria che “ha lanciato una gran quantità di studi in molte aree della matematica” è una teoria utile.
In attesa di ricevere una tua gentile risposta,

Con tutta la mia stima

Anon. Says:

“Io credo che qualunque teoria che “ha lanciato una gran quantità di studi in molte aree della matematica” è una teoria utile”.
In effetti le idee sbagliate possono produrre una quantità di ricerche matematiche ed essere utili per questa ragione, ma ciò non fa della teoria delle stringhe un’utile descrizione del mondo fisico. Allo stesso modo se la teoria delle stringhe era un’utile descrizione – come l’etere meccanico di Maxwell lo era quando lo ha aiutato a vedere la necessità dell’aggiunta di una corrente extra alla legge di Ampere – questa è proprio un modello. Come Feynman dice:

“Maxwell ha discusso…nei termini di un modello in cui il vuoto era come un elastico…quello che conta sono le equazioni in sé stesse e non il modello usato per ottenerle. Noi possiamo soltanto chiederci se le equazioni sono vere o false…Se noi togliamo il modello che egli ha usato per costruire esse, la bellezza dell’edificio di Maxwell resta…” – Richard P.Feynman, Feynman Lectures on Physics, v3, c18, p2.

Adesso portiamo questo nella teoria delle stringhe: tutto ciò che conta sono le equazioni della teoria delle stringhe e non il modello usato per ottenerle, e noi possiamo soltanto chiederci se le equazioni sono vere o false. Le equazioni di Maxwell sono vere nel senso che permettono di prevedere diverse cose inerenti l’elettromagnetismo. Questo è il perché la teoria delle stringhe è imperfetta.

Matteoeo Says:

questo non è un commento di Woit, ma era una mia modesta opinione. Io ho scritto anche che l’utilità e la bellezza debbono essere distinte – molta matematica è inutile e bella, molta fisica è utile e (ancora) sgradevole, e che nel caso della teoria delle stringhe si dovrebbe ammettere che essa è inutile come una teoria che ha qualcosa a che fare con il nostro mondo fisico ed al momento essa è anche inutile come un’effettiva teoria per fare calcoli per sistemi fisici; essa può essere stata utile come uno strumento matematico per molti altri scopi che non appartengono alla fisica, ma allora i teorici di stringa devono trasferirsi nei dipartimenti di matematica ed incominciare a comportarsi completamente come matematici precisi e rigorosi.

Peter Woit Says:

nardex,

Tu hai già chiesto questa domanda fuori tema sotto altro nome ed essa è stata discussa qui. La Teoria delle Stringhe è “neanche sbagliata” come un’idea inerente l’unificazione in fisica, ma ciò non ha niente a che fare se essa sia utile in matematica o in altre aree della fisica.
I commenti qui stanno andando completamente fuori tema e tali menzioni non hanno molto senso. Se hai qualcosa di considerevole da dire, rilevante per la pubblicazione, ti prego di farlo, altrimenti ti prego di fermarti con le argomentazioni inutili, le prediche esaltate, etc…

Carissimi lettori del mio blog, secondo voi cosa c’è da aggiungere a questa babele di dichiarazioni? Certamente chi mi ha risposto pur appartenendo a prestigiose Università, non ha ancora compreso la bellezza e la verità della scienza matematica, ma crede solo nella fisica “sperimentale”. Questo non significa che bisogna prendere per buono tutto quello che viene realizzato in fisica teorica o/e in matematica. Di certo io so che “moltissime” teorie matematiche (se non tutte) sono poi servite (o lo saranno) per la descrizione del mondo fisico, e non vedo per quale motivo non debba accadere la stessa cosa per la Teoria delle Stringhe.
Ma voglio concludere con queste due affermazioni che possono far comprendere il modo di pensare mio e degli altri teorici di stringa:
“La mente di Dio è musica che risuona attraverso un iperspazio di undici dimensioni” – Michio Kaku.
“Riguardo quello che mi accenni di Woit e le sue stupidaggini, non me ne parlare. Io l'ho presa sul ridere, molti altri teorici invece se la sono presa molto male, ma che ci vuoi fare? Sono d'accordo con quello che dici tu, lasciami anche aggiungere una cosa: in tutti questi anni la teoria di stringhe e' stata chiara e costante ispiratrice di innumerevoli modelli fenomenologici di fisica delle particelle elementari oltre il Modello Standard. Quindi, a parte essere un elegante apparato matematico, e' servita moltissimo come guida ai fisici più vicini ai dati sperimentali, per costruire eleganti modelli che sorpassano, e rendono più eleganti, i modelli precedenti. Certo, anche questi modelli non sono ancora stati verificati sperimentalmente, ma ora che sta per iniziare l'esperimento LHC a Ginevra, siamo tutti impazienti e speranzosi che qualche elemento di nuova fisica venga finalmente rivelato!” – G. T. Oxford University


Michele Nardelli

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Il vuoto della materia e dell'energia ed il reame delle anime (M. Nardelli) - 05:07, 5/27/2007
Il vuoto della materia e dell’energia ed il reame delle anime


La relazione scoperta da Palumbo e Nardelli (2005) esplicita, nella reciprocità della loro continua trasformazione, i due momenti aprioristici dell’evoluzione: l’energia del vuoto, l’analogo dell’energia potenziale, ossia le stringhe bosoniche e le stringhe fermioniche, quindi le particelle generate dalle prime.
Si ha quindi la formulazione di un modello generale di interpretazione della realtà, comprensivo del reame dell’inerte, del vivente e del pensante (Palumbo e Nardelli, 2005).
Pitagora aveva compreso l’universalità del numero e principalmente la costituzione musicale dell’Universo, precorrendo la Teoria delle Stringhe, che fa nascere le stringhe fermioniche (le particelle) da quelle bosoniche (le interazioni), legate da una relazione (Palumbo e Nardelli, 2005).
Mediante lo strumento della Teoria delle Stringhe, che simula l’impostazione pitagorica, si è pervenuti alla formulazione di un nuovo modello interpretativo del reame dell’inerte, esteso poi a quelli del vivente e del pensante da Palumbo e Nardelli (2005).
Il modello preposto fornisce una nuova interpretazione anche per quanto concerne la costante cosmologica.
Se la costante cosmologica è davvero una forma di materia che è sempre presente, allora non ci sono veri Universi “vuoti”: l’energia lambda, come l’etere, è onnipresente ed agisce su ogni cosa pur non risentendo del moto e della presenza di altra materia. In un tale Universo si possono immaginare presenti anche le anime.
Recenti osservazioni effettuate dal satellite Wmap, a conferma di quelle rilevate anche dal Telescopio Spaziale Hubble su quaranta supernove lontane, hanno fornito prove convincenti che l’espansione dell’Universo sta “accelerando”. L’aspetto sorprendente delle osservazioni è che esse richiedono l’esistenza della costante cosmologica o “forza lambda”, che poi si è visto che è la stessa di quella newtoniana inversa e che cresce con la distanza (Palumbo 2005).
Una coppia di grandezze complementari soggetta al principio di indeterminazione della meccanica quantistica, è quella formata dalla posizione e dalla quantità di moto di un corpo, del quale non è possibile conoscere con precisione la sua posizione contemporaneamente a quella del suo moto. Secondo questo principio, non è possibile misurare contemporaneamente la posizione di un pendolo oscillante ed il suo spostamento, per cui, qualsiasi posizione del pendolo, compresa quella di equilibrio, non può essere perfettamente determinata, e quindi il pendolo non può considerarsi mai perfettamente fermo, ma deve oscillare con un’energia, detta “di punto zero”.
Similmente, una coppia complementare di attributi è quella di vuoto e di particella. Come il pendolo non può essere mai perfettamente fermo, così anche il vuoto non può essere perfettamente vuoto, ma deve contenere qualcosa, ossia deve contenere particelle ed anti-particelle che compaiono e scompaiono continuamente. Il concetto di vuoto deve essere quindi inteso come lo stato più “vuoto” possibile: esso deve possedere l’energia minima possibile, lo stato al quale non è possibile sottrarre altra energia, definito “stato fondamentale” o “stato di vuoto”.
È possibile, quindi, pensare il vuoto quantistico popolato da un insieme di coppie virtuali elettrone-positrone che appaiono e scompaiono continuamente.
Le intensità delle forze in gioco differiscono in misura significativa nel mondo delle basse energie nel quale è possibile la vita così come noi la conosciamo, ma se seguiamo le variazioni previste per tali forze quando si passa ad energie sempre più elevate, scopriamo che le loro intensità possono avvicinarsi progressivamente finchè venga raggiunta una particolare energia in corrispondenza della quale esse coincidono. L’unificazione è quindi possibile soltanto nell’ambiente di altissima energia, corrispondente a vibrazioni di frequenza elevatissima, che sarebbe esistito nelle prime fasi di vita dell’Universo, e peculiarmente prima del Big Bang, allorquando tali vibrazioni a frequenza elevatissima (di stringa bosonica) costituivano il dominio di coerenza del vuoto.
Applicando il modello preposto anche al concetto di buco nero, sono possibili nuove interpretazioni.
Prendiamo una particella di massa m in moto circolare uniforme a velocità v su un’orbita di raggio r intorno ad un corpo di massa M. Essa è in equilibrio quando le forze centrifuga (dovuta alla velocità) e centripeta (dovuta all’attrazione gravitazionale) sono uguali.
Questo avviene per il pianeta Terra che, per bilanciare la forza attrattiva del Sole, gli gira intorno animandosi così di una forza centrifuga uguale e contraria a quella attrattiva dell’Astro. Per potersi distaccare dal corpo la particella deve avere una velocità superiore a quella di equilibrio.
Poiché la velocità massima consentita dalla relatività è quella della luce, cioè v = c , nessuna particella si potrà staccare da un corpo se

r < gM / c2.

Se dunque tutta la massa M del corpo è concentrata in una sfera di raggio inferiore ad r, detto raggio di Schwarzschild, nessuna particella potrà sfuggire dal corpo, e questo diventa appunto un buco nero. Il raggio di Schwarzschild è meno di 1 centimetro per la massa della Terra e 10-23 cm per quella di un uomo, quindi cento milioni di volte più piccolo di quello dell’elettrone (uguale a 10 elevato alla meno 15 m) ed è assimilabile perciò al neutrino.
Non si conosce cosa accade all’interno dei buchi neri. Secondo il celebre fisico S. Hawking, essi convertirebbero la loro massa in energia, scomparendo gradualmente per evaporazione. Altri fisici presumono che essi possano divenire possibili “canali” di comunicazione fra punti del nostro e di altri Universi.
In maniera analoga, il trapasso dell’uomo potrebbe rappresentare un buco nero nel reame del pensante, delle dimensioni del neutrino, capace di viaggiare alla velocità della luce e quindi nell’altro Universo costituito dal dominio di coerenza delle vibrazioni del vuoto.
Oggi i cosmologi ritengono che poco dopo il momento della creazione, l’Universo abbia cominciato ad espandersi tanto rapidamente, che la sua vibrazione non è più riuscita ad esprimersi secondo le leggi del mondo a tre dimensioni. Secondo questa teoria, il 90% dell’Universo ha letteralmente impresso a sé stesso una “vibrazione” corrispondente a degli stati di espressione più elevati (tali vibrazioni, in termini di teoria delle stringhe, potrebbero corrispondere a vibrazioni di stringhe bosoniche). Questo 90% rappresenta forse il luogo dove esistono gli Universi paralleli della teoria dei quanti (interpretazione a “molti mondi” della meccanica quantistica proposta dal fisico H. Everett).
Ogni sistema derivato da un altro, ne conserva i caratteri e ne ripete l’evoluzione. Perciò, al pari del sistema Universo, anche quello cerebrale dovrebbe contenere imprigionato il 90% delle frequenze più elevate e pregiate (anche tali frequenze possono corrispondere a vibrazioni di stringhe bosoniche). La neurofisiologia ha accertato che ogni individuo usa soltanto una frazione del proprio cervello, pari a circa il 10%. Le funzioni del rimanente 90% non sono note e si ritiene che siano dormienti. Mediante l’utilizzo di appena il 10% della capacità del cervello, esso esprime facoltà spirituali, dalle sensazioni, alle percezioni, alle emozioni, alla felicità. È possibile, dunque, immaginare quale orizzonte di spiritualità si potrebbe conseguire con l’utilizzo dell’altro 90% attualmente dormiente. Inoltre, è possibile ipotizzare che l’interazione fra il 90% delle onde ad altissima frequenza, imprigionate nell’Universo, (azioni di stringhe bosoniche) ed il 90% di quelle sincrone, che il cervello non utilizza, corrisponda alle espressioni più elevate dello spirito.
Come per l’Universo, nel momento del Big Crunch (traducibile con la F del modello di Palumbo, e quindi, con l’azione di stringa bosonica fondamentale del modello Palumbo-Nardelli), ossia dell’implosione, tutte le vibrazioni, comprensive di quelle a frequenza estrema, torneranno insieme, così, le “dimensioni nascoste” del cervello, dopo la morte del corpo fisico, si “srotoleranno” e permetteranno all’anima di entrare nel “dominio di coerenza del vuoto”, ossia nel “Regno di pura luce”, quella bianca, contenente tutte le possibili frequenze, (anche qui è possibile la correlazione con la F del modello di Palumbo, quindi, con l’azione di stringa bosonica fondamentale del modello Palumbo-Nardelli) con la quale il Signore apparve agli Apostoli durante la trasfigurazione.
Esistono due stati: la realtà materiale (le onde incoerenti) e quella spirituale (le onde coerenti). Praticamente, materia e spirito sono gli aspetti di un’unica essenza. Nei fatti, i campi elettromagnetici (azioni di stringhe fotoniche, quindi bosoniche) generati dal moto accelerato degli ioni nelle strutture cerebrali (la materia, quindi l’azione di superstringa contenente anche fermioni) sono la causa delle facoltà intellettive dell’uomo, come le emozioni, la volontà, etc. (espressioni dello spirito). Anche in questo caso, è possibile evidenziare l’esistenza della relazione di reciprocità espressa dal modello Palumbo-Nardelli, come quindi le espressioni dello spirito siano regolate da tale relazione fondamentale. Non esistono, pertanto, materia e spirito; esiste, invece, la realtà, che a volte appare sotto l’una e talora sotto l’altra forma della sua essenza.
D’altra parte, ci si può chiedere cosa fosse esistito prima del Big Bang: la risposta sarebbe il vuoto, ossia un campo di interazione potenziale, indispensabile al Big Bang, intimamente ad esso connesso, ossia una sua “proprietà”.
L’intuizione e le idee di Nernst sulla materia condensata sono state riprese da D. Bohm, R. Dicke, K. Hepp, E. Lieb ed H. Frohlich e successivamente nel 1948, dal fisico statunitense W. E. Lamb (premio Nobel), nel 1973, da Hepp e Lieb, ed infine dal 1988 ai nostri giorni dagli studi di Preparata e Del Giudice, sintetizzati da Palumbo e da Palumbo e Nardelli (2006).
Tali ricerche hanno dimostrato che, ad una certa temperatura, il liquido è un insieme di due fluidi, nel quale, la componente non coerente governata dalle fluttuazioni termiche, cresce con il crescere della temperatura. Soltanto all’interno del volume occupato dal fluido non coerente, le molecole esterne dei soluti possono trovare spazio, in quanto, all’interno dei domini di coerenza, le molecole sono tanto addensate da non lasciare spazio ad altre, a meno che non si tratti di ioni di idrogeno.
Questa visione riesce a far luce su molte proprietà dell’acqua, fra le quali: (i) l’attribuzione all’acqua di un ruolo di primaria importanza nella materia vivente; (ii) l’interpretazione dell’acqua, non più intesa come un insieme di molecole, ma come un campo coerente, sia di materia (azioni di superstringhe, quindi anche fermioniche), sia elettromagnetico (azioni di stringhe fotoniche, quindi bosoniche), caratterizzato dall’esistenza di interstizi riempiti dalla componente non coerente, nei quali trovano posto le molecole dei soluti, incapaci di penetrare nei domini di coerenza.
Il corpo umano, il cervello e le cellule sono costituiti essenzialmente di acqua, ossia da un dominio di oscillazioni coerenti ed un altro di oscillazioni incoerenti. Insieme a tali domini di oscillazione, nell’acqua cerebrale è ovviamente presente anche quello del dominio di coerenza delle vibrazioni del vuoto (presente ubiquitariamente ed in misura dominante nell’Universo), per cui i due domini di coerenza sono intimamente interconnessi. Le onde coerenti generate dal cervello possono quindi trasmettersi, per induzione, al dominio di coerenza delle oscillazioni dell’acqua, e da questo, a quello del vuoto. In presenza di sincronismo, le onde coerenti cerebrali possono quindi essere amplificate dalle vibrazioni sincrone del vuoto e propagarsi senza attriti ed interferenze e per sempre.

Michele Nardelli

P.S.

Desidero ringraziare il mio amico Prof. A. Palumbo per il materiale da lui gentilmente concessomi e che ho utilizzato per la stesura del presente articolo.

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La matematica dell’ultimo Teorema di Fermat e le sue connessioni con alcuni settori della Teoria delle Stringhe (M. Nardelli) - 04:47, 3/24/2007


La matematica dell’ultimo Teorema di Fermat e le sue connessioni con alcuni settori della Teoria delle Stringhe.

L’ultimo teorema di Fermat è una generalizzazione dell’equazione diofantea a2 + b2 = c2. Già gli antichi Greci ed i Babilonesi sapevano che questa equazione ha delle soluzioni intere, come (3, 4, 5) (32 +42 = 52) o (5, 12, 13) (52 + 122 = 132) Queste soluzioni sono conosciute come “terne pitagoriche” e ne esistono infinite, anche escludendo le soluzioni banali per cui a, b e c hanno un divisore in comune e quelle ancor più banali in cui almeno uno dei numeri è uguale a zero.
Secondo l’ultimo teorema di Fermat, non esistono soluzioni intere positive quando l’esponente 2 è sostituito da un numero intero maggiore. Il teorema è particolarmente noto per la sua correlazione con molti argomenti matematici che apparentemente non hanno nulla a che vedere con la Teoria dei Numeri. Inoltre, la ricerca di una dimostrazione è stata all’origine dello sviluppo di importanti aree della matematica, anche legate a moderni settori della fisica teorica, quali ad esempio la Teoria delle Stringhe.
L’ultimo teorema di Fermat può essere dimostrato per n = 4 e nel caso in cui n è un numero primo: se infatti si trova una soluzione akp + bkp = ckp, si ottiene immediatamente una soluzione
(ak)p + (bk)p = (ck)p. Nel corso degli anni il teorema venne dimostrato per un numero sempre maggiore di esponenti speciali n, ma il caso generale rimaneva evasivo. Il caso n = 5 è stato dimostrato da Dirichlet e Legendre nel 1825 ed il caso n = 7 da Gabriel Lamé nel 1839. Nel 1983 G. Faltings dimostrò la congettura di Mordell, che implica che per ogni n > 2, c’è al massimo un numero finito di interi “co-primi” a, b e c con an + bn = cn (In matematica, gli interi a e b si dicono “co-primi” o “primi tra loro” se e solo se essi non hanno nessun divisore comune eccetto 1 e -1, o, equivalentemente, se il loro massimo comune divisore è 1).
Utilizzando i sofisticati strumenti della geometria algebrica (in particolare curve ellittiche e forme modulari), della teoria di Galois e dell’algebra di Hecke, il matematico di Cambridge Andrew John Wiles, dell’Università di Princeton, con l’aiuto del suo primo studente, Richard Taylor, diede una dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat, pubblicata nel 1995 nella rivista specialistica “Annals of Mathematics”.
Nel 1986, Ken Ribet aveva dimostrato la “Congettura Epsilon” di Gerhard Frey secondo la quale ogni contro-esempio an + bn = cn all’ultimo teorema di Fermat avrebbe prodotto una curva ellittica definita come: y2 = x * (x – an) (x + bn) che fornirebbe un contro-esempio alla “Congettura di Taniyama-Shimura”. Quest’ultima congettura propone un collegamento profondo fra le curve ellittiche e le forme modulari. Wiles e Taylor hanno stabilito un caso speciale della Congettura di Taniyama-Shimura sufficiente per escludere tali contro-esempi in seguito all’ultimo teorema di Fermat. In pratica, la dimostrazione che le curve ellittiche semistabili sui razionali sono modulari, rappresenta una forma ridotta della Congettura di Taniyama-Shimura che tuttavia è sufficiente per provare l’ultimo teorema di Fermat.
Le curve ellittiche sono molto importanti nella Teoria dei Numeri e ne costituiscono il maggior campo di ricerca attuale. Nel campo delle curve ellittiche, i “numeri p-adici” sono conosciuti come “numeri l-adici”, a causa dei lavori di Jean-Pierre Serre. Il numero primo p è spesso riservato per l’aritmetica modulare di queste curve.
Il sistema dei numeri p-adici è stato descritto per la prima volta da Kurt Hensel nel 1897. Per ogni numero primo p, il sistema dei numeri p-adici estende l’aritmetica dei numeri razionali in modo differente rispetto l’estensione verso i numeri reali e complessi. L’uso principale di questo strumento viene fatto nella Teoria dei Numeri. L’estensione è ottenuta da un’interpretazione alternativa del concetto di valore assoluto. Il motivo della creazione dei numeri p-adici era il tentativo di introdurre il concetto e le tecniche delle “serie di potenze” nel campo della Teoria dei Numeri. Più concretamente per un dato numero primo p, il campo Qp dei numeri p-adici è un’estensione dei numeri razionali. Se tutti i campi Qp vengono considerati collettivamente, si arriva al “principio locale-globale” di Helmut Hasse, il quale, a grandi linee, afferma che certe equazioni possono essere risolte nell’insieme dei numeri razionali se e solo se possono essere risolte negli insiemi dei numeri reali e dei numeri p-adici per ogni p. Il campo Qp possiede una topologia derivata da una metrica, che è, a sua volta, derivata da una stima alternativa dei numeri razionali. Questa metrica è “completa”, nel senso che ogni serie di Cauchy converge.
Scopo del presente lavoro è quello di evidenziare le connessioni ottenute tra la matematica inerente la dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat ed alcuni settori della Teoria di Stringa, precisamente la supersimmetria p-adica e adelica in teoria di stringa.
I settori inerenti la dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat, riguardano quelle funzioni chiamate L p-adiche connesse alla funzione zeta di Riemann, quale estensione analitica al piano complesso della serie di Dirichlet. Tali funzioni sono strettamente correlate sia ai numeri primi, sia alla funzione zeta, i cui teoremi sono già stati connessi matematicamente con la teoria di stringa in alcuni precedenti lavori.
Quindi, per concludere, anche dalla matematica che riguarda l’ultimo teorema di Fermat è possibile ottenere, come vedremo nel corso del lavoro, ulteriori connessioni tra Teoria di Stringa (p-adic string theory), Numeri Primi, Funzione zeta di Riemann (numeri p-adici, funzioni L p-adiche) e Serie di Fibonacci (quindi identità e funzioni di Ramanujan), che, a loro volta, verranno correlate anche al modello Palumbo-Nardelli.

Michele Nardelli

La versione tecnica dell'articolo è ai seguenti indirizzi web

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardelli%2010.pdf

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardelli%2011b.pdf

Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36



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E' possibile che la vita sulla Terra abbia avuto un'origine extraterrestre? (M. Nardelli) - 06:47, 1/14/2007

È possibile che la vita sulla Terra abbia avuto un'origine
extraterrestre?

di Michele Nardelli
Ormai sempre più spesso, si legge che diversi scienziati sono del parere che la vita sulla Terra sia nata da una sorta di "manipolazione genetica" da parte di una civiltà extratarrestre molto avanzata. In questo articolo, vogliamo evidenziare che anche se questa è un'ipotesi che non è possibile escludere a priori, anzi, spiegherebbe tantissimi altri misteri collegati ( dalle grandi Piramidi, ad Atlantide, alla visione del Carro di fuoco di Ezechiele citato nella Bibbia, etc...), lo scienziato credente rimane fermamente convinto dell'esistenza di Jahvè, (Colui che diviene), cioè di Dio e del suo amatissimo figlio Gesù Cristo, che, insieme al Padre ha creato l'Universo così come poi si è sviluppato nel corso di circa 15 miliardi di anni. Cristo, cioè, è stata la prima creazione ed “emanazione” di Dio e questo molto tempo prima del Big Bang. Quindi alla comune domanda cosa c’era prima del Big Bang, è possibile rispondere: Dio ed il suo Unigenito Figlio Gesù, che è stato creato dalla stessa sostanza del Padre “prima di tutti i secoli”, cioè già miliardi di anni prima che nella singolarità iniziale del Big Bang, fosse inserito l’Intelligent Design, quindi il meraviglioso progetto di Amore che ha permesso la nascita e lo sviluppo di questo Universo, forse il solo, tra gli infiniti universi previsti dalla meccanica quantistica, ad avere avuto il privilegio di contenere in sé il seme della vita.Soltanto in un momento successivo alla creazione del Figlio, quindi di Cristo, il "pensiero" (il Verbo) è divenuto l'universo che noi conosciamo ed ha permesso a particelle inanimate, o stringhe fermioniche e bosoniche, di divenire particelle "vitali", quindi di creare il dominio del vivente dal dominio dell’inerte. In conclusione, la creazione da parte di una civiltà aliena è sì una ipotesi assolutamente da non scartare, ma che con questo si voglia convincere l'umanità della non necessità di un Grande Progettista, questo non è proprio possibile accettarlo. Comunque, siamo liberi di credere o no a questo modo di pensare razionale-fideistico che può maturare soltanto dallo studio della scienza e dall'Amore, sentimento che non ha ancora e non avrà mai un'equazione che lo spieghi, sentimento che più di ogni altra cosa ci fa essere e sentirci figli di Dio, come il Cristo stesso. È chiaro che questo che è stato appena detto non vuole essere motivo di polemica con il grande pubblico, ma soltanto con chi si professa scienziato e crede che solo ed esclusivamente la Scienza possa spiegare e fare ogni cosa, senza conciliare il tutto con la Fede e l'Amore e illudendosi che l’uomo un giorno possa essere simile a Dio.
Questo certamente accadrà, ma non nel modo in cui la Scienza si aspetta. Non esiste un elisir di eterna giovinezza, non è possibile sconfiggere la morte: soltanto l’Amore e il vivere nel mondo con la mente rivolta a Dio può salvarci dal peccato e renderci partecipi di una vita eterna nel Regno del Signore.



nardellimichele@hotmail.com


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La Congettura di Poincaré e la Teoria di Stringa (M. Nardelli) - 12:00, 12/16/2006
Congettura di Poincaré e Teoria di Stringa

La "congettura di Poincaré" afferma che: “Ogni 3-varietà semplicemente connessa chiusa (ossia compatta e senza bordi) ed orientabile è omeomorfa a una sfera tridimensionale”. (In topologia, un omeomorfismo è una corrispondenza biunivoca fra due spazi topologici che ne preserva la topologia. In altre parole, è una funzione tra due spazi topologici con la proprietà di essere continua, invertibile e di avere l’inversa continua. Due spazi omeomorfi godono delle stesse proprietà topologiche (separabilità, connessione, compattezza…). Informalmente, due spazi sono omeomorfi se possono essere deformati l’uno nell’altro senza “strappi”, “sovrapposizioni” o “incollature”).
Detto con termini diversi, la congettura dice che la sfera è l'unica varietà tridimensionale "senza buchi", cioè dove qualsiasi cammino chiuso può essere contratto fino a diventare un punto. Il padre dell'enunciato è il matematico francese Henri Poincaré. La Congettura che prende il suo nome nacque nel 1904, mentre lo studioso stava lavorando ai fondamenti di quella che poi sarà chiamata topologia algebrica. L'enunciato di Poincaré tenta di dimostrare che la sfera è il più semplice campo in cui un qualsiasi cammino chiuso possa essere contratto fino a diventare un punto (ogni varietà chiusa n dimensionale omotopicamente equivalente alla n-sfera è omeomorfa alla n-sfera. In topologia, due funzioni continue da uno spazio topologico ad un altro sono dette “omotope”, se una delle due può essere “deformata con continuità” nell’altra e tale trasformazione è detta “omotopia” fra le due funzioni).
Dato che la sfera è la più semplice delle superfici bidimensionali, Poincaré, nel 1904, ipotizzò che così fosse anche in dimensione superiore, congetturando che la tri-sfera è l'unica superficie tridimensionale chiusa (e orientabile, per essere precisi) sulla quale tutte le curve chiuse sono deformabili l'una nell'altra. Una formulazione della congettura di Poincaré a n dimensioni è la seguente: Ogni varietà chiusa n dimensionale omotopicamente equivalente alla n-sfera è omeomorfa alla n-sfera. Questa definizione è equivalente alla congettura di Poincaré nel caso n=3. Le difficoltà maggiori sorgono per le dimensioni n = 3 e n = 4. I matematici cinesi Zhu Xiping e Cao Huaidong, seguendo la strada indicata dal matematico russo G. Perelman, hanno trovato la soluzione di questo grande enigma delle scienze esatte. La congettura di Poincaré avrebbe ripercussioni sulle possibili topologie della teoria delle stringhe e delle varie altre teorie della gravitazione quantistica. Alcune teorie della fisica moderna si formalizzano, infatti, mediante strutture geometriche aventi un numero di dimensioni maggiore di tre: la relatività einsteiniana prevede uno spazio-tempo quadridimensionale, mentre la più recente teoria delle stringhe ipotizza l'esistenza di dieci dimensioni fisiche, sei delle quali «compattificate» in iperspazi minuscoli con una geometria e una topologia molto intricate.
Nella presente tesi vengono evidenziate le connessioni matematiche ottenute tra la Congettura di Poincarè, la Congettura di Geometrizzazione di Thurston, la Teoria di Stringa ed alcuni settori della Teoria dei Numeri.
Vengono prima descritti alcuni fondamentali risultati matematici inerenti la Congettura di Poincarè, ottenuti dal matematico russo G. Perelman e sviluppati dai matematici cinesi Huai-Dong Cao e Xi-Ping Zhu, le cui dimostrazioni possono essere considerate come le conseguenze finali della teoria del flusso di Ricci di Hamilton-Perelman. A questi concetti seguiranno quelli riguardanti la Teoria di Stringa, precisamente, la 3D stringy-gravity per comprendere la congettura di Thurston, i buchi neri tri-dimensionali in teoria di stringa, ed infine l’azione effettiva di una D2-brana frazionaria e quella al contorno di una D3-brana frazionaria
Concluderemo, inoltre, evidenziando le correlazioni ottenute tra alcune equazioni inerenti le Congetture di Poincarè e di Thurston e (i) i settori prima menzionati inerenti la Teoria di Stringa, (ii) alcune formule che riguardano la Teoria dei Numeri, precisamente, p e la Costante di Legendre “c”, ed, infine, (iii) il modello di Palumbo applicato alla Teoria di Stringa.


Michele Nardelli


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Perelman e la Congettura di Poincaré - (M. Nardelli) - 12:06, 12/13/2006


GENIO DELLA MATEMATICA RIFIUTA PREMIO.

Il giorno 22 Agosto 2006, il matematico russo Grigori Perelman, è stato insignito della medaglia Field, la più alta onorificenza nel settore della matematica, l’equivalente del Premio Nobel. Ha anche ottenuto il premio Clay, per aver risolto uno dei “problemi del millennio”, uno dei più grandi enigmi delle scienze esatte: la Congettura di Poincaré.
Il matematico russo ha rifiutato sia la medaglia, sia il premio da un milione di dollari. La sua vittoria e soddisfazione, secondo le sue parole, sono state quelle di aver dato il suo importante contributo che ha portato alla risoluzione della Congettura.
I matematici cinesi Zhu Xiping e Cao Huaidong, hanno annunciato di aver trovato la soluzione definitiva alla Congettura.
Il padre dell’enunciato è il matematico francese Henri Poincaré. La Congettura che prende il suo nome nacque nel 1904, mentre lo studioso stava lavorando ai fondamenti di quella che poi sarà chiamata topologia algebrica. L’enunciato di Poincaré tenta di dimostrare che la sfera è il più semplice campo in cui un qualsiasi cammino chiuso possa essere contratto fino a divenire un punto.
Soltanto gli studi di G. Perelman, dell’Istituto Matematico di Steklov di San Pietroburgo, sembravano essere validi, insieme a quelli del matematico statunitense, R. Hamilton, della Columbia University. E sono proprio i nomi di questi due studiosi che appaiono nelle oltre trecento pagine del lavoro dei matematici cinesi. Perelman avrebbe praticamente stabilito le linee generali per provare la Congettura. Il chiarimento per la risoluzione dell’enigma è venuto fuori soltanto dalla ricerca fondamentale dei due cinesi. (L’Accademia Cinese delle Scienze difende lo studio dei due matematici, che avrebbero anche loro diritto ad un premio, se non addirittura alla medaglia Field).
Cerchiamo adesso di spiegare in breve la Congettura di Poincaré. I criteri di classificazione degli oggetti geometrici che contemplano la possibilità di deformarli liberamente, sono alla base di quella disciplina matematica che prende il nome di Topologia. Se dal punto di vista topologico, tutte le curve chiuse sono indistinguibili, non così accade per le superfici chiuse: ad esempio, una ciambella non potrà mai essere trasformata in una sfera, perché il buco sopravvive ad ogni deformazione. Per rendere rigorosa la classificazione delle superfici, si deve usare il concetto importante di “gruppo fondamentale”, che nasce dall’idea di studiare le curve chiuse che si possono tracciare sulla superficie stessa. Su una sfera due curve chiuse qualsiasi si riescono sempre a trasformare l’una nell’altra; nel caso della ciambella, invece, non è difficile trovare due curve chiuse non equivalenti.
Ma che cosa accade in dimensione superiore, cioè nel caso di superfici a tre, quattro o diecimila dimensioni? Dato che la sfera è la più semplice delle superfici bidimensionali, Poincaré nel 1904, ipotizzò che così fosse anche in dimensione superiore, congetturando che la tri-sfera è l’unica superficie tridimensionale chiusa, sulla quale tutte le curve chiuse sono deformabili l’una nell’altra.
La soluzione della Congettura di Poincaré avrebbe ripercussioni sulle possibili topologie della teoria delle stringhe e delle varie altre teorie della gravitazione quantistica.
Ricordiamo, infatti, che alcune teorie della moderna fisica teorica si formalizzano mediante strutture geometriche aventi un numero di dimensioni maggiore di tre: la relatività einsteniana prevede uno spazio-tempo quadridimensionale, mentre la più recente teoria delle stringhe ipotizza l’esistenza di dieci dimensioni fisiche, sei delle quali “compattificate” in iperspazi minuscoli con una geometria ed una topologia molto intricate.
Attualmente, il Nardelli sta ottenendo e sviluppando delle interessanti connessioni tra la Congettura di Poincaré, sviluppata dai due matematici cinesi ed alcuni settori della Teoria delle Stringhe e della Teoria dei Numeri.
Tali connessioni forniranno un importante contributo alla Teoria delle Stringhe, almeno dal punto di vista puramente matematico e forniranno ulteriori indizi volti alla comprensione della geometria dell’Universo, che sembra essere fondata su equazioni connesse ai numeri primi ed a quelli di Fibonacci.

Michele Nardelli




nardellimichele@hotmail.com

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Sole e fenomeni geofisici - 10:02, 12/9/2006
Attività solare e fenomeni fisici planetari ad essa connessi.

a cura di Michele Nardelli

Il 31 Luglio scorso è apparsa sulla superficie del Sole una piccola macchia solare. Questa macchia solare è molto particolare: è “invertita”.
Una macchia solare invertita è un chiaro segnale che un nuovo ciclo solare sta per avere inizio. L’attività del Sole è suddivisa in cicli di 11 anni, oscillando tra stati di quiete e stati di grandi movimenti. Attualmente ci troviamo nel ciclo di quiete (precisamente giusto nella metà, quindi nel semi-ciclo di 5,5 anni che dovrebbe avere il culmine tra il 2006 ed il 2007).
Siamo vicini alla fine del 23-esimo ciclo solare, che ha raggiunto il suo picco nel 2001. Il prossimo ciclo solare potrebbe iniziare da un momento all’altro, riportando il Sole ad uno stato burrascoso e raggiungere il suo picco intorno al 2012.
Gli studiosi sono molto ansiosi di analizzare il prossimo ciclo solare in quanto dovrebbe essere eccezionalmente movimentato, forse il più tempestoso di molti decenni. Macchie ed esplosioni solari torneranno in abbondanza, producendo abbaglianti aurore e pericolose piogge di protoni nello spazio.
Probabilmente il nuovo ciclo è già iniziato, afferma il fisico solare David Hathaway. La prima macchia di un nuovo ciclo solare è sempre invertita. I fisici solari sanno ormai da parecchio tempo che la polarità magnetica delle macchie varia da ciclo a ciclo: Nord-Sud diviene Sud-Nord, e viceversa. La macchia solare invertita potrebbe essere un chiaro messaggio dell’inizio del 24-esimo ciclo.
Lo scorso 7 Novembre un esplosione solare ha prodotto un’eruzione di onde radio di 18-22 Mhz. Un’intensità così alta “da sembrare il suono lungo e persistente di un treno merci”, ha riferito l’astronomo Thomas Ashcraft, che ha registrato i suoni usando il suo radio-telescopio ad onde corte nel New Mexico.
In una nota apparsa in “PRAVDA.Ru” dell’8 Dicembre c.m. si apprende che gli scienziati dell’Istituto di Magnetismo Terrestre hanno reso noto che nel corso di questo fine settimana la Terra verrà influenzata ed investita da una potente tempesta magnetica, provocata il 5 Dicembre da uno scarico di energia da parte del Sole, il più potente nel corso degli ultimi 30 anni (ricordiamo, senza per questo voler allarmare nessuno, che 30 anni fa, nel 1976 si verificò un’intensa attività sismica, anche in Italia con il tragico terremoto del Friuli nel Maggio del 1976) e dal volume superiore di migliaia di volte rispetto ad uno consueto. Gli specialisti hanno definito questo fenomeno un’anomalia. Attualmente il Sole, come abbiamo riferito precedentemente, si trova nella sua fase di attività minima, sprovvisto cioè delle cosiddette “macchie solari”, che sono una potente fonte di emissione elettromagnetica. Secondo le previsioni la tempesta magnetica in corso dovrebbe prolungarsi orientativamente sino al 15 Dicembre. A questo proposito i medici avvertono che nel corso della prossima settimana anche le persone sane potranno essere soggette a stati di irascibilità e nervosismo, con possibili problemi di sonno e calo di concentrazione sul lavoro, mentre alle persone che più risentono di questi fenomeni, cioè a coloro che hanno problemi di pressione e di cuore, i medici consigliano di evitare di affaticarsi e cercare di riposare il più possibile. A causa della tempesta magnetica attualmente in corso, secondo gli esperti, potranno verificarsi serie intermittenze sulle linee elettriche ed è lecito attendersi anche grossi problemi per ciò che concerne l’operatività dei satelliti dai quali sulla Terra dipendono molti tipi di comunicazioni.
Analizziamo ora le fenomenologie fisiche connesse a questa recrudescenza dell’attività solare.
Anzitutto è importante evidenziare che per quanto riguarda la parte esterna del campo magnetico terrestre, si possono osservare oscillazioni connesse (i) al ciclo delle macchie solari, (ii) alla ricorrenza semiannuale delle tempeste magnetiche, (iii) a quelle generate dall’azione delle correnti delle maree atmosferiche in seno alla ionosfera a periodo diurno, (iv) alle variazioni connesse alle tempeste magnetiche di durata fino a qualche giorno, (v) alla magnetosfera (le micropulsazioni abbastanza regolari, con frequenze intorno agli Hz e fino ai 100 Hz ed intensità dell’ordine del nT), (vi) ai temporali con variazioni di alta frequenza, (vii) all’azione gravitazionale luni-solare ed ai diversi fenomeni visibili sulla cromosfera solare, dai flares (brillamenti), alle macchie solari, al vento solare, etc.(Palumbo 1981).
La genesi delle micropulsazioni “regolari” va ricercata nella magnetosfera, la regione dello spazio in cui è confinato il campo magnetico terrestre per effetto del vento solare (un flusso supersonico di plasma, costituito da elettroni e protoni emesso dal Sole, quindi da stringhe fermioniche, che per effetto del modello Palumbo-Nardelli sono in relazione di corrispondenza biunivoca con le stringhe bosoniche. Anche quindi nel Sole è valida la relazione azione di stringa bosonica à azione di superstringa (comprensiva di stringhe fermioniche). Difatti si ha una continua trasformazione di massa (fermioni) in energia (bosoni)). Continue variazioni nella velocità, densità, campo magnetico, etc. del vento solare determinano un incessante stato di variabilità all’interno della magnetosfera e condizioni fisiche molto complesse. Le variazioni magnetosferiche, attraverso complessi meccanismi fisici investigati, determinano oscillazioni del campo magnetico terrestre e, conseguentemente, anche le microfluttuazioni “regolari”. Il vento solare può essere accompagnato da una macroturbolenza, responsabile delle tempeste geomagnetiche, oppure dalla microturbolenza generatrice delle micropulsazioni del campo magnetico terrestre.
È anche utile ricordare che è stata accertata una significativa correlazione fra il numero dei maggiori terremoti delle aree italiane e del Pacifico con le componenti mareali del campo magnetico terrestre esterno e con l’attività solare attribuendola ad un fenomeno di magnetostrizione (Palumbo 1989).
Riguardo al mese di Novembre è importantissimo evidenziare che nei giorni 6 e 16 il numero delle macchie solari (number sunspots) è stato rispettivamente di 62 e 50, i numeri più elevati di questo mese. Nel corso di questi ultimi anni alcune ricerche condotte dal Nardelli, hanno messo in relazione l’aumento dell’attività solare con fenomeni di “perturbazione gravitazionale di origine planetaria”. In altre parole, durante i periodi in cui alcuni pianeti si trovano in fase di congiunzione e/o di opposizione con la Terra, il Sole e la Luna, si produce una vera e propria “marea gravitazionale” che interessa sia l’involucro esterno della nostra stella, sia, per quanto concerne la Terra, l’atmosfera e la crosta terrestre. Da qui le possibili spiegazioni delle immancabili variazioni climatiche repentine di breve durata in concomitanza a tali periodi, le “meteopatie” e l’aumento della sismicità a scala planetaria (Nardelli 1989-1990).
Nello scorso mese di Novembre, ad avvalorare tale ipotesi si sono verificati i seguenti eventi sismici: 19/11 Colima, Messico 5.6° Richter, Central East Pacific Rise 6.0° Richter; 20/11 Off Coast of Los Lagos, Cile 5.3° Richter, Southern Perù, 5.8° Richter, Southern Sumatra, Indonesia 5.0° Richter, Catamarca, Argentina 4.9° Richter; 21/11 Bouganville Region P.N.G. 5.6° Richter; 23/11 Northern Xin Jiang, Cina, 5.4° Richter; 24/11 Sicilia, Italia 4.7° Richter.
Riguardo le fenomenologie planetarie, evidenziamo che il 6/11 avevamo: Sole congiunto con Venere, Mercurio e Marte. Mercurio in opposizione con la Luna ed in congiunzione con Giove e Venere, Venere congiunto con Giove e Marte ed infine Giove in opposizione con la Luna. Il giorno 16/11 la situazione planetaria era la seguente: Sole congiunto con Giove, Venere e Marte. Mercurio congiunto con Marte e Venere congiunto con Giove. Quindi gli allineamenti planetari erano:

6/11: Sole à Luna à Giove à Venere à Marte à Mercurio;
16/11 : Sole à Giove à Venere à Marte à Mercurio.

Ricordiamo che un evento sismico si produce, secondo questa tesi, per un fenomeno prodotto dalla risultante delle forze dei pianeti che si trovano in congiunzione, il cui effetto perturbativo interessa sia il Sole, sia la Terra, su cui si producono sia vere e proprie maree solide (maree della crosta), sia fenomeni geomegnetici innescati dalle perturbazioni gravitazionali che hanno coinvolto la nostra stella. Le maree delle Terra e le fenomenologie geomagnetiche agiscono insieme sulle faglie sia con effetto “magnetostrittivo”, sia con effetti di “dilatazione”, quindi di squilibrio mareale crostale, e producono, o meglio, innescano sismi.
È interessante ed importante inoltre evidenziare che gli angoli orari calcolati sia per il 6 sia per il 16 Novembre, cioè i punti sulla superficie terrestre in cui le fenomenologie planetarie andavano a “cadere”, tenendo anche presente le fasi di Luna Piena del 5/11 e di Luna Nuova del 20/11, corrispondono con ottima approssimazione alle latitudini e/o longitudini interessate dagli eventi sismici.
Da quanto finora detto è sempre più probabile una prossima recrudescenza dell’attività tellurica (sismica e vulcanica) per il periodo 2006-2007, in corrispondenza del semi-ciclo dell’attività solare ed una ripresa ancora più forte durante il prossimo tempestoso ciclo solare previsto intorno al 2012.


Michele Nardelli


Per ulteoriori informazioni potete scrivermi al seguente indirizzo:

nardellimichele@hotmail.com



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Iperspazio e Universi paralleli - 01:47, 12/9/2006
La Nostra esistenza si estende attraverso l’Iperspazio e due
Universi paralleli

(Traduzione ed aggiunta di osservazioni personali dell’articolo “Our existence spans across the Hyperspace and two parallel universes” tratto da India Daily 8.12.2006 a cura di Michele Nardelli)

La nostra esistenza si estende attraverso l’Iperspazio e due universi paralleli.
Chi siamo noi allora? Semplicemente inseriti in questo universo, noi siamo parte di una civiltà molto avanzata che ha la capacità di creare l’Universo da un Big Bang.
Noi realmente viviamo nell’Iperspazio e la nostra vita nell’universo fisico è proprio un’illusione – come entrare in un cinema e vedere un film dimenticando la nostra reale esistenza per un breve momento. L’universo è proprio come un cinema ben progettato con molti film che accadono simultaneamente. È molto evidente qui il riferimento sia all’ipotesi di Hugh Everett della molteplicità delle storie e degli Universi, sia all’Universo quale ologramma. Wolf presuppone che i sogni cosiddetti “lucidi”, e forse tutti i sogni, siano in effetti “visite” ad universi paralleli. Sarebbero soltanto ologrammi più piccoli entro il più ampio ed inclusivo ologramma cosmico. Il Wolf suggerisce persino che la capacità di sognare lucidamente possa essere definita “consapevolezza degli universi paralleli”. Egli la definisce in questo modo in quanto crede che gli universi paralleli sorgano come altre immagini nell’ologramma. Il fisico quantistico David Bohm crede che l’universo sia tutto “pensiero” e la realtà esista solo in ciò che pensiamo. Il neurofisiologo Karl Pribram ritiene che esista un gran numero di diverse realtà potenziali e che la coscienza abbia una certa libertà nello scegliere quale tra queste si manifesti. È interessante evidenziare come anche l’attualissima teoria delle stringhe mette in risalto il “principio olografico”. La teoria delle stringhe ci porta un gradino oltre sulla scala esplicativa, in quanto comprende in modo intrinseco tutti i principi di simmetria più un altro ancora, la supersimmetria. Da ciò la domanda: anche la teoria delle stringhe è conseguenza di un qualche principio di più vasta portata, proprio come il principio di equivalenza e le simmetrie di gauge portano inesorabilmente all’esistenza delle quattro forze a noi note, cioè gravità, elettromagnetismo, forza debole e forza forte? C’è chi vede una risposta a tale domanda nel cosiddetto “principio olografico”. Come gli ologrammi sono in grado di riprodurre un’immagine tridimensionale partendo da una particolare pellicola bidimensionale, così tutti i fenomeni fisici osservati potrebbero essere studiati grazie ad equazioni definite in un mondo con “meno” dimensioni. Cerchiamo di comprendere tale concetto pensando all’entropia di un buco nero. Tale entropia è determinata dall’area della superficie dell’orizzonte degli eventi di un buco nero, e non dal volume della regione di spazio che l’orizzonte stesso racchiude. Quindi il “disordine”, cioè l’entropia, di un buco nero, e di conseguenza l’informazione che può portare, è scritto nel dato bidimensionale costituito dall’area. L’orizzonte degli eventi agisce quasi come un ologramma, catturando in sole due dimensioni tutta l’informazione contenuta nella regione tridimensionale al suo interno. I fisici Leonard Susskind e Gerard ‘t Hooft hanno esteso questo concetto all’intero universo, sostenendo che tutto ciò che accade al suo “interno” non è che un riflesso di dati ed equazioni definiti su una remota superficie di contorno, che io credo possa essere il Superspazio, quindi l’Iperspazio. I recenti studi dei fisici Maldacena, Witten, Polyakov ed altri, tutti dell’Università di Princeton, mostrano che, almeno in alcuni casi, la teoria delle stringhe incorpora il principio olografico. Sembra che le leggi di un universo governato dalla teoria delle stringhe siano equivalenti a quelle ristrette ad una superficie di confine dell’Universo stesso, superficie le cui dimensioni sono necessariamente inferiori a quelle dell’”interno”, cioè l’intero Multiverso ed Iperspazio. Il principio olografico, se compreso appieno, potrebbe portare alla terza rivoluzione delle superstringhe.
Se così accade, noi troveremo che in molti posti nel cosmo la vita si è evoluta differentemente. Ma la vita ha un solo scopo: quello di permettere la nostra reale esistenza nell’Iperspazio e sperimentare, come in una sorta di illusione, l’esistenza fisica. Questo significa anche che noi viviamo in un universo fisico ed in un altro universo parallelo di anti-materia con energia negativa, simultaneamente. Alcuni scienziati credono che realmente la nostra mente subconscia esista nell’universo parallelo di particelle virtuali. È interessante evidenziare che le particelle cosiddette virtuali si originano nel vuoto quantistico o “vuoto perturbativo di stringa”. Difatti il “vuoto” vuoto non esiste. Anche nel vuoto esiste una “eterna” fluttuazione quantistica che, secondo le recenti ricerche in teoria di stringa, potrebbe essere di tipo bosonico. Da ciò l’idea che da una fluttuazione di stringa bosonica sia nato il Multiverso, quindi la materia. Ancora una volta è possibile notare la corrispondenza biunivoca tra azione di stringa bosonica à superstringa secondo il modello Palumbo-Nardelli.
Noi stiamo attualmente vivendo nell’Iperspazio mentre le nostre energie positive e negative coesistono in un universo fisico parallelo come proiezioni spaziali.
La nostra vita può essere nient’altro che un sogno – essa può essere analoga a vedere un film che finisce presto.
Anche le civiltà extraterrestri di natura molto avanzata esistono nell’Iperspazio come puri campi di energia di punto zero. Diviene allora possibile che noi siamo la civiltà avanzata di tipo IV che realmente si sviluppa nell’Iperspazio. La nostra esistenza nell’universo fisico è proprio l’illusione che dura un breve periodo di tempo. È possibile che l’universo fisico sia stato creato proprio come “posto” per sperimentare la vita fisica con tutti i suoi alti e bassi. Più probabilmente noi apparteniamo a quella civiltà avanzata di tipo IV che ha creato l’universo con un Big Bang in un acceleratore di particelle massiccio standard di tipo IV, usando proprio inimmaginabili quantità di energia. Tutto questo cede il posto alla percezione che l’universo fu creato con il solo scopo di originare Campi di Energia di Punto Zero da ridistribuire nella forma di pure essenze elettromagnetiche. È però importante sottolineare che anche se una qualche civiltà avanzatissima abbia prodotto un Big Bang in laboratorio e quindi un universo, ciò non basta a dare una risposta all’eterno interrogativo: chi ha creato questa civiltà? Secondo me la domanda andrebbe posta in questi termini: chi ha fatto sì che da una particella materiale, sia pure una stringa fermionica o bosonica, sia nata una particella intelligente, cioè il seme della vita? Secondo me il Multiverso è un grande ologramma, un grandissimo film progettato per consentire alla vita di evolversi nell’Iperspazio, ma, dietro le quinte c’è anche un Grande Matematico, il cui puro pensiero, il cui Verbo è divenuto carne, cioè il cui Verbo ha creato, per amore e con amore, tutto quello che vediamo e che cerchiamo di comprendere.


Michele Nardelli

Per maggiori informazioni potete scrivermi al seguente indirizzo:

nardellimichele@hotmail.com ,

oppure, per approfondire gli argomenti trattati in questo blog, consulta il mio sito:

http://xoomer.alice.it/stringtheory







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Il concetto del tempo in un sistema sferico (M. Nardelli) - 09:51, 11/28/2006

Concetto di tempo in un sistema sferico, le singolarità nei buchi neri e l’Iperspazio.

Traduzione ed interpretazione personale degli articoli “India Daily Technology Team” ; Nov. 15-18-19, 2006 a cura di Michele Nardelli

Il tempo in un sistema sferico

Lo spazio ed il tempo sono interamente contenuti nella configurazione spaziotemporale del nostro universo fisico a 3-D (3-D sta per tre dimensioni). Quando diviene possibile “uscire” da questa configurazione, è possibile visualizzare il “contenitore” fisico della configurazione spaziotemporale.
Gli scienziati attualmente stanno comprendendo che la “consapevolezza integrata” ha infinite dimensioni temporali e questo è simile ad un sistema di coordinate sferico. Qualunque parte di esso può vedere il resto di esso (vedi più avanti), e questo è qualcosa di stupefacente. La “consapevolezza integrata” è dove le cose iniziano e finiscono. (Quest’ultima frase potrebbe essere tradotta nel seguente modo: il Big Bang, la singolarità iniziale, il puntino infinitesimale da cui ha avuto origine “questo” Universo, uno degli infiniti esistenti, è “consapevolezza”, la singolarità, in cui le leggi della fisica erano già a livello della gravità quantistica, è un “punto” di “consapevolezza”, è, quindi, l’atto con cui il Pensiero di Dio è divenuto Realtà, un punto da cui ha avuto origine il Tutto e in cui il Tutto ritornerà).

"L'Universo "fluttua" nel dominio dell'iperspazio a più dimensioni. L'iperspazio "contiene" questo “Chilled Universe”, Universo "Congelato", che, quindi, non può mai andare distrutto. Attualmente l'universo "congelato" non è altro che un infinita dimensione temporale sferica la cui consapevolezza è continuamente integrata. Le coordinate sferiche delle infinite dimensioni temporali permettono di guardare al "tutto" da qualsiasi altro luogo nell'universo "congelato". Il concetto di tempo in un sistema sferico diviene molto interessante. Esso, letteralmente, si "ripete" all'interno di uno specifico "processo di penetrazione". Questo sta a significare che l'Universo "congelato" è attualmente un complesso sistema di consapevolezza integrato (la cui consapevolezza è continuamente integrata, appunto da un processo di penetrazione, da ulteriori consapevolezze) che manifesta se stesso come "conoscenza". Una volta che si diviene parte di un "processo di penetrazione" (qua ci si riferisce a quando ognuno di noi acquisisce la vera "consapevolezza". In tale momento subentra l'estasi (samadhi) e il nostro Io diviene un tutt'Uno con l'Universo e si unisce alle altre "consapevolezze" cioè agli altri Io che hanno raggiunto lo stato massimo: la Beatitudine, l'Estasi), una volta, cioè, che si acquisisce la piena e vera "consapevolezza", per la natura sferica della dimensione temporale, diviene possibile continuare a "tornare allo stesso luogo" continuamente, in modo tale da accrescere la propria conoscenza che non ha fine (anche qui è possibile notare di nuovo il concetto di Estasi o Beatitudine, stato in cui si acquisisce la massima consapevolezza e la conoscenza del "tutto", essendo questo uno stato in cui si diviene un tutt'Uno con la Grande Intelligenza Creatrice, il cui Universo è pensiero divenuto realtà, Sua manifestazione materiale, il Verbo, l'Idea, divenuta realtà fisica e psichica), perchè eterne sono le dimensioni temporali".

"Chilled Universe", letteralmente Universo Congelato, sta a significare che esistendo un Multiverso e quindi un maggior numero di dimensioni, come anche provato dalla Teoria delle Stringhe, l'Universo in cui noi viviamo è un Universo in cui le dimensioni a noi invisibili si sono "compattificate", "congelate", cioè non si sono "srotolate" come le tre dimensioni a noi note, ma sono rimaste "congelate", cioè sono rimaste “arrotolate” ed hanno lunghezze infinitesime.

Singolarità dei buchi neri ed Iperspazio

Ogni buco nero ha una singolarità centrale. Queste singolarità sono punti in cui le leggi della fisica classica (ed i modelli matematici a queste connesse) non sono più valide. Questo perché noi solitamente siamo abituati a considerare ogni cosa o evento nell’ambito delle nostre 3-D. Queste parti centrali dei buchi neri sono singolarità nelle 3-D, ma nella realtà dei fatti sono semplici punti di transizione nelle più alte dimensioni (ricordiamo che per “più alte dimensioni ci si riferisce all’Iperspazio n-dimensionale).
Quando le onde gravitazionali, delle vere e proprie “traiettorie attraverso il tempo”, spingono i materiali verso la singolarità, questa viene definita una singolarità “stabile”. Al contrario, quando i materiali sono spinti fuori, o le onde di gravità sono spinte verso l’esterno, la singolarità viene definita “instabile”. Abbiamo detto che le singolarità sono “anomalie” nelle 3-D ma sono anche punti di transizione nelle più alte dimensioni. In esse, i punti di transizione, dal punto di vista 3-D, divengono singolarità stabili, mentre, dal punto di vista delle più alte dimensioni, divengono singolarità instabili. Questi punti nelle più alte dimensioni non sono realmente singolarità instabili ma sono punti che possono agire come punti di dimensioni più elevate virtuali aventi un comportamento irregolare. (Questo significa che nell’Iperspazio una singolarità agisce in maniera “instabile”, cioè casuale, che, in termine più tecnico possiamo definire “quantistico”).
Ogni singolarità di un buco nero ha un ciclo limite molto vicino al punto singolare che diviene l’interfaccia alle dimensioni più alte. (I cosiddetti wormholes, all’interno dei buchi neri, possono essere quindi visti come interfacce verso le n-dimensioni dell’Iperspazio). La singolarità procederà verso il ciclo limite e in un tempo abbastanza breve sarà “spinta fuori” nell’Iperspazio n-dimensionale.
I cicli limite sono “cerchi” intorno ad un punto che agiscono come un “passaggio”. Ogni cosa esterna al ciclo limite è attratta verso di esso o dal punto di singolarità stesso. (Il ciclo limite è quindi una coordinata e può benissimo tradursi in una sorta di “orizzonte eventuale” attraversato il quale ogni cosa è attratta verso la singolarità centrale del buco nero, che, a sua volta tramite un wormhole, permette il “passaggio” verso il Superspazio n-dimensionale, quindi l’Iperspazio).
Attualmente sta divenendo matematicamente chiaro il fatto che le onde gravitazionali possono facilmente passare attraverso i punti delle singolarità situati nei buchi neri. Questi connettono la “consapevolezza integrata” e forniscono la direzione dall’universo “congelato” all’Iperspazio. (Quindi, attraverso i wormholes si passa dal nostro universo le cui ulteriori dimensioni sono “arrotolate”, “congelate” all’Iperspazio, dominio della Teoria del Tutto in cui coesistono tutti le infinite dimensioni e tutti gli infiniti Universi. Qualcosa di simile è descritto anche dalla Teoria delle Stringhe che richiede uno spazio-tempo a 26 dimensioni per quanto concerne l’azione di stringa bosonica e 10 dimensioni per quanto concerne l’azione di stringa supersimmetrica che comprende anche le stringhe bosoniche. Difatti, in cosmologia di stringa, è noto che le 4 dimensioni dell’universo a noi noto, tre spaziali ed una temporale, sono state “srotolate”, mentre le altre 6 sono rimaste “arrotolate”, “congelate”, “compattificate” in un complicato spazio topologico che viene chiamato spazio o “varietà” di Calabi-Yau).
Ora, raffiguriamoci il tempo come un vettore. Il tempo vettoriale può essere visto come un filo che permette il movimento unidirezionale, sebbene, come visto in precedenza (vedi par. “Il tempo in un sistema sferico”), non sia impossibile invertire il flusso.
(È qui chiarissimo il riferimento alla freccia del tempo, e quindi al tempo paragonato ad un vettore che, in Fisica, viene raffigurato da una freccia. Nel caso della freccia del tempo à questa, almeno dal punto di vista classico, va sempre dal passato verso il futuro, nella direzione ovest-est. Non è detto però che in un contesto quantistico, quindi nel dominio della gravità quantistica, questa non possa invertire la direzione).
Nell’Iperspazio il tempo è una dimensione aperta. I vettori temporali sono infiniti e possono essere proiettati su qualsiasi combinazione di dimensioni spaziali. I vettori temporali comunque sono connessi attraverso innumerevoli singolarità che operano in un modo programmato. È interessante notare che, in accordo con la fisica contemporanea, il Big Bang stesso è il risultato di una singolarità appartenente ad una dimensione più elevata, non solo, nel brevissimo tempo del Big Bang, milioni di singolarità furono create. (Anche qui è possibile dare la seguente interpretazione: Il Big Bang è una singolarità “nuda”, cioè priva di orizzonte degli eventi, da cui sono scaturite la materia (fermioni) e le forze (bosoni). Nella singolarità erano contenute già, come in un “embrione” sia le onde, sia le particelle, che, dal modello Palumbo-Nardelli, si è visto sono in corrispondenza biunivoca, cioè da un’azione di stringa bosonica corrisponde l’azione di superstringa e viceversa. Inoltre, la singolarità del Big Bang, in termini di Teoria di Stringa non è altro che una particella, quindi una stringa bosonica, che aveva un quantitativo infinito di energia. Tale “particella” esisteva nel dominio dell’Iperspazio, dominio in cui esiste il Tutto, l’Assoluto, l’Eterno. Nell’Iperspazio il tempo così come noi lo conosciamo non esiste: esiste l’Eternità, una sorta di super-dimensione in cui passato, presente e futuro coesistono ed a cui è possibile accedere soltanto quando si giunge allo stato di massima “consapevolezza”, cioè allo stato di Estasi o Beatitudine. Difatti, molti uomini Iniziati, o Illuminati possono “varcare” la soglia del tempo e “vedere” eventi già avvenuti o che ancora devono accadere. Questo perché la loro “mente” libera dalle catene della materia è in grado di “lasciare” il nostro sistema di riferimento, cioè il nostro spazio-tempo quadridimensionale, e “fluttuare” liberamente nel Superspazio, in cui Tutto è Uno).
Quindi, le singolarità dei buchi neri sono le fondamenta dell’Universo 3-D. Esse forniscono le basi per l’integrità strutturale e per le forze che mantengono l’intero Universo che è in rapida espansione. Esse forniscono anche i mezzi di comunicazione tra l’Iperspazio, l’Universo “congelato” e l’Universo 3-D. La “consapevolezza integrata” è il filo che lega il tutto.

Riguardo poi al fatto dell'Universo quale "sistema di consapevolezza" che manifesta se stesso come "conoscenza" è interessante per chi vuole approfondire l’argomento, leggere la filosofia e cosmologia Induista, che trattano in modo dettagliato tale argomento e che, se lette con mente aperta e senza pregiudizi, aiutano moltissimo a conciliare Scienza e Fede.

(A tale riguardo, per chi fosse interessato, è utile leggere i miei due articoli "Tra Scienza e misticismo" su questo Blog).



Michele Nardelli

P.S.

Desidero ringraziare Michela per avermi inviato l'articolo originale, da cui ho tratto queste mie brevi riflessioni.
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La musicalità dell'Universo - parte seconda - (M. Nardelli) - 07:06, 10/21/2006
3.1 Alla scoperta dello Spirito e sull’immortalità dell’anima alla luce della Teoria delle
Stringhe.

Il livello escatologico offre all’uomo una visione ampia della realtà spaziale e temporale, che supera il riduzionismo, che vorrebbe interpretare l’evoluzione dell’Universo a partire dall’osservazione di quella del particolare. Questo ampliamento della visuale è rappresentato dalla Teoria delle Stringhe e dal modello precedentemente esposto i quali aprono un orizzonte dal quale si riesce a cogliere e comprendere il significato ed il finalismo ultimo del fenomeno naturale e spirituale. Da questa visione generale, che fa discendere la realtà (le stringhe fermioniche, oppure la trasformazione dei sistemi) da quella generale (le stringhe bosoniche, oppure l’evoluzione dell’Universo), come è sintetizzato dall’equazione (1) del Nardelli, l’uomo continua a sentire nella propria carne gli stimoli dei livelli precedenti, ma li supera dosandoli, ossia riconoscendo ad essi soltanto il ruolo essenziale nella costruzione del livello escatologico.
L’Universo e tutti i suoi sistemi ripetono il motivo dell’eterno ritorno (autosimilarità frattale esaminata precedentemente anche dal punto di vista matematico). Il buco nero primordiale, probabilmente la fase finale di un altro Universo, genera questo attuale, che poi ridiventerà buco nero; l’energia del vuoto genera le particelle, da questa le masse, quindi le stelle che poi collassato e si annichiliscono nel buco nero; il seme si trasforma in pianta, che poi dà il fiore, il frutto ed infine il seme. Dalle vibrazioni coerenti quantistiche del vuoto “eterne ed infinite” (il pensiero di Dio) nascono le stringhe bosoniche e da queste per la relazione (1) del Nardelli quelle supersimmetriche che danno vita alle stringhe fermioniche il cui moto, in seno al buco nero primordiale, genererà l’esplosione del Big Bang. Da questo, nascono la luce e poi la vita (attraverso le radiazioni elettrodeboli) e da questa l’uomo pensante, che si trasformerà in un’onda forzata pregiata (l’anima) che poi si riunirà all’insieme di radiazioni originarie (Dio stesso). Da qui il significato del come e del perché, intrinseci all’evoluzione. Gli atti connessi al dominio dell’innato (predestinazione) e dell’appreso (libero arbitrio) appartengono all’evoluzione, in quanto costituiscono i suoi stadi.
Come nel seme è contenuto il codice genetico che governerà la sua trasformazione, così, nel puntino infinitesimale dal quale nacque l’Universo, era contenuta tutta l’istruzione genetica, ossia l’evoluzione del cosmo fino all’uomo. Lo stesso codice evolutivo ha previsto che quest’ultima creatura fosse dotata di un numero elevato di gradi di libertà, in quanto risultato della cospirante azione di tutte e tre le forze fondamentali dell’Universo, sempre allo scopo ultimo di determinare l’ulteriore e più rapida evoluzione dell’Universo, prevista dal suo codice genetico. Anche il libero arbitrio dell’uomo è quindi un momento predestinato, finalizzato all’evoluzione universale: tutto quindi torna all’evoluzione, come previsto dal modello. Anche la nascita dell’uomo era scritta e predestinata nel codice genetico dell’Universo.
Nel dominio di coerenza dell’acqua, le oscillazioni si trovano in concordanza di fase, possono pertanto entrare in risonanza con le onde sincrone ricevute da un’oscillazione quantistica di stringa ed esprimere un’entropia negativa di enorme pregio. Oscillazioni quantistiche di stringhe potrebbero risiedere nella memoria cerebrale, impresse da radiazioni cosmiche quantistiche all’atto del concepimento o durante la gestazione, per esempio nel dominio di coerenza dell’acqua, con frequenza dello stesso ordine di grandezza di quelle esterne, ma con ampiezza e quindi energia estremamente esigua al punto da risultare compatibile con la vita, secondo il meccanismo: oscillazioni quantistiche di stringhe cosmiche à eccitazione delle oscillazioni coerenti del dominio dell’acqua cerebrale à effetto risonante sulle vibrazioni di stringhe registrate nella memoria cerebrale.

La Bellezza corrisponde all’ansia, insita nel sistema Universo, proteso verso forme sempre più perfette, com’è significativamente mostrato dall’evoluzione, che si è sviluppata dal caos primordiale, regno della massima entropia positiva, al cervello creante dell’uomo, dotato della maggiore entropia negativa.
Talora, un’interazione può anche essere indotta nel dominio di coerenza dell’acqua cerebrale, da un’onda sincrona di una stringa pregiata appartenente ad un’altra persona, ed allora nasce l’Amore umano. La probabilità di successo, però, è estremamente bassa. L’interazione è invece certa se l’onda esterna appartiene allo spettro delle onde Fi della relazione (3). Questo perché le onde Fi, coprendo tutto lo spettro immaginabile, devono contenere, per definizione, anche le onde sincrone della stringa pregiata interna all’organismo. Quindi, l’Amore umano è raro per la scarsa probabilità del verificarsi di un perfetto sincronismo, ossia di un identico linguaggio-dimensione fra due persone. L’Amore per qualche messaggio trasmesso da una Fi, per esempio uno spettacolo della natura, un’opera d’arte, il sorriso di un bambino, non è infrequente. Il sentire l’Amore e la Bellezza di Dio (la F) è alla portata di tutti, in quanto qualcuna delle onde di F, presenti ubiquitariamente nel cosmo, avrà per definizione la stessa frequenza di una stringa pregiata interna a ciascun uomo, appartenente al dominio di coerenza della sua acqua cerebrale o del reame del suo appreso.
Nell’Universo, ed anche al di fuori di esso, esistono domini di coerenza caratterizzati da oscillazioni quantistiche ordinate (ad entropia negativa elevatissima) eterne ed infinite.
È stata l’immaginazione a suggerire definizioni più semplici ed alternative alla Relatività Generale ed a far intravedere nei domini di coerenza, nella conservazione dell’energia, nel linguaggio-dimensione e principalmente nell’evoluzione, il primo motore immobile che governa non soltanto il reame dell’inerte, ma anche quelli del vivente e del pensante.
Riguardo all’evoluzione è possibile affermare che nel puntino infinitesimale, in quel seme primordiale, vi era una concentrazione di energia la cui tensione evolutiva, attraverso la formazione di stringhe fermioniche e da questa alla sua esplosione, come spiegato in precedenza, si è sviluppato tutto l’Universo al di fuori del tempo. Come un seme contiene il programma del suo sviluppo, allo stesso modo il puntino infinitesimale dal quale nacque l’Universo, doveva contenere il proprio programma evolutivo. Ed ancora, sempre per quanto concerne l’evoluzione, ciascun uomo è un’individualità che ripete il motivo dell’Universo, impresso in tutti i sistemi naturali, che, a loro volta, ripetono la sua evoluzione, secondo i principi scoperti dalla fisica, dalla chimica e dalla biologia.
La fisica teorica ha individuato il primo motore immobile aristotelico nelle note delle stringhe. Esiste, perciò, un unico antenato: la musica, ossia il linguaggio-dimensione, mediante il quale la realtà nasce, si riconosce, interagisce, si trasforma ed evolve verso forme più progredite. L’interazione è la genesi della realtà primaria, ed essa può identificarsi nelle “note” delle stringhe. Da questo quadro logico unificante, i fenomeni vengono intesi come interazione fra strutture che possiedono un linguaggio-dimensione comune.
Anche l’organismo umano è composto da fermioni (elettroni, neutroni, protoni) e da bosoni (interazioni gravitazionali, elettromagnetiche, etc…), quindi da stringhe bosoniche e fermioniche, e quindi da superstringhe. Secondo Palumbo (2005), l’anima sarebbe l’onda forzata generata dalla risonanza fra un’onda esterna ed un’onda e.m. sincrona interna all’organismo, capace di propagarsi nel vuoto e per sempre. La religione cristiana afferma la stessa cosa, includendovi anche il corpo, il quale, dopo il trapasso, diverrà “incorruttibile” e ritornerà “giovane”, analogamente a quello del Cristo. Secondo la versione della teoria delle stringhe ed il modello qui proposto, nel momento della morte del corpo, le particelle che lo compongono si trasformerebbero in anti-particelle prima ed in anti-gravitoni dopo, capaci di propagarsi nel vuoto. (cfr. con la (1) – Nardelli 2005). Il gravitone è una proprietà della massa, esso tende ad essere da questa inglobata, fino ad essere assorbita ed andare a morire in un buco nero. L’anti-gravitone, al contrario, tende a sfuggire dal buco nero e dalle masse per espandersi per sempre, insieme alle onde Fi, il cui insieme costituisce la F e ne esprime l’evoluzione (Palumbo 2001, Nardelli 2005 cfr. con la (1)). Il gravitone rappresenterebbe la fase immediatamente precedente del Big Bang, mentre l’anti-gravitone quella immediatamente seguente. Queste fasi di trasformazione hanno una durata molto breve. Un tale fase però, nel caso di particelle animate dalla velocità della luce “c”, come i gravitoni e gli anti-gravitoni, può paragonarsi all’eternità, in base all’espressione della dilatazione del tempo, da cui l’immortalità del corpo e dell’anima. (Nardelli 2006)
Anche il fotone si comporta in maniera analoga al gravitone e finisce anch’esso per essere assorbito dal buco nero. La sua anti-particella, l’anti-fotone, al contrario, vi sfugge per espandersi con le Fi di F (cfr. con la (1) – Nardelli 2005).
La vita degli organismi viventi è governata dall’interazione elettromagnetica, e, la morte del corpo è la conseguenza della transizione di fase dell’interazione e.m., la quale termina la sua funzione al momento del trapasso, per convertirsi in “anti-interazione”, andando a governare le antiparticelle del corpo. Il trapasso, quindi, coincide con il “distacco” dell’interazione elettromagnetica, che non consente più la sopravvivenza. L’interazione e.m. viene trasmessa dai genitori allo zigote del nascituro. Essa durante la vita è governata dai fotoni, i quali si trasformano in anti-fotoni con il trapasso, per andare a governare l’anti-interazione fra le anti-particelle del corpo (l’anima).
Questo passaggio potrebbe essere spiegato anche diversamente, ricordando che i campi di forze che governano tutti i sistemi dell’Universo e quindi anche quello della vita del singolo uomo, tendono allo stato di minima energia, che è quello della morte. In tale stato il sistema Universo ed il sistema uomo continuano però ad essere permeati dal campo di forze di Higgs che non si annulla (a tale campo di forze si associa il cosiddetto “bosone di Higgs”, quindi, in termini di teoria di stringa, una stringa bosonica – Nardelli 2006).
È noto che, se si introduce nel sistema nello stato di energia minima un campo non nullo, l’energia di questo campo esterno aumenta con l’energia complessiva del sistema.
La forza newtoniana inversa che si desta al momento terminale del sistema Universo, ossia quando è tornato al punto limite del buco nero (cfr.r. con la (2) che spiega il segno negativo nel membro di sinistra della (1)), induce in esso quella forza che lo farà diventare un nuovo Universo.
La stessa cosa avverrà nell’uomo, il quale durante la morte è permeato dal campo di forze di Higgs (dai bosoni di Higgs, quindi da stringhe bosoniche) non nullo. In queste condizioni di minima energia, esso potrà essere investito da un campo di forze non nullo e riacquisire la sua energia.
Per quanto riguarda il Signore e la resurrezione Sua e dei defunti, l’azione di un particolare campo esterno (sempre di tipo bosonico), testimoniata dalle tracce di una radiazione sulla Sindone, avrebbe potuto determinare la Resurrezione del Cristo e quella di Lazzaro rigenerato dal “grido” di Gesù, e, per estrapolazione, potrà determinare anche quella futura di tutti i defunti.

3.2 Influenza delle radiazioni cosmiche e solari sull’uomo. (Palumbo 2006)

Per cercare un’eventuale dipendenza dell’evoluzione dell’uomo dall’azione delle radiazioni extraterrestri, occorrerebbe riscontrare la presenza significativa di variazioni a periodo ventiduennale (ciclo ventiduennale delle macchie solari) in alcune sue funzioni fondamentali. Cotterel Palenque, ha accertato la corrispondenza fra il periodo di 22 del campo magnetico solare, e quello del sistema endocrino e della fertilità umana. Ha poi anche confermato la correlazione, nel periodo di 22, con l’evoluzione culturale. È possibile ipotizzare una tale correlazione, fra le variazioni a lungo periodo delle radiazioni solare e cosmica e lo sviluppo culturale, specialmente nella primissima fase embrionale della vita dell’uomo, quando le cellule sono molto più sensibili alle sollecitazioni esterne. Se fosse vera l’ipotesi, si dovrebbe trovare un numero maggiore di personaggi “geniali” concepiti durante le brevi fasi di massima attività solare (radiazione solare dura), e più marcatamente durante i più lunghi intervalli di minima attività solare. Durante tale minimo, si verifica infatti, sia la maggiore presenza di radiazione cosmica, perché non schermata dal campo magnetico esteso del Sole, sia il vento solare sprigionato dai buchi coronali dell’Astro il cui andamento è sfasato rispetto a quello dell’attività solare. È poi presumibile che siano le radiazioni più “dure” a causare le mutazioni genetiche.
La frequenza delle oscillazioni quantistiche associate alla radiazione cosmica e quella del dominio di coerenza dell’acqua sono sincrone. Per cui le prime possono eccitare per risonanza le seconde. Lo stesso vale anche per l’acqua cerebrale il cui dominio di coerenza può essere potenziato dall’azione delle oscillazioni quantistiche associate alla radiazione cosmica (oscillazioni di stringa bosonica), amplificando quindi il dominio dell’entropia negativa del sistema cerebrale con le sue benefiche conseguenze.
Le informazioni, ossia i segnali elettrici che trasportano gli stimoli fra il cervello e tutte le parti del corpo, attraverso i nervi cranici e periferici che si estendono a tutto il corpo, viaggiano a velocità elevata. È stato osservato, che la velocità (variabile) di un impulso nervoso è dell’ordine dei m/sec. Si può quindi stimare che gli ioni metallici, che trasferiscono gli impulsi negli spazi sinaptici, viaggino nello stesso intervallo di velocità. De Broglie ha mostrato che anche gli ioni possono riguardarsi in termini relativistici, proponendo la seguente relazione l = h / mv , che lega la costante di Planck “h”, la lunghezza d’onda “l” associata ad una particella di massa “m”, dotata di velocità “v”. Se si inseriscono, nella precedente relazione, i valori della massa atomica dei metalli contenuti nelle cellule umane (dell’ordine di 10 elevato alla meno 25 kg) e quelli di “v” prima stimati, si ottiene l’ordine di grandezza della lunghezza d’onda associata a questi ioni di metallo in moto, intorno a 10 elevato alla meno 9 corrispondenti ai raggi X, meno intensi delle radiazioni cosmiche presenti marcatamente durante il vento solare emesso dai buchi coronali solari durante il minimo dell’attività dell’Astro.
Ecco quindi un primo risultato che spiegherebbe la rilevata correlazione diretta fra i campi elettromagnetici interni all’organismo e la radiazione solare “dura”, ossia radiazione solare “dura” à amplificazione dei campi e.m. interni all’organismo à nascita di persone geniali.
Lo spettro di frequenza delle radiazioni X è centrato fra i 10 elevato alla 17 ed i 10 elevato alla 19 Hz. Ad ogni radiazione è però connessa un’oscillazione quantistica (un’oscillazione di stringa bosonica) 10 elevato alla 17 volte più debole, per cui quelle associate alla radiazione X avrebbero una frequenza compresa fra 1 e 100 Hertz, che corrisponde alla frequenza tipica dei meccanismi cellulari. Al pari della radiazione cosmica quantistica (associata alle oscillazioni di stringhe bosoniche), anche quella solare, presente durante i fenomeni coronali dell’Astro (brillamenti, flares, etc…) potrebbe avere effetti diretti sull’organismo umano. Un’altra spiegazione potrebbe ricercarsi nella modifica del campo elettrico atmosferico, generata dalla ionizzazione dell’aria, prodotta dalle radiazioni cosmiche, molto più intense durante i minimi di attività solare, ed agente sia di notte che di giorno.
È noto che una carica elettrica in moto accelerato genera un campo elettromagnetico, la cui intensità varia con l’accelerazione del moto. Anche le scariche elettriche temporalesche possono strappare elettroni dalle superfici delle strutture da esse intercettate e liberarli nell’aria, ove possono permanere, anche se per intervalli di tempo esigui.
Questi elettroni, trasportati da un vento assumono una velocità variabile, la cui distribuzione contiene certamente velocità “v” intorno a 0,1 m/sec. Il campo elettromagnetico connesso a tale spostamento ha una frequenza di taglio “mu”. La frequenza del campo elettromagnetico atmosferico temporalesco, è risultato uguale a 7 Hz, ossia la frequenza tipica delle cellule e tessuti umani, per cui questi campi elettromagnetici dell’organismo possono ben risentire di effetti risonanti prodotti dal campo elettromagnetico atmosferico, specie nelle condizioni di tempo perturbato o temporalesco, caratterizzate da una maggiore turbolenza e quindi da maggiori accelerazioni e quindi più elevata intensità dei campi stessi.
In definitiva, oltre all’azione delle oscillazioni quantistiche associate alla radiazione cosmica ed a quella della massima emissione solare, (oscillazioni quantistiche sempre associate ad oscillazioni di stringhe bosoniche) anche i deboli campi e.m. connessi ai moti dell’aria ionizzata dalle radiazioni cosmiche (a loro volta connesse ad oscillazioni di stringhe bosoniche), tutti compatibili con quelli dell’organismo umano, potrebbero interagire favorevolmente con essi.
Non si può poi escludere che un analogo meccanismo radiativo abbia potuto causare la mutazione del gene originario MYH16. Questa informazione, impressa nella memoria genetica, se risvegliata dal ripresentarsi ciclico di tale radiazione, potrebbe produrre effetti sull’attività cerebrale.
Adesso traiamo alcune considerazioni dai dati finora esposti:
1) I campi elettromagnetici cerebrali generati dal moto degli ioni metallici responsabili delle loro funzioni possono essere esaltati dall’interazione risonante con le oscillazioni quantistiche (di stringhe bosoniche) del dominio di coerenza dell’acqua cerebrale, a loro volta eccitate dalle oscillazioni quantistiche (sempre di stringhe bosoniche) associate alla radiazione solare durante l’attività coronale dell’Astro e più significativamente da quelle cosmiche (oscillazioni quantistiche associate alla radiazione cosmica, anche queste associate a stringhe bosoniche), oltre che dai campi e.m. connessi alla circolazione dell’aria, ionizzata dalle radiazioni cosmiche.
2) I fenomeni che si verificano nella prima fase embrionale caratterizzano l’uomo per tutta la vita. Il suo cervello può essere più attivo e funzionale, in presenza delle condizioni originarie embrionali che gli hanno impresso il suo primo carattere “genetico” (non inteso in senso biologico stretto).
3) Durante tutta l’era della “piccola glaciazione” (Umanesimo e Rinascimento), la radiazione cosmica è stata costantemente elevata. Da quanto precede, ci si doveva aspettare (i) un numero elevato di persone geniali, ed (ii) una intensa produzione di opere geniali, per la persistente azione eccitatrice risonante della radiazione cosmica. La letteratura conferma l’altissimo numero di persone ed opere geniali in tale periodo e tale dato diviene ancora più significativo, se si tiene conto della popolazione e delle condizioni socio-economiche ed ambientali dell’epoca.
4) La variabilità (i) nel numero e nella distribuzione degli ioni metallici da una cellula all’altra e da un soggetto all’altro, (ii) della velocità degli impulsi elettrici, e (iii) della probabilità dell’interazione risonante, renderà del tutto casuale la caratterizzazione originaria di ciascuna persona, contribuendo ulteriormente alla specificità di ciascun uomo.




Conclusioni.

Il tempo, lo spazio, la massa ed il vuoto sono enti astratti, indipendenti ed estranei alla realtà: energia in continua trasformazione e quindi eterna nella sua mutevolezza.
Questa investigazione si è basata su due soli fondamenti: l’evoluzione, nata con l’evento iniziale (Big Bang) e la conservazione dell’energia.
La forza nucleare forte determinò l’evoluzione catastrofica ed improvvisa del buco nero primordiale, il quale scagliò tutt’intorno pacchetti di energie raggianti, alcune delle quali si trasformarono perfino in particelle (vedi l’eq. (1)). Gli enti, come lo spazio, il tempo e la massa erano estranei a quell’evento, caratterizzato soltanto da una successione di stadi evolutivi, a ciascuno dei quali l’uomo ha attribuito delle etichette: il “tempo”, per designarne la posizione nella successione, lo “spazio”, per indicarne la morfologia e la “massa” per differenziarne la struttura. Per il principio della conservazione, ciascuna particella si oppone alle forze esterne, mostrando un’inerzia, che Galileo definì “la massa” e si oppone ancora all’azione di un’onda elettromagnetica disperdendola, oppure costringendola a circuirla.
Analogamente, ogni stadio evolutivo, per conservare la propria individualità morfologica (lo spazio), il suo ordine nella successione degli stadi (il tempo) e la sua struttura (la massa) reagisce, rispettivamente, all’intrusione di una massa oppure di un tempo o di uno spazio nel proprio dominio. Il modello proposto, potrebbe definirsi: la musicalità dell’Universo, perché mostra che l’Universo è musica: onde che poi divengono anche particelle, come si evince anche matematicamente dall’eq. (1). Musicalità dell’Universo, intuita da Pitagora e formalizzata dalla teoria delle stringhe.
Dopo aver accertato il parallelismo tra la teoria delle stringhe ed il modello di Palumbo, esteso anche alla biologia, la teoria delle stringhe è stata candidata a Teoria del Tutto. La relazione (1) del Nardelli mostra il legame fra le azioni di stringhe bosoniche e stringhe fermioniche, che genera l’unificazione dei linguaggi-dimensione gravitazionale ed elettromagnetico in seno ai buchi neri.
Il modello proposto ha fatto risalire il perché dell’origine dell’Universo e della vita, rispettivamente all’inversione della forza newtoniana fra le stringhe o le particelle al disotto di una determinata distanza (vedi eq. (2)), ed alla necessità, per l’evoluzione, di creare un sistema “la vita” più complesso ed interattivo, governato anche dall’interazione elettromagnetica, per accelerare il proprio ritmo evolutivo. Le oscillazioni di stringa bosonica, le analoghe delle F del modello di Palumbo (2001), anche se sono invisibili, investono continuamente tutto l’Universo e ne regolano l’evoluzione.
Il modello Palumbo-Nardelli parte da un’azione di una stringa quantistica bosonica originaria del vuoto, che ha addensato una parte della sua energia nel buco nero primordiale, nel quale, secondo l’equazione (1) del Nardelli, sarebbero nate le stringhe fermioniche ed in seno al quale la forza attrattiva newtoniana si sarebbe invertita, secondo l’equazione (2) del Palumbo, che fornisce anche la spiegazione del segno meno posto dinanzi al membro di sinistra della (1), generando così l’esplosione del Big Bang e quindi l’Universo, costituito in maniera disgiunta sia da stringhe fermioniche sia da stringhe bosoniche. Un Universo in continua e crescente espansione e quindi caratterizzato da un’evoluzione in eterno divenire, la cui accentuazione di velocità è stata determinata dalle catastrofi. Questa evoluzione, nelle primissime frazioni di miliardesimi di secondo che seguirono il Big Bang, quando tutte e tre le forze fondamentali operavano insieme (quella elettrodebole, quella nucleare forte e quella gravitazionale), fu rapidissima. In seguito alla separazione delle tre forze, essa divenne meno veloce, consentendo un’evoluzione immanente più lenta e ciclica, in grado di permettere all’interazione elettromagnetica di generare negli oceani la prima cellula. Nasce così il reame del vivente, caratterizzato dalle interazioni gravitazionale ed elettromagnetica e perciò da un’evoluzione più rapida e pregiata rispetto alla fase precedente. Successivamente, un’oscillazione quantistica di una radiazione cosmica, proveniente dall’interazione nucleare forte, mutò il gene dello zigote di un ominide, generando un uovo “difettoso”, ossia il primo “uomo”, nel quale coesistono tutte e tre le interazioni, mediante le quali l’evoluzione subirà un’accelerazione, che la ricondurrà al buco nero iniziale, per poi dar vita ad un nuovo ciclo (ecco qui l’auto-similarità, quindi la ripetitività, quindi la frattalità).
L’uomo, da solo, non poteva assolvere a questo compito, specialmente in un tempo rapidissimo richiesto dal principio della conservazione della potenza media (Palumbo 2004), compito che avrebbe richiesto una energia creante più pregiata ed intensa: la spiritualità. Per realizzare ciò, l’evoluzione ebbe bisogno di una stringa supersimmetrica “Maria”, la Madre del Cristo, nella quale coesistessero stringhe bosoniche e fermioniche per generare la stringa bosonica “della stessa sostanza del Padre”, quindi il Signore, ma costituita sia da stringhe bosoniche sia da stringhe fermioniche come l’uomo. (Notiamo come anche qui sussiste la relazione biunivoca tra stringa supersimmetrica e stringa bosonica, o meglio la “nascita” di una stringa bosonica da una stringa supersimmetrica, sempre per la relazione (1) del Nardelli). Si realizzò quindi il “Verbo fatto carne”: la stessa azione di stringa bosonica originaria, la quale, attraverso l’amore è venuta in mezzo a noi, ed in noi erano già presenti, ma allo stato potenziale, le interazioni nucleare forte, gravitazionale ed elettromagnetica. Sarà quindi l’azione di stringa del Verbo, lo Spirito, a vivificarle, conferendole all’umanità (“Voi compirete le stesse opere che compio io”, dice il Signore) che poi realizzerà l’“ut unum sint”, ossia l’unificazione delle forze che quindi ricondurrà l’Universo, divenuto anime, nell’oceano delle oscillazioni quantistiche del vuoto, ossia nella mente di Dio.

Michele Nardelli
Ringraziamenti


Desidero ringraziare il fisico Prof. Antonino Palumbo, per la sua amicizia, le utili conversazioni, la disponibilità nei miei confronti ed il prezioso materiale da cui ho attinto, tramite il quale è stato possibile scrivere il presente lavoro.

Per l'articolo completo cliccare sul seguente link

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Il%20Platonismo%20matematico.pdf

oppure visita il mio sito

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Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36

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La musicalità dell'Universo - parte prima - : ipotesi su come e perchè hanno avuto origine l'Universo e la Vita (M. Nardelli) - 07:03, 10/21/2006
La musicalità dell’Universo: ipotesi su come e perché hanno avuto origine
l’Universo e la Vita




Riassunto.

Le leggi fisiche e le equazioni che le esprimono, sono valide all’interno dell’intervallo di definizione dei parametri che compaiono nelle equazioni stesse, le quali rappresentano fenomeni reali del tutto diversi dai primi al di fuori di tale intervallo. Questo in accordo con Einstein, il quale si accorse che le leggi formulate da Galileo e da Newton erano valide soltanto per valori della velocità “v” molto lontani da quella della luce “c”, mostrando così che il tempo si dilatava e lo spazio si contraeva con il crescere della velocità, fino ad assumere valori rispettivamente uguali ad infinito e a zero per v = c. Gli enti che caratterizzano la realtà, come lo spazio, il tempo, la massa, le varie forme di energia, gli atomi, le molecole, le cellule, i tessuti, gli esseri viventi e gli uomini, interagiscono fra loro soltanto se dotati di un linguaggio-dimensione comune. I risultati ottenuti sono stati conseguiti utilizzando la Teoria delle Stringhe, dimostrando il parallelismo fra questa teoria ed il modello di Palumbo sull’origine e l’evoluzione dell’Universo, esteso anche al reame del vivente e del pensante. Il modello è stato poi tradotto in termini di azione di stringa, candidando così questa teoria a “Teoria generale del Tutto”, proprio perché comprensiva del reame del vivente e del pensante. È stato anche mostrato che l’energia e la materia oscura dell’Universo, sono rappresentate da azioni di stringhe, le cui oscillazioni quantistiche forniscono l’energia in grado di conservare il dominio di coerenza dell’acqua, scoperto dal fisico Giuliano Preparata.

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Il vuoto, le stringhe, l’Universo e le sue leggi: come e perché.

1. Il vuoto.

Il vuoto, che costituisce essenzialmente tutto l’Universo o gli infiniti Universi e che secondo la fisica crea le particelle ed il campo elettromagnetico che in esso si propaga e fornisce l’energia all’Universo, può configurarsi come il dominio infinito di tutte le possibili radiazioni o vibrazioni coerenti, i cui interstizi sono troppo stretti per poter contenere gli atomi e le molecole. (Palumbo 2006). Il vuoto può assimilarsi all’energia potenziale, che diviene, ossia evolve in energia cinetica nell’esplosione dei buchi neri, dai quali nascono le stelle, nelle cui fornaci si originano gli elementi, senza però che l’evoluzione si estingua. Infatti, la stessa interazione gravitazionale, che ha permesso la formazione degli elementi, farà implodere le stelle in buchi neri e quindi nel vuoto ed il ciclo eterno ricomincia.
Perché ciò avvenga è necessaria la presenza di una imperfezione intrinseca del dominio universale della coerenza, generatrice di domini di incoerenza, nei quali onde di caratteristiche diverse (ampiezze, fasi, periodo) potrebbero incontrarsi per dar luogo ad una concentrazione di energia tanto elevata da determinare le masse, dalla nota equazione E = mc^2 , oppure dalla relazione che segue, ottenuta dal Nardelli, che prevede la creazione di stringhe fermioniche da quelle bosoniche, attraverso le quali si manifesta poi l’interazione gravitazionale:

- azione di stringa bosonica legata al modo di vibrazione corrispondente al gravitone = integrale da zero ad infinito dell’azione di superstringa eterotica (1)

dove il segno meno indica la forza di espansione, cioè la costante cosmologica di Einstein.

La relazione (1), esplicita, nella reciprocità della loro continua trasformazione, i due momenti aprioristici dell’evoluzione: il vuoto, l’analogo dell’energia potenziale e le particelle, l’analogo di quella cinetica.
Allora il vuoto è una realtà creante, perché costituisce il dominio eterno delle stringhe bosoniche (energia) che poi creano quelle fermioniche (le particelle), il dominio infinito dell’evoluzione, la quale, secondo il modello preposto, rappresenta il primo motore immobile che si identifica con la stessa realtà [equazione (1) Nardelli 2005].
Nella realtà del vuoto abitano le anime, dove compartecipano, per sempre, all’evoluzione, secondo un disegno di luce, in quanto contenente tutte le stringhe, ossia tutte le radiazioni immaginabili e che sono continuamente in fieri, secondo l’equazione citata (1) (Nardelli 2005).
Se la forza gravitazionale infinita di un buco nero riesce ad assorbire un fotone, deve valere anche il reciproco, ossia che la stessa forza possa espellerlo. Quando la forza gravitazionale supera un certo limite, scaglia perfino i fotoni, ossia i pacchetti di energia raggiante nello spazio, ove continuano a viaggiare. In presenza di valori che superano l’intervallo di validità delle relazioni della fisica, queste assumono un significato diverso se non opposto. In termini di teoria delle stringhe, questo è espresso dalla relazione reciproca (Palumbo e Nardelli 2005) fra le azioni di stringa bosonica e fermionica, che possono scambiarsi la loro funzione e natura.
L’equazione (1) lega in una corrispondenza biunivoca l’azione immateriale della stringa bosonica con quella concreta e particellare della stringa supersimmetrica.
I sostenitori della teoria delle stringhe sono stati aiutati dalle idee di Planck, il quale ha esteso il concetto di particelle elementari concrete di Democrito alle particelle elementari dell’energia vibrante astratta di Pitagora. Tutto questo è sintetizzato dalla formula (1) e dalle considerazioni sul vuoto, ossia sul non essere, di cui è composto tutto l’Universo (ricordiamo che la densità di materia nell’Universo è uguale a 10 elevato alla -29, che poi diviene molto prossima allo zero se si considerano gli spazi vuoti intra-atomici) , e che è capace di creare particelle, di vibrare e di possedere l’energia che governa l’Universo.

2. L’energia, la materia oscura, l’origine e l’espansione dell’Universo.

Circa il 70% dell’energia dell’Universo si trova sotto forma di energia oscura, non direttamente collegata alle particelle. Il segno principale dell’esistenza dell’energia oscura è l’accelerazione nell’espansione dell’Universo. Il 4-5% è costituito da protoni, neutroni ed elettroni che formano tutto ciò che vediamo. La maggior parte di questa massa deriva dall’energia cinetica di quark e gluoni, in incessante movimento in seno ai protoni ed ai neutroni. Un contributo minore proviene dai neutrini, di tre tipi diversi, la cui massa è stata stimata inferiore allo 0.5% dell’Universo.
Quasi tutto il resto, circa il 25% della massa-energia dell’Universo, è costituita dalla materia che non osserviamo: la materia oscura, la cui esistenza è stata dedotta dagli effetti gravitazionali che produce sui corpi celesti. Essa dovrebbe essere composta da particelle dotate di massa, perché sotto l’effetto della gravità, forma i corpi celesti.
I valori stimati dell’energia della nostra Galassia, del Sole e della Terra sono rispettivamente uguali a 10 elevato alla 35, 10 elevato alla 26 e 10 elevato alla 20 unità di stringa di Planck e quindi pari a 10 elevato alla 44, 10 elevato alla 35 e 10 elevato alla 29 Joule.
I valori corrispondenti stimati dagli astrofisici dall’osservazione dell’entropia all’interno del buco nero nella Galassia, del Sole e quello corrispondente all’energia interna della Terra sono uguali a 10 elevato alla 42, 10 elevato alla 33 e 10 elevato alla 27 Joule. A quest’ultimo valore è possibile pervenire considerando la massa sottostante la crosta terrestre, la sua temperatura ed il suo calore specifico.
Notiamo che le tre stime teoriche indipendenti, calcolate in base alla teoria delle stringhe, che tiene anche conto dell’energia e della materia oscura, risultano 100 volte maggiori di quelle risultanti dall’osservazione dell’energia proveniente dalla materia visibile.
L’energia e la materia oscura possono essere pertanto attribuite rispettivamente all’azione di stringa bosonica e fermionica, legate dalla relazione (1) ricavata dal Nardelli tramite il parallelismo tra il modello di Palumbo e la teoria delle stringhe.
Le onde elettromagnetiche, ed a fortori le stringhe, attraversano il vuoto, inoltre, le stringhe generano particelle secondo la precedente equazione (1) (Nardelli 2005) e le loro azioni rappresentano l’energia e la materia oscura e quindi l’energia dell’Universo.
Le azioni di stringa in seno ad un buco nero sono repulsive e la loro forza aumenta al crescere della distanza. Sia data la relazione

Delta F / F = - 2 Delta r / r (2)

Al di fuori dell’intervallo di validità della relazione newtoniana: 0 <> 0 ed r > 0 la forza newtoniana cambia segno il che significa che le due masse si respingono con una forza che cresce con la loro distanza.
Per la (2), le stesse considerazioni valgono per Delta r / r la quale indica che quando Delta r è maggiore di r , la forza F diventa repulsiva e crescente con la distanza.
L’energia repulsiva fra le stringhe in seno al buco nero primordiale che diede origine all’esplosione del Big Bang, è risultata uguale a quella calcolata dalla teoria delle stringhe, con una forza repulsiva fra di esse crescente con la loro distanza, compatibile con l’osservata accelerazione dell’espansione dell’Universo.
Le azioni di stringa in seno al buco nero primordiale e corrispondenti all’energia oscura attuale, avrebbero determinato l’esplosione del Big Bang e quindi la nascita dell’Universo e la sua persistente e crescente espansione.

3. La teoria delle stringhe: un possibile modello generalizzato per l’unificazione di Scienza e
Fede.

Una teoria del tutto deve comprendere non soltanto il reame dell’inerte, investigato finora dalla fisica, ma anche quelli del vivente e del pensante, per cui si è ritenuto opportuno evidenziare il parallelismo fra il modello proposto da Palumbo (2001, 2005) sull’origine e l’evoluzione dell’Universo, esteso anche ai reami del vivente ed a quello del pensante, e la teoria delle stringhe, ossia di rilevare la corrispondenza fra i due modelli (Nardelli 2005, Palumbo e Nardelli 2005).
La relazione alla base del modello è data da:

F = integrale da zero ad infinito Fi d Fi. (3)

L’interazione di un’onda di un insieme Fi con un’altra onda avente la stessa energia, ossia la stessa massa, soltanto in presenza di un comune linguaggio, quello del sincronismo delle vibrazioni, corrisponde alla precedente equazione (1) e quindi al mutuo riconoscimento delle note delle stringhe. La F rappresenta l’azione di una stringa bosonica (formula (1)), il cui modo di vibrazione dà origine ad un gravitone, che è una particella di massa nulla. Dal momento che l’Universo si è andato progressivamente espandendo, il modo di vibrazione di questa stringa fondamentale, non è il gravitone, ma la sua antiparticella, che è la particella elementare della gravità negativa e quindi dell’espansione inflazionaria dell’Universo, come aveva previsto Einstein con la sua costante cosmologica. (Nardelli 2005). Le Fi corrispondono alle “note” emesse dalle vibrazioni delle varie stringhe e quindi alle particelle del Modello Standard. L’insieme di onde Fi, oltre al contenuto energetico, racchiude anche un messaggio “musicale” che ripete quello più generale espresso dall’insieme originario di F . L’incontro tra insiemi di onde lunghe Fi, avrebbe dato non solo vita a quark e leptoni, ma avrebbe anche trasmesso, o meglio ripetuto loro, la musicalità, e cioè il messaggio universale di F: quello di organizzarsi in strutture atomiche e poi molecolari, secondo le forze gravitazionale, elettrodebole e nucleare forte, e di conservare la loro identità ed il loro ruolo.
Da ciò l’idea che la Fi possa rappresentare il modo di vibrazione di una stringa supersimmetrica (formula (1)), contenente cioè fermioni e bosoni. In tal caso, al posto della Fi porremo l’equazione che descrive l’azione di una stringa supersimmetrica, i cui modi di vibrazione danno origine a fermioni e bosoni. Quindi, la relazione (3) definita sopra, diverrà:

Integrale da zero ad infinito dell’azione di stringa supersimmetrica = - azione di stringa bosonica relativa alla gravità negativa.

Il segno meno, indica l’azione repulsiva della stringa bosonica fondamentale, ossia l’antigravitone (cfr, la formula (1)).
Dal punto di vista della Fede è possibile affermare che nel cuore dell’uomo il Dio Trino ha scelto la sua dimora, dopo che il Padre, corrispondente all’azione di stringa bosonica che aveva alitato il Fiat mediante la forza forte, terminata l’opera della creazione evolutiva, aveva mandato il suo “Verbum factum est”, cioè il Cristo, la sua stessa azione di stringa bosonica, agente attraverso l’amore “habitavit in nobis” rappresentato dall’interazione elettromagnetica che governa l’uomo, Verbo che poi manda lo Spirito unificante, il quale mediante l’interazione gravitazionale realizzerà l’”ut unum sint”. Si aprirebbe, quindi, un vasto orizzonte ad un Teologo alla ricerca di una strada che lo avvicini all’idea di Dio, se egli osasse di tentare la strada mostrata dall’equazione (1) che coniuga creazione ed evoluzione, insieme a quella che parte dalle oscillazioni quantistiche infinitamente esigue, ma estremamente potenti perché coerenti. Queste vibrazioni del vuoto forniscono l’energia all’Universo. Allora nell’estremamente piccolo, come è stato detto in precedenza, nasce l’Universo, mentre nel nulla del vuoto esiste l’energia tutta.

Il tempo, lo spazio e la massa sono enti astratti. La realtà è data dall’energia in continua evoluzione e quindi eterna nella sua mutevolezza. Esistono ruoli diversi per quanto concerne le tre forze fondamentali dell’Universo: la nucleare forte che scatena l’espansione dell’Universo, la gravitazionale che tiene insieme la materia e la elettrodebole che è origine della luce e della vita. Inoltre, tutti i fenomeni naturali sono “frattali”, sono cioè caratterizzati dal principio di autosimilarità.
Dall’equazione di Einstein E = mc^2, si deduce che una piccola quantità di materia racchiude un’incredibile quantità di energia. Questa relazione e la teoria delle stringhe prevedono, inoltre, che l’energia possa trasformarsi in materia (Palumbo e Nardelli 2005). La formazione dell’Universo materiale perciò potrebbe aver implicato “la più imponente trasformazione di massa ed energia che abbiamo avuto il privilegio di vedere”. Ma da dove sono venute la materia e l’energia necessarie per tale “trasformazione”? La teoria del Big Bang non descrive la nascita dell’Universo. Per spiegare la nascita dell’Universo, occorre, dunque un’ulteriore teoria, che descriva epoche ancora precedenti. Il fisico C. H. Townes sostiene: “E’ vero che i fisici sperano di guardare al di là del Big Bang, e magari di spiegare l’origine dell’Universo in termini, ad esempio, di una fluttuazione di qualche tipo”. Ma allora, cos’è che fluttua, e come ha avuto origine questa fluttuazione? Il punto di partenza del modello qui proposto è l’evoluzione, ossia la trasformazione continua dell’energia nelle sue varie forme, da quella attrattiva del buco nero a quella inflazionaria (cfr. formula (1)), per cui non esistono il tempo, lo spazio e la massa e quindi neppure un prima ed un dopo. Il presente modello spiega l’origine dell’Universo nella impossibilità di contrazione all’infinito del buco nero primordiale, in quanto, oltre un certo valore, la forza attrattiva fra le stringhe (o particelle) diventa repulsiva (cfr. formula (2)), generando una stella o l’Universo.
In definitiva, i sistemi “Universo” e “vivente” mostrano una marcata autosimilarità frattale, che fa ravvisare un’analoga origine ed evoluzione. Il modello proposto ha fatto risalire il perché dell’origine dell’Universo e della vita, rispettivamente all’inversione della forza newtoniana fra le stringhe al di sotto di una determinata distanza, ed alla necessità, per l’evoluzione, di creare un sistema “la vita” più complesso ed interattivo, governato anche dall’interazione elettromagnetica, per conservare il proprio ritmo evolutivo. Ha attribuito il perché della osservata evoluzione in entrambi i sistemi, alla scelta della via più dinamica e più efficiente per la sua realizzazione.
L’Universo nasce da un buco nero e morirà in un buco nero. Lo stesso vale per le galassie e le stelle maggiori. Esiste una forza inflazionaria, causata dall’interazione nucleare forte, estremamente dissipativa che condurrà l’Universo verso la morte entropica, alla quale si oppone una forza attrattiva, da cui nasceranno le stelle e poi la vita, ossia un’entropia negativa, destinata all’equilibrio della morte termica.
Riguardo al perché sia nato l’Universo, la risposta potrebbe essere ricavata dal modello qui proposto che ha mostrato l’inesistenza di un prima e di un dopo. Si è notato infatti in precedenza, che la concentrazione nel buco nero non può procedere all’infinito, in quanto, l’enorme forza attrattiva che tiene insieme le stringhe, al di sotto di una determinata distanza, diviene repulsiva. Come una stella collassa in un buco nero dal quale riemerge poi una nuova stella, per il principio dell’autosimilarità spaziale e temporale, anche l’Universo attuale sarebbe nato da un buco nero primordiale, frutto del collasso di un precedente Universo. La nuova stella (il nuovo Universo) ripete il motivo evolutivo della sua progenitrice, ed il processo conservativo si ripete senza un inizio ed una fine.
Riguardo all’autosimilarità (o auto-similitudine) frattale del sistema Universo, è possibile descrivere questa anche in termini matematici. L’auto-similitudine è la simmetria rispetto alla scala dimensionale. La spirale logaritmica, ad esempio, è caratterizzata dall’auto-similitudine appunto nel senso che, ingrandita o rimpicciolita, conserva lo stesso, identico aspetto. Nella successione aurea c’è auto-similitudine anche su scale differenti. Tutti quegli oggetti che hanno la proprietà, in cui il medesimo schema contiene repliche in miniatura di se stesso, si definiscono “frattali”.
Il grande passo compiuto da Mandelbrot nel formulare la geometria frattale è consistito soprattutto nel rendersi conto che tutte le complicate forme delle nuvole, dei cavolfiori, dei fiocchi di neve, e, forse, dello stesso Universo, sono la principale caratteristica di una morfologia dal punto di vista matematico. La sua prima intuizione, infatti, ha riguardato proprio l’importanza dell’auto-similitudine, del fatto cioè che molte forme naturali rivelano innumerevoli sequenze di motivi che, ripetendosi, formano motivi uguali a loro stessi, ma su un’altra scala.
I frattali si possono costruire anche da semplici figure piane come triangoli e quadrati. Per esempio, si può cominciare con un triangolo equilatero con lati di lunghezza unitaria, aggiungendo ad ogni vertice un nuovo triangolo con lato di lunghezza pari ad 1/2. A ciascun vertice libero della “seconda generazione” di triangoli si potrà poi aggiungere un triangolo equilatero con i lati di lunghezza pari ad 1/4, e così via. Ci si può chiedere a partire da quale fattore di riduzione le ramificazioni ricomincino a toccarsi: la risposta è 1/ phi, cioè 0,618033, che è il valore della “sezione aurea”.
Se nella geometria euclidea il “rapporto aureo” è celato nelle proprietà del pentagono, nella geometria frattale esso scaturisce da forme più semplici, come il quadrato ed il triangolo equilatero. Infine, se il modello della struttura globale dell’Universo detto dell’”inflazione infinita” è corretto, allora l’Universo stesso è un immenso frattale.
Questo che abbiamo detto è correlabile sia al modello di Palumbo applicato da Nardelli alla Teoria di Stringa tramite l’equazione (1), che all’autosimilarità frattale dei sistemi “Universo” e “Vivente”.

Michele Nardelli
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Nuove connessioni tra Teoria di Stringa, Materia Oscura ed Energia Oscura (M. Nardelli) - 11:41, 10/1/2006

Scopo della presente tesi è quello di evidenziare le interessanti correlazioni ottenute tra i modelli matematici di Riemann, Ricci ed Einstein. Sull’unificazione delle forze gravitazionali ed elettromagnetiche, per quanto riguarda i modelli di Riemann ed Einstein, sulla teoria matematica dell’elasticità applicata ai fenomeni luminosi, per quanto riguarda il modello di Ricci. In tutti e tre i modelli si giunge all’unificazione delle due interazioni postulando l’esistenza di un “mezzo”, che nella moderna visione fisica può identificarsi con la materia/energia oscura. Per quanto concerne il modello di Einstein, è il termine cosmologico, contenuto nelle equazioni di campo della relatività generale, che viene correlato all’energia del vuoto quantistico, quindi all’energia oscura. Viene poi evidenziato come in tutti e tre i modelli sia possibile ottenere delle interessanti correlazioni con la teoria di stringa, precisamente con il modello di Palumbo applicato alla teoria di stringa, che mette in relazione l’azione di stringa bosonica con quella di superstringa.
Verrà anche trattato il tema degli assioni, correlati alla materia oscura ed al modello di Palumbo, e la loro connessione in teoria di stringa, prendendo spunto dal lavoro di Witten e Svrcek “Axions in String Theory”.
Evidenzieremo inoltre, nel corso della trattazione, le correlazioni ottenute tra alcune equazioni inerenti la teoria di stringa ed alcune formule che riguardano la Teoria dei Numeri, (funzione zeta di Riemann, Numero di Legendre, Serie di Fibonacci, Fattore medio di crescita delle partizioni, Funzioni modulari ed Identità di Rogers-Ramanujan).

Modello di Riemann

Teorema 1.
In ogni punto dello spazio esiste in ogni istante una causa, determinata in grandezza e direzione (forza d’accelerazione), che ad ogni punto ponderabile lì presente comunica un determinato moto, uguale per tutti, che si somma geometricamente al moto che già possiede.

La causa, determinata in base a grandezza e direzione (forza di gravità accelerante), che in base al Teorema 1 ha luogo in ogni punto dello spazio, viene cercata nella forma dinamica di una “materia diffusa uniformemente in tutto lo spazio infinito”, quindi si ipotizza che la direzione del moto sia uguale alla direzione della forza da spiegare in base ad essa e che la sua velocità sia proporzionale alla grandezza della forza. Questa materia può dunque essere rappresentata come uno spazio fisico, i cui punti si muovono nello spazio geometrico. I due fenomeni, gravitazione e movimento della luce nello spazio vuoto, sono gli unici che possono essere spiegati semplicemente in base ai moti di questa materia. Adesso ipotizziamo che il movimento reale della materia nello spazio vuoto sia composto dal moto che deve essere assunto per spiegare la gravitazione e da quello per spiegare i fenomeni elettromagnetici.
Il moto che deve essere assunto nello spazio vuoto per spiegare i fenomeni luminosi (elettromagnetici) può essere considerato come composto da onde piane, cioè da moti tali che lungo ogni piano di una famiglia di piani paralleli (piani ondulati) la forma del moto sia costante.
Ognuno di questi sistemi ondulatori consiste dunque di moti paralleli al piano ondulatorio, che si propagano lungo la normale al piano ondulatorio con una identica velocità costante c per tutte le forme di moto (tipi di luce). Inoltre, il moto è composto da un moto che procede verso la parte positiva del piano ondulatorio e da uno che procede verso quella negativa con velocità c. Quindi, le interazioni gravitazionali ed elettromagnetiche possono essere spiegate in chiave unitaria, facendo riferimento esclusivamente ai moti di una “materia diffusa uniformemente in tutto lo spazio infinito”, che nella nostra moderna visione fisica può benissimo identificarsi con i moti di un “mezzo” (da identificarsi con il vuoto quantistico, con il vuoto perturbativo di stringa) che genera membrane vibranti. Quindi, in termini di teoria di stringa, avremo che l’azione di stringa bosonica, quindi l’energia ordinaria e l’energia oscura (quest’ultima collegata alla costante cosmologica) è matematicamente correlata all’azione di superstringa, quindi alla materia ordinaria e alla materia oscura. Quindi anche in questa tesi, come vedremo, alcune equazioni fondamentali di questa tesi possono essere ben correlate al modello di Palumbo applicato alla teoria di stringa.

Modello di Ricci

Nella dinamica dei sistemi elastici si considerano oltre alle “forze di massa”, le quali agiscono sugli elementi di volume, anche delle “forze di superficie”, che si considerano applicate ai diversi elementi delle superfici, che limitano il mezzo. A queste viene dato il nome di “pressioni” o di “tensioni” secondo che le loro direzioni vanno dall’esterno verso l’interno del mezzo o viceversa.
Ricci afferma che nella teoria meccanica della luce i fenomeni elettromagnetici sono attribuiti alle vibrazioni di “un mezzo indefinito, elastico ed isotropo”.
Anche le affermazioni di Ricci, come quelle del Riemann, possono essere reinterpretate nel linguaggio della fisica moderna. Un’onda elettromagnetica si propaga attraverso il vuoto. Ma il vuoto è “pieno” di energia: nel vuoto quantistico, o vuoto perturbativo di stringa, si creano e annichilano “continuamente” coppie di particelle-antiparticelle. Questa energia del vuoto, inoltre, può essere correlata all’energia oscura.
Anche alcune fondamentali equazioni della tesi del Ricci possono, come vedremo, essere ottimamente correlate con la teoria di stringa, precisamente con il modello di Palumbo.

Modelli di Einstein

Dopo aver descritto l’azione di Hilbert-Einstein, vengono studiate le equazioni di campo di Einstein comprensive della costante cosmologica. Quindi vengono descritte alcune applicazioni della teoria di Kaluza-Klein che vedremo essere ottimamente correlate con il modello di Palumbo applicato alla teoria di stringa.

Assioni

Infine, vengono evidenziate alcune recenti applicazioni dell’assione in teoria di stringa.
Ricordiamo che l’assione è una ipotetica particella avente una massa pari a circa 10 elevato alla meno 5 eV, ossia circa un decimiliardesimo della massa dell’elettrone. Gli assioni sono strettamente connessi alle particelle scalari introdotte nella teoria di Peccei-Quinn, le quali si condensano nel vuoto e rompono la simmetria detta di “Peccei-Quinn”. Ogni volta che particelle scalari si condensano nel vuoto e rompono una simmetria continua, dovrebbe essere associato ad esse un altro grado di libertà, che si manifesta come una particella priva di massa: nella teoria di Peccei-Quinn questa particella è l’assione. Una volta che l’universo si sia raffreddato abbastanza perché cominci a diventare importante l’interazione forte, il termine nelle equazioni della cromodinamica quantistica che altrimenti condurrebbe alla violazione della parità della coniugazione di carica, produce interazioni che rompono esplicitamente la simmetria di Peccei-Quinn. Ne segue che vengono indotte interazioni fra gli assioni le quali impongono alla produzione di un assione reale un costo in termini di energia: queste interazioni finiscono col dare all’assione una massa, mentre in precedenza ne era stato privo.
Poiché queste particelle sono create inizialmente dalla meccanica quantistica in una configurazione di energia minima, e non attraverso un processo termico, ciò significa che in tempi molto antichi esse dovettero comportarsi in modo non relativistico, persino quando la temperatura del bagno di radiazione superava di gran lunga la loro massa. Questa è la principale richiesta che si deve soddisfare perché la materia oscura sia “fredda”, così che una fluttuazione iniziale di densità non abbia alcun problema a collassare per effetto della gravità al tempo giusto. Questo fatto riveste notevole importanza: significa che non si richiede che la materia oscura fredda sia costituita da particelle pesanti. Purchè siano consentiti meccanismi di produzione non termica, come in questo caso, la gamma di possibilità è molto più ricca: gli assioni sono un esempio primario di questa nuova libertà.
Vedremo come anche alcune equazioni di quest’ultima tesi, siano ottimamente correlabili con il modello di Palumbo applicato alla teoria di stringa.

Michele Nardelli

Per l'articolo completo clicca qui

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardelli%20-%20Stringa%205.pdf


Oppure visita il mio sito

http://xoomer.alice.it/stringtheory

Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36



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Chi è Dio? Trinità e Vita Eterna. Tra Scienza e Fede (M. Nardelli) - 04:23, 9/30/2006
Chi è Dio? I misteri della Trinità e della vita eterna tra Scienza e Fede.

1. La Fede

1.1 Il mistero della Trinità.

La domanda che quasi tutti i credenti si fanno è: Dio è Trinità, tre persone in un Dio? A questa profonda domanda chi può rispondere con assoluta precisione? Esiste un Libro, o meglio “il Libro” che può aiutarci a risolvere questo apparente paradosso: la Bibbia, nella versione cristiana. In essa è chiaramente specificato che Yahweh, il Padre, è il solo vero Dio, che Gesù è il Figlio primogenito di Dio e gli è sottomesso. Che il Padre è l’inviante), che il Figlio è l’inviato e che, infine, lo Spirito Santo è una persona, indicato come Paraclito, il Consolatore, la “forza attiva” di Dio. Il nome Yahweh è una forma del verbo ebraico che significa “Colui che è”. Dio dichiara di essere “Colui che ” è-con”, il Dio-con-l’uomo. Egli realizza sempre le sue promesse.
A questo proposito andiamo a leggere le scritture in cui sono chiaramente espressi tali affermazioni. In Giovanni 17:3 troviamo riportata una frase pronunciata da Gesù: “Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”. In essa è molto chiara la distinzione tra Dio Padre e Gesù, il suo Unigenito Figlio. In Marco 12:29, sempre Gesù afferma: “Ascolta Israele: Il nostro Dio è l’unico Dio e tu devi amare il tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. In 1 Corinti 11:3, l’apostolo Paolo dice: “Ma voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è il Cristo, a sua volta il capo della donna è l’uomo, a sua volta il capo del Cristo è Dio”. Vediamo come chiaramente Paolo definisce Gesù sottomesso al Padre. In Giovanni 14:28 viene riportata ancora una frase detta da Gesù: “Avete udito che vi ho detto: Vado via e torno da voi. Se mi amaste, vi rallegrereste che me ne vado al Padre, perché il Padre è più grande di me”. Qui Gesù senza mezzi termini afferma che il Padre è più grande del Figlio, quindi, ancora una volta, notiamo come Gesù tiene a evidenziare che da Lui discende ogni paternità . In Genesi 1:2 è invece il primo riferimento allo Spirito Santo: La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

In Atti 2:17-18 l’apostolo Pietro si rivolge agli altri undici e si esprime così:

Negli ultimi giorni, dice il Signore,
Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona;
i vostri figli e le vostre figlie profeteranno,
i vostri giovani avranno visioni
e i vostri anziani faranno dei sogni.
E anche sui miei servi e sulle mie serve
in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi
profeteranno.

In Giovanni 8: 17-18 Gesù afferma: «Nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera: orbene, sono io che do testimonianza di me stesso, ma anche il Padre, che mi ha mandato, mi dà testimonianza». Perciò Gesù parlò esplicitamente di sé come di una persona distinta dal Padre.
Gesù, inoltre, disse in preghiera: “Padre,… la vita eterna è questa: che conoscano te, il solo vero Dio e colui che mandasti, Gesù Cristo”. In Corinti 8:6, l’apostolo Paolo dice: per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui.
“C’è per noi un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi per lui; e c’è un solo Signore, Gesù Cristo, del quale sono tutte le cose e noi per mezzo di lui”. Qui, il Padre è presentato come “il solo Dio” rivelatoci da Gesù; il Padre ha insediato Gesù Cristo come Signore dei cristiani e di ogni creatura libera. In Giovanni 1:1-2 si afferma: “In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Questi era in principio con Dio”. Il versetto 14 dice chiaramente che “la Parola divenne carne (Cristo Gesù) ed ha abitato fra noi e noi abbiamo visto la sua gloria”. Inoltre i versetti 1,2 dicono che in principio questi era “ rivolto verso Dio”. In Colossesi 1:15-16 l’apostolo Paolo afferma: “Egli (Gesù Cristo) è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito di tutta la creazione; perché per mezzo di lui tutte le altre cose furono create nei cieli e sulla Terra, le cose visibili e le cose invisibili,…Tutte le altre cose sono state create per mezzo di lui e per lui”. Michea 5:2 dice dell’origine del Messia: le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. In Giovanni 1:
In principio era il Verbo,
il Verbo era rivolto verso Dio
e il Verbo era Dio.
La Parola doveva pure essere il diletto “artefice” di Dio, descritto il Proverbi 8:22-31 come la sapienza personificata, che lavorò al fianco del Padre per fare tutte le cose.
Riguardo allo Spirito Santo, Gesù parlò di esso anche come di un Consolatore, e disse che avrebbe “insegnato”, “reso testimonianza”, “parlato” e “udito”. Le prove che una persona ha lo Spirito Santo sono l’intrepidezza nel dichiarare la parola di Dio e la zelante partecipazione all’opera di testimonianza. In Galati 5:22-23 è scritto: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, longanimità, benignità, bontà, fede, mitezza, padronanza di sé”.
È utile terminare il concetto di Trinità riportando, quasi per intero, quella che la Chiesa chiama “Professione di Fede” o “Credo”, in cui è ,ancora una volta, ribadita la distinzione tra Padre, Figlio e Spirito Santo: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del Cielo e della Terra, di tutte le cose visibili ed invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli… Generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Subì la passione per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al Cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi ed i morti, ed il suo Regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la santa Chiesa cattolica, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

Andiamo adesso ad analizzare ulteriormente lo Spirito Santo ed alcuni dei suoi “doni” prima di iniziare a parlare della Scienza e dei suoi collegamenti con quanto stiamo dicendo a proposito della Fede.
Il nome “Spirito” traduce il termine ebraico “Ruahee” che, nel suo senso primario significa soffio, aria, vento. Lo Spirito Santo o “forza attiva” di Dio, ha:
1) Una funzione ordinatrice. Sul mondo informe si posa “lo spirito di Dio” e la sua discesa produce il miracolo della creazione: la trasformazione del caos in “cosmos”, del disordine in “ordine”;
2) Una funzione vivificante. In Genesi 2:7, è scritto: “Dio formava l’uomo dalla polvere del suolo e gli “soffiava” nelle narici l’alito della vita, e l’uomo divenne un’anima vivente”. In conseguenza di questo soffio, l’essere umano è trasformato in essere vivente.
3) Una funzione di guida. In Isaia 11:2, è scritto: “E su di lui deve posarsi lo spirito di Dio, lo spirito di sapienza e di intendimento, lo spirito di consiglio e di potenza, lo spirito di conoscenza e del timore di Dio”. Lo Spirito di Dio, quindi, si impadronisce di determinate persone, come i profeti, e, dotandole di poteri particolari, le abilita alla funzione di guida e di maestri interpreti, nel mondo, della volontà di Dio.
Da qui i “sette doni dello Spirito Santo”: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Di questi, ci soffermeremo su “sapienza”, “intelletto” e “scienza”.
La sapienza è un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente,… è un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà. Inoltre, il sapiente ha la sua gioia nel servire Dio, dimenticando se stesso. Egli ama buoni e cattivi, amici e nemici senza distinzioni umane, vede con gli occhi di Dio e ama con il suo Amore.
L’intelletto è una luce soprannaturale, che illumina l’occhio dell’anima fortificandola e donandole una più estesa vista sulle cose divine. Con essa si rivela la bellezza piena d’incanto dei misteri di Dio ed appaiono armonie nuove che portano ad una dolcezza infinita. La Verità è colta in maniera più completa. La condizione indispensabile per il dono dell’intelletto è la purezza di cuore.
“Ti benedico o Dio, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti ed agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Bisogna, cioè, essere piccoli, lasciarsi purificare, spogliarsi di tutto, anche delle certezze più assolute. Il dono dell’intelletto dona alla persona che lo riceve una conoscenza profonda della propria vita, le fa capire i disegni di Dio facendola raggiungere lo scopo della sua esistenza.
Grazie al dono della scienza ci è dato di conoscere il vero valore delle creature nel loro rapporto con il Creatore. Grazie ad essa, scrive il filosofo e religioso Tommaso d’Aquino, l’uomo non stima le creature più di quello che valgono e non pone in esse, ma in Dio, il fine della propria vita.
La scienza suggerisce un ordinato ed illuminato distacco dalle creature per entrare in armonia ed in profonda comunione con esse e assaporandone tutta la bellezza come riflesso della bellezza di Dio. Il dono della scienza è sorgente di lode, di canto ed è fonte di libertà interiore che porta alla contemplazione di Dio.
È utile, a questo punto, soffermarci ancora sul concetto di sapienza menzionando alcune scritture della Bibbia. Vedremo come in quello che verrà dichiarato sia possibile scorgere l’umiltà e la gioia della conoscenza dello scienziato credente. La sapiente e profonda conoscenza delle scienze fisico-matematiche, cioè, può far comprendere allo scienziato che ha fede, la grandezza, la potenza e la perfezione di Dio Padre, creatore dell’Universo e delle sue perfettissime leggi.
Menzioniamo alcuni versi del libro dei Proverbi.
Proverbi 3:13: “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento”. Proverbi 3:15-20: “Essa (la sapienza) è più preziosa dei coralli e tutti gli altri tuoi diletti non si possono uguagliare ad essa. Lunghezza di giorni è nella sua destra; nella sua sinistra sono ricchezze e gloria. Le sue vie sono vie di piacevolezza, e tutti i suoi sentieri sono pace. È un albero di vita per quelli che l’afferrano, e quelli che la ritengono saldamente devono chiamarsi felici. Dio stesso fondò la Terra con sapienza. Solidamente fissò i cieli con discernimento. Mediante la sua conoscenza le stesse acque degli abissi furono divise, ed i cieli nuvolosi continuano a far gocciolare leggera pioggia”.
Proverbi 8:12 “Io, la sapienza, ho risieduto con l’accortezza e trovo perfino la conoscenza delle capacità di pensare”. Proverbi 8:14 “Ho consiglio e saggezza. Io, intendimento; ho potenza”. Proverbi 8:17 “Io stesso amo quelli che mi amano, e quelli che mi cercano sono quelli che mi trovano”. Proverbi 8:19 “Il mio frutto è migliore dell’oro, sì, dell’oro raffinato, e il mio prodotto dell’argento scelto”. Proverbi 8:22-23 “Dio Padre stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa. Da tempo indefinito fui insediata, dall’inizio, da tempi anteriori alla Terra”. Proverbi 8:27 “Quando egli preparò i cieli io ero là; quando decretò un circolo sulla faccia delle acque dell’abisso…”. Proverbi 8:30 “Ero accanto a lui come un artefice, ed ero colui del quale egli specialmente si deliziava di giorno in giorno, allietandomi io dinanzi a lui in ogni tempo”. Proverbi 9:10 “Il timore di Dio è l’inizio della sapienza, e la conoscenza del Santissimo è l’intendimento”. In Proverbi 8:22-23,27,30 è chiaro il riferimento all’esistenza preumana di Gesù come la sapienza personificata che insieme al Padre dà inizio all’Universo, non solo, Gesù è stata la prima “creazione” di Dio, da tempo indefinito, dall’inizio, cioè, potremmo dire con la scienza di oggi, da tempi anteriori allo stesso Big Bang. Quindi, alla domanda “cosa c’era prima del Big Bang?”, possiamo benissimo rispondere: “Dio Padre e il suo figlio Gesù Cristo”.

1.2 Il mistero della Vita Eterna.

Il peccato ereditato da Adamo impedisce attualmente agli uomini di godere pienamente la vita come Dio si era proposto in principio. La Bibbia ci pone dinanzi la prospettiva della vita eterna nella perfezione se nutriamo fede nei provvedimenti di Dio per la vita e camminiamo nelle sue vie. In Salmi 37:29 è scritto: “I giusti stessi possederanno la Terra, e risiederanno su di essa per sempre”. Questa promessa fa chiaramente capire che il proposito fondamentale di Dio per la Terra e l’umanità non è cambiato. In Giovanni 3:16 Gesù afferma: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna”. Sempre in Giovanni 11:25-26, Gesù si rivolge alla sorella di un uomo che successivamente riportò in vita e dice: “Io sono la resurrezione e la vita. Chi esercita fede in me, benché muoia, tornerà in vita; e chiunque vive ed esercita fede in me non morirà mai…”. Quindi, oltre alla speranza della resurrezione, Gesù indicò qualcos’altro per coloro che sarebbero stati in vita quando l’attuale mondo malvagio avrebbe avuto fine (al termine, cioè, di questo “sistema di cose”). Quelli con la speranza di essere sudditi terreni del Regno di Dio avrebbero avuto la prospettiva di sopravvivere senza mai morire.
E nella struttura del corpo umano c’è qualche prova evidente che era stato progettato per vivere “eternamente”?
È un fatto generalmente riconosciuto e provato scientificamente che le capacità del cervello umano superano di gran lunga qualsiasi suo possibile impiego nella vita attuale, sia che viviamo 70 o 100 anni. La famosa “Encyclopaedia Britannica” afferma che il cervello umano “è dotato di un potenziale considerevolmente maggiore di quello utilizzabile nell’arco di vita di una persona”. Lo scienziato Carl Sagan sostiene che la quantità di informazioni che il cervello umano potrebbe accumulare “riempirebbe venti milioni di libri, quanti ve ne sono nelle più grandi biblioteche del mondo”. A proposito della capacità del “sistema di archiviazione” del cervello umano, il biochimico Isaac Asimov ha scritto che è “perfettamente in grado di ricevere e ricordare tutte le informazioni che l’essere umano è in grado di metterci, e anche un miliardo di volte di più”. Perché mai il cervello umano sarebbe stato dotato di una tale capacità se non la si doveva usare? È ragionevole credere che gli esseri umani, con la loro “illimitata” capacità di apprendimento, siano stati effettivamente progettati per vivere per sempre.
In Ecclesiaste 3:11 è scritto: “Ogni cosa egli ha fatto bella a suo tempo. Anche il tempo indefinito ha posto nel loro cuore, affinché il genere umano non trovi mai l’opera che il vero Dio ha fatto dall’inizio alla fine”. Anche in questo versetto è chiara l’allusione alla vita eterna, all’eternità ed anche all’impossibilità di comprendere per intero l’opera di Dio Padre. Scientificamente parlando quest’ultima affermazione potrebbe tradursi nell’impossibilità di trovare una “Teoria del Tutto”, cioè una teoria fisica e matematica che unifichi in un unico principio ed in poche equazioni le varie leggi e forze che regolano l’Universo. Si potrà solo avvicinarsi sempre di più ma mai giungere alla fine. Pensando alla vita eterna è possibile affermare che una mente scientifica avrà dinanzi a se un’eternità, un tempo infinito, per formulare teorie sempre più raffinate e per apprezzare sempre di più la grandezza e la perfezione di Dio Padre.
In Romani 2:6-7 è scritto: “(Dio) renderà a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che cercano gloria e onore e incorruttibilità mediante la perseveranza nell’opera buona”. Ed in Romani 6:23, si legge: “Poiché il salario che il peccato paga è la morte, ma il dono che dà Dio è la vita eterna mediante Cristo Gesù nostro Signore”. Anche qui sono chiare le allusioni alla vita eterna per tutti gli uomini che sono votati all’amore e che Gesù è il tramite, la via, l’esempio da imitare per far sì che ogni uomo possa vivere indefinitamente.
Riguardo al concetto di vita eterna, di eternità sulla terra trasformata in Paradiso, secondo il proposito di Dio Padre, è interessante notare come è del tutto differente al concetto temporale che ognuno di noi è solito considerare.(Evidenziamo, inoltre, come non necessariamente una Terra nuova ed un cielo nuovo, si riferiscano a questa stessa Terra e a questo stesso universo. È possibilissimo, cioè, che cielo nuovo e Terra nuova si riferiscano ad una Terra e ad un universo situati in una dimensione differente da quella in cui adesso viviamo, quindi con leggi fisiche completamente differenti. Ricordiamo infatti, che il nostro universo è un Multiverso, in cui coesistono infiniti universi). Nel nostro attuale sistema di riferimento, cioè la Terra in cui attualmente viviamo, noi misuriamo il tempo usando strumenti di precisione (orologi), il tempo, quindi, ha una durata ben definita, ogni evento ha una certa durata, noi stessi così come le stelle, le galassie e l’universo intero, siamo soggetti ad un tempo limitato ed irreversibile con una freccia che punta in una ben precisa direzione, dal passato al futuro. Ora, se il Sole ha una durata limitata (anche se lunghissima, dell’ordine di 10 miliardi di anni), come è possibile un’esistenza eterna per il genere umano perfetto sulla Terra paradisiaca del futuro? Sembra che ci sia una contraddizione, un paradosso. E qui che ci può venire incontro la fisica e la matematica. Riguardo alla fisica, sappiamo che per quelle particelle elementari che hanno una velocità di poco inferiore a quella della luce (300.000 Km/sec circa), per effetto del fenomeno relativistico della “dilatazione del tempo”, il tempo “rallenta”. In teoria, per una particella come il fotone, il “quanto” della forza elettromagnetica, che viaggia ad una velocità pari a quella della luce, il tempo è letteralmente “fermo”.
Riguardo la matematica, sappiamo che l’intervallo tra due numeri, ad esempio 0 ed 1, è “limitato”. Ma tra 0 ed 1, come tra qualsiasi altri due numeri consecutivi, esistono “infinite” frazioni, quindi in un intervallo limitato esistono degli “insiemi infiniti” (le infinite serie di frazioni). Con queste due affermazioni è possibile arrivare alla conclusione che per Dio, è possibilissimo far vivere l’umanità perfetta della nuova Terra eternamente sfruttando questi due principi: quindi per il fenomeno della “dilatazione del tempo” e degli insiemi infiniti, 1 minuto, ad esempio, può essere rapportato a 10.000 anni, cioè per un ipotetico osservatore A esterno a questo nuovo sistema di riferimento sono passati 10.000 anni, mentre per l’osservatore B situato sulla Terra paradisiaca è trascorso soltanto un minuto. Immaginiamoci quindi la vita di una stella come il Sole: per effetto della dilatazione temporale i 10 miliardi di anni della sua esistenza divengono un’eternità. È logico dedurre che verranno applicati nuovi principi e nuove leggi fisiche e che noi non avremo più lo stesso sistema di riferimento di adesso. Quindi, non ci renderemo conto del “trascorrere del tempo”, dell’eternità, vivremo cioè una vita eterna nel pieno vigore fisico e mentale.

2. La Scienza

Sembra impossibile, eppure come sette sono i giorni in cui è stata ultimata la Creazione, sette i doni dello Spirito Santo, così sette sono le fasi dell’universo primordiale. È questa, credo, un’affermazione molto interessante ed originale. Adesso, andremo ad analizzare in dettaglio queste “sette fasi”, menzionando prima i versetti di Genesi 1:1-5 che descrivono quello che Dio fece il primo giorno. È notevole osservare che il “giorno” di cui parla Genesi 1:1-5 ha una durata equivalente alle “sette fasi” dell’universo primordiale.
“In principio Dio creò i cieli e la Terra. Ora la Terra risultò essere informe e vuota e c’erano tenebre sulla superficie delle acque dell’abisso; e la forza attiva di Dio si muoveva sulla superficie delle acque. E Dio diceva: Si faccia luce. Quindi si fece luce. Dopo ciò Dio vide che la luce era buona, e Dio operò una divisione fra la luce e le tenebre. E Dio chiamava la luce Giorno, ma chiamò le tenebre Notte. E si faceva sera e si faceva mattina, un primo giorno”.
Le sette fasi dell’universo primordiale sono: 1)L’universo in fasce: la fase delle particelle elementari; 2) La fase della fine dell’inflazione; 3) L’era elettrodebole; 4) La fase del confinamento dei quark; 5) L’era dei neutrini; 6) L’era della nucleosintesi; 7) L’era della materia.

L’universo in fasce: la fase delle particelle elementari.
(Tempo: 0,0000000000000000000000000000000000000000001 secondi;
Temperatura: 100.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000 ° K)

L’universo ebbe origine più di 15 miliardi di anni fa: lo spazio ed il tempo si espansero da un singolo punto in una vampata di energia. I cosmologi grazie ad osservazioni astronomiche, esperimenti con particelle ad alta energia e fisica teorica, hanno cercato di descrivere eventi che sono iniziati quando l’universo aveva soltanto 0,0000000000000000000000000000000000000000001 secondi, cioè 10 elevato alla meno 43 secondi. A 10 elevato alla meno 43 secondi dopo il Big Bang, l’universo era un “brodo” caotico di materia ed energia, dieci trilioni di volte più calda del nucleo di una stella media. (10 elevato alla 32 gradi K). Nei 10 elevato alla meno 35 secondi seguenti, le particelle di materia e di antimateria si materializzarono nell’esistenza, solo per svanire di nuovo in collisioni in cui il loro annullamento dava luogo alla produzione di altre particelle ancora. Alcune collisioni produssero delle particelle molto più massicce di ogni altra oggi nota. Questo breve ed energetico periodo (durato una frazione infinitesimale) è noto come era GUT (era della Grande Teoria Unificata). Numerose teorie della grande unificazione suggeriscono che tre delle quattro forze note (l’elettromagnetismo, l’interazione debole e quella forte) erano a quel tempo indistinguibili, o “unificate”, nella “forza elettronucleare”. Le teorie escludono la gravità che, si teorizza, si sia separata dalle altre forze subito prima dell’era GUT. Il “brodo cosmico” al termine di questo periodo era così denso che la massa di un “ammasso di galassie” sarebbe stata contenuta nel volume di un atomo di idrogeno.
Gli eventi che avvennero subito dopo il Big Bang coinvolsero un grande numero di particelle. I fisici dividono le particelle in due categorie: i fermioni (o stringhe fermioniche), che tipicamente trasportano della materia, e i bosoni (o stringhe bosoniche) che, invece, trasportano delle forze. I fermioni comprendono i quark ed i leptoni e le loro controparti di antimateria. I quark sono entità che si combinano per formare protoni e neutroni, mentre i leptoni evolvono in altre forme distinte, fra cui elettroni e neutrini. Nei primissimi istanti dopo il Big Bang, la maggior parte delle forze erano indistinguibili e, quando le forze si separarono, ognuna acquistò la propria identità per mezzo di un bosone vettore particolare. L’interazione nucleare forte, che tiene insieme i quark, e quindi i protoni ed i neutroni nel nucleo di un atomo, è trasportata dai gluoni; l’interazione nucleare debole, responsabile dei decadimenti radioattivi, è trasmessa da due bosoni vettori intermedi: Z0 e W+-. La forza elettromagnetica è trasportata dai fotoni, mentre la gravità opererebbe per mezzo dei gravitoni. Infine, alcuni bosoni, ormai estinti, vennero creati nelle estreme condizioni in cui si trovò l’universo subito dopo il Big Bang: i bosoni di Higgs H e X. Questi giocarono un ruolo molto importante nel periodo che seguì immediatamente l’era GUT.

La fase della fine dell’inflazione.
(Tempo: 0.00000000000000000000000000000000001 secondi;
Temperatura: 1.000.000.000.000.000.000.000.000.000 ° K)

L’era GUT finì 10 elevato alla meno 35 secondi dopo il Big Bang, quando la temperatura del cosmo scese al di sotto di quella critica di 10 elevato alla 27 gradi Kelvin. Il raffreddamento fu così rapido che la forza elettronucleare, anziché scindersi, rimase ancora unificata. Il risultato fu uno stato instabile oggi conosciuto con il nome di “falso vuoto”. Quando l’universo continuò ad espandersi, la temperatura e l’energia delle singole particelle precipitarono, paradossalmente, l’energia totale dell’universo crebbe. Combinata con il volume sempre maggiore di spazio, questa crescita ebbe un effetto veramente peculiare sull’espansione. Invece di rallentare, il ritmo dell’espansione aumentò vertiginosamente: alla fine della cosiddetta era dell’inflazione, 10 elevato alla meno 33 secondi dopo il Big Bang, il volume dello spazio era cresciuto di oltre un trilione di volte. I dettagli di come finì l’inflazione sono ancora incerti, ma alla fine il falso vuoto, instabile, diede origine all’universo attuale, dominato dalla materia.
Quindi, intrappolato in uno stato di “falso vuoto”, l’universo sembrava destinato ad espandersi per sempre ad un ritmo che cresceva in modo esponenziale. Se ciò non accadde fu, in parte, dovuto alla tendenza di tutti i sistemi fisici a cercare lo stato di minore energia. Per il cosmo questo è lo stato nel quale la forza elettronucleare viene scissa. La transizione coincise con l’apparire di una particella chiamata bosone X di Higgs. L’interazione tra questi bosoni ed il falso vuoto portò ad una riduzione dell’energia latente del vuoto stesso e all’aumento della massa delle particelle. Le particelle guadagnarono massa prima lentamente, poi più rapidamente, fino a materializzarsi dal vuoto in modo esplosivo. Questo riscaldò di nuovo l’universo fino a temperature simili a quelle tipiche dell’era GUT e causò la ripresa dell’espansione ad un ritmo normale. Durante questi cambiamenti, alcuni bosoni X di Higgs furono assorbiti dai bosoni della forza unificata elettronucleare producendo i gluoni e la forza elettrodebole (quindi i bosoni vettori Z0 e W+-). Questa scissione della forza elettronucleare “compensò” la mancata transizione che era stata causata dal falso vuoto. Altri bosoni X di Higgs decaddero in un’esplosione di particelle quando l’universo uscì dalla fase inflazionaria.
Quindi, da 10 elevato alla meno 43 secondi a 10 elevato alla meno 33 secondi, l’universo ha attraversato due fasi importantissime e sono accaduti, come abbiamo descritto, diversi fenomeni. Tutto questo in una frazione infinitesima di secondo, un tempo per noi inconcepibilmente piccolo, ma, per il principio relativistico della “dilatazione dei tempi” e per le particelle interessate, lunghissimo. E questa è una prova ulteriore di come anche una piccolissima frazione di secondo, può trascorrere così “lentamente” da sembrare “interminabile” per una particella elementare che si muove ad una velocità di poco inferiore a quella della luce. Siamo quindi di fronte ad un ulteriore esempio di come sia possibile concepire il concetto di “vita eterna”.

L’era elettrodebole.
(Tempo: 0.000000000000000000000000000000001 secondi;
Temperatura: 100.000.000.000.000.000.000.000.000 ° K)

A 10 elevato alla meno 33 secondi dopo il Big Bang, alla fine dell’era dell’inflazione, la gravità iniziò a rallentare l’espansione dell’universo. La temperatura era di 10 elevato alla 26 gradi Kelvin e la densità del cosmo, anche se stava calando, era ancora sufficiente a far sì che la massa del nostro pianeta non occupasse più del volume di un ditale. Nell’istante successivo, chiamato era elettrodebole, apparvero i bosoni H di Higgs, che completarono la separazione delle quattro forze fondamentali, dividendo la forza debole in elettromagnetismo ed interazione nucleare debole. Nel processo, leptoni ed anti-leptoni evolsero in varianti come elettroni e positroni, che sono sensibili all’elettromagnetismo, e neutrini ed anti-neutrini, sensibili all’interazione debole. Con l’espansione ed il raffreddamento, le collisioni diventarono sempre meno energetiche di quanto non fossero state durante l’era dell’inflazione, producendo un numero inferiore di particelle oltre che meno massicce. L’annullamento fra materia ed anti-materia produsse un gran numero di fotoni, parte dei quali decaddero in coppie di elettroni e positroni.
Un bosone H di Higgs completa, quindi, la separazione delle quattro forze fondamentali quando viene assorbito da un trasportatore della forza elettrodebole. Il risultato dell’interazione è un fotone della forza elettromagnetica ed un bosone vettore intermedio dell’interazione nucleare debole. Un incontro fra un quark ed un elettrone (quindi tra due stringhe fermioniche) durante l’era elettrodebole produce un bosone per ognuna delle quattro forze ( produce quindi stringhe bosoniche). È interessante notare che questo è proprio quello che afferma il modello Palumbo-Nardelli, secondo il quale l’azione di stringa bosonica è uguale all’integrale da zero ad infinito dell’azione di superstringa (contenente anche fermioni).
. La collisione produce anche un elettrone ed un positrone, un quark ed il suo anti-quark e la coppia originale elettrone-quark. Quando un elettrone ed un positrone si annullano l’un l’altro (quando cioè una coppia di stringhe ed anti-stringhe fermioniche si annullano), si hanno due fotoni di alta energia (quindi due stringhe bosoniche), ognuno dei quali decade prontamente in una coppia elettrone-positrone identica. Questo processo continua fino a quando il livello di energia rimane molto alto, trasformando l’energia del cosmo in materia ed anti-materia.

L’era del confinamento dei quark.
(Tempo: 0.000001 secondi a 2 secondi; Temperatura: da 10.000.000.000.000 ° K a
10.000.000.000 ° K)

I componenti di base dell’universo attuale iniziarono a formarsi 10 elevato alla meno 6 secondi dopo il Big Bang, quando la temperatura scese al di sotto dei 10 elevato alla 13 gradi. Anche se l’universo era ancora più di un milione di volte più caldo del nucleo del Sole, questi livelli relativamente bassi di energia permisero ai gluoni di unire i quark per formare i blocchi di costruzione dei nuclei atomici: i protoni, i neutroni e le loro anti-particelle. Anche qui, quindi, delle stringhe bosoniche (i gluoni) hanno permesso la formazione di stringhe fermioniche (i protoni ed i neutroni).
I quark rimasero imprigionati nei nucleoni dalle nuove condizioni, che erano più fredde e meno energetiche di quelle in cui avevano avuto origine. I protoni iniziarono lentamente a diventare più numerosi anche perché i neutroni, a volte, decadono in protoni. L’annullamento di materia e anti-materia proseguiva, ma anziché produrre più materia, molti di questi eventi producevano fotoni, elementi troppo poco energetici per produrre altra materia. Tuttavia, questi fotoni deboli erano ancora capaci di impedire la formazione di legami protone-elettrone che avrebbero portato alla formazione degli atomi. Il leggero eccesso della materia derivato dall’era dell’inflazione divenne allora critico per il futuro dell’universo. Con sempre meno coppie di particelle prodotte, l’anti-materia praticamente scomparve. L’annullamento delle particelle di materia ed anti-materia, però nella proporzione di uno a uno lasciò un “residuo” di materia che riempie l’universo presente.
Nelle tipiche trasformazioni dell’era del confinamento dei quark, una coppia elettrone-positrone che collide si annulla e rilascia due fotoni ad alta energia.
Quindi una coppia di stringhe ed anti-stringhe fermioniche collide e si annulla rilasciando due stringhe bosoniche ad alta energia.
Come nell’era elettrodebole, i due fotoni decadono in due nuove coppie elettrone-positrone. Con livelli di energia sempre decrescenti, i gluoni dell’interazione nucleare forte legano i quark per creare particelle più grandi come neutroni e protoni. Quando un protone ed un anti-protone si annichilano l’un l’altro, a differenza del prodotto della collisione di un elettrone con un positrone, i fotoni risultanti non possiedono abbastanza energia da produrre una coppia protone-antiprotone. Poiché non viene creata della nuova antimateria, il piccolo “eccesso” di materia generato nell’era dell’inflazione diviene dominante. Nonostante la loro attrazione elettrica, un protone ed un neutrone non sono capaci di legarsi assieme a causa dei fotoni prodotti nell’era del confinamento dei quark.

L’era dei neutrini.
(Tempo: da 2 secondi ad 1 minuto; Temperatura: da 10.000.000.000 ° K a
1.300.000.000 ° K).

Per 58 secondi dopo l’era del confinamento dei quark, l’universo entrò in quella che potrebbe essere chiamata l’era dei neutrini. La creazione di elettroni e positroni cessò per mancanza di energia ed i positroni, come il resto dell’antimateria, gradualmente scomparvero, lasciando, come uniche antiparticelle, gli antineutrini. Tuttavia i neutrini e gli antineutrini (che sono anch’essi stringhe ed anti-stringhe fermioniche), che evolsero durante l’era elettrodebole, smisero di interagire con altre particelle di materia e divennero quasi impossibili da osservare. Senza carica elettrica e, forse, senza massa (o comunque se hanno massa, essa è estremamente piccola), essi continuano tuttora a passare attraverso lo spazio, attraverso la Terra ed attraverso il nostro corpo, in modo virtualmente invisibile, ed i ricercatori pensano che essi viaggino alla velocità della luce.

L’era della nucleosintesi.
(Tempo: da 1 a 5 minuti; Temperatura: da 1.300.000.000° K a 600.000.000° K)

Nell’era della nucleosintesi, che iniziò un minuto dopo il Big Bang e durò per quattro minuti, le condizioni divennero finalmente adatte alla creazione dei primi nuclei atomici. Allo scoccare dei tre minuti, la densità dell’universo era simile a quella dell’acqua e per la fine dell’era la temperatura era scesa fino a 600 milioni di gradi. Nello sviluppo più critico dell’era, i fotoni iniziarono a perdere ancora una parte della loro energia. Così indeboliti non poterono più impedire che i protoni ed i neutroni si legassero nei nuclei atomici. Anche in questo stato meno energetico, tuttavia, i fotoni mantennero una potenza sufficiente (considerata l’espansione continua ed il raffreddamento) da impedire ai nuclei di combinarsi con gli elettroni per formare degli atomi. Quando i protoni ed i neutroni si unirono, emersero tracce di altri elementi, ma i gruppi più comuni erano varietà di idrogeno ed elio, che ancora oggi rappresentano la maggior parte della materia del cosmo. Non si poterono formare altri elementi più pesanti, in quanto l’universo si raffreddò troppo in fretta per permettere altre reazioni nucleari. Quindi, il primo passo nella formazione dei nuclei atomici durante l’era della nucleosintesi consistette nella combinazione di un protone ed un neutrone, creando un deuterone, che è il nucleo del deuterio, una varietà di idrogeno. Una nucleosintesi secondaria avveniva quando un protone libero incontrava un deuterone, e, legandosi, formava un nucleo di elio-3. La maggior parte dei nuclei di elio ancora oggi esistenti si sono formati a quell’epoca.

L’era della materia.
(Tempo: 1.000.000 anni; Temperatura: 3.000° K)

Per la fine dell’era della nucleosintesi, cinque minuti dopo il Big Bang, il ritmo dei cambiamenti era rallentato drammaticamente. L’universo continuava ad espandersi e a raffreddarsi, ma non avvennero transizioni significative per almeno un milione di anni. La densità del cosmo era circa pari a quella dell’aria e la temperatura era scesa fino a 3 mila gradi Kelvin. A questo punto i fotoni, drasticamente indeboliti, non poterono più impedire la formazione degli atomi. I nuclei atomici, carichi positivamente, poterono allora finalmente unirsi agli elettroni, negativi, negli atomi, dando inizio alla presente era della materia. Un risultato della formazione degli atomi fu la graduale “pulizia” della nebbia di plasma che permeava il cosmo. Quando gli elettroni liberi si unirono ai nuclei, i fotoni non vennero più diffusi dagli incontri casuali con gli elettroni e lo spazio divenne trasparente (“Sia fatta luce…E la luce fu”). L’energia dei fotoni continuò a decrescere, scendendo nei successivi 15 miliardi di anni fino alla temperatura di 3 gradi Kelvin, che permea ora tutto l’universo.

Da quanto detto riguardo le sette fasi dell’universo primordiale, è logico dedurre che il “primo giorno” della creazione a cui si riferisce la Bibbia è durato un milione di anni. Interessante è inoltre notare come le transizioni più significative siano avvenute nei primi 5 minuti dopo il Big Bang.

Conclusioni.

Ritorniamo al seguente passo di Genesi: “In principio Dio creò il Cielo e la Terra. La Terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso. E lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque…”. Con i termini Cielo e Terra la Genesi potrebbe intendere, da una parte lo spazio-tempo stesso e dall’altra le varie forme d’energia e le diverse forze della natura. Le tenebre e l’abisso danno l’idea di qualcosa di immensamente vasto, vuoto e freddo, come lo spazio piatto privo di ogni interazione. In assenza di interazioni la materia è infatti oscura, perché non si produce radiazione e quindi luce. Il tutto fa pensare al “vuoto perturbativo di stringa”, che è uno stato con geometria piatta e privo di interazioni. Tra l’altro, la carica fondamentale che controlla l’intensità di tutte le forze è determinata dal “dilatone”, ed in particolare dalla funzione esponenziale del campo dilatonico. Per avere una carica arbitrariamente piccola, e quindi interazioni piccole a piacere, è dunque necessario che inizialmente il campo dilatonico abbia un valore arbitrariamente grande e negativo, e questa enorme “voragine” negativa potrebbe corrispondere all’abisso di cui parla la Genesi. Inoltre, “informe” è quasi sinonimo di incoerente, caotico, stocastico. Questo calza bene con le condizioni iniziali dell’universo del pre-Big Bang analoghe a quelle di un “oceano” sul quale le onde si scontrano in modo “caotico” e, occasionalmente, innescano fenomeni fisici non banali. L’unico “soffio di vita” su queste “acque” potrebbe corrispondere alle oscillazioni di stringa quantistiche del dilatone e della geometria, atte ad innescare il processo di inflazione, che conduce poi alla nascita di un universo standard attraverso la fase esplosiva di Big Bang. La traduzione in termini moderni del passo di Genesi, potrebbe essere più o meno la seguente: “In principio Dio creò i campi e le sorgenti. Le sorgenti erano incoerenti ed immerse nel vuoto e questa materia oscura aveva interazioni nulle. Ed il dilatone fluttuava sul vuoto perturbativo di stringa…”. Il passo successivo, “E Dio disse: Sia la luce!...”, suggerisce allora il momento del Big Bang, ossia la produzione di radiazione che ha segnato l’inizio della fase cosmologica standard.
L’universo è quindi nato per Opera Divina, in un atto di creazione di amore che ha nell’uomo e nella sua futura perfezione e ritorno al Regno di Dio, il suo fine ultimo e più completo.
Quando quindi ci si chiede il perché sia nato l’universo, l’unica risposta che praticamente è possibile dare è: “per Amore”. Difatti Dio è Amore. Anche nella Bibbia in Giovanni 4:16 è scritto: “E noi stessi abbiamo conosciuto ed abbiamo creduto all’amore che Dio ha nel nostro caso. Dio è amore, e chi rimane nell’amore rimane unito a Dio e Dio rimane unito a lui”. L’universo, quindi, con le sue perfettissime leggi fisiche, con il suo linguaggio matematico e con le sue stupende armonie è nato da un atto d’amore divino: l’amore di Dio.

Michele Nardelli
P.S.
Sono grato al Teologo e Filosofo Claudio. Soltanto grazie al suo prezioso contributo è stato possibile riscrivere questo articolo secondo i canoni tradizionali della Chiesa Cattolica.
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La Teoria delle Stringhe: una candidata per un modello di unificazione generalizzato (M. Nardelli - A. Palumbo) - 05:09, 9/8/2006

Parallelismo tra modello di Palumbo e Teoria delle Stringhe.(Riassunto)

a) Il modello di Palumbo ipotizza che l'Universo si sia originato da uno spettro molto ampio di onde F e che si sia evoluto attraverso l'azione delle onde Fi appartenenti ad F. In breve, il modello segue l'evoluzione dell'Universo.
0,01 secondi dopo il Big Bang, le forze di radiazione si trasformano in elettroni, protoni e neutroni; 900 milioni di anni più tardi compaiono le onde elettromagnetiche appartenenti al dominio della luce, 3,8 miliardi di anni fa, un'onda elettromagnetica eccita la materia organica contenuta negli oceani generando la vita. In questo dominio, una radiazione lega due molecole di idrogeno ed una di ossigeno generando l'acqua; alcune radiazioni appartenenti allo spettro del visibile causano il più importante fenomeno naturale: la fotosintesi e quindi la comparsa dell'ossigeno. Questi gas filtrarono le radiazioni ultraviolette estreme, permettendo la crescita del regno animale. 2.400 milioni di anni fa, una radiazione causò la mutazione del gene MHY16 di un ominide generando l'uomo. Da quanto detto, la nascita e l'evoluzione dell'Universo sarebbero determinate e governate da forze di radiazione: la teoria delle stringhe si occupa proprio di esse.
b) In condizioni estreme, i buchi neri divengono particelle elementari e viceversa. Strominger ed altri, hanno mostrato che una tale variazione, nelle teoria delle stringhe, può essere spiegata attraverso una transizione di fase.
c) Le onde Fi che hanno generato i fermioni corrisponderebbero ai modi di vibrazione delle superstringhe che forniscono tutte le particelle pesanti che sono comparse nel momento del Big Bang, le quali, improvvisamente, sono decadute in particelle leggere.
d) Le onde Fi trasmettono come dei "messaggi musicali", che corrispondono alle cariche elettriche delle particelle.
e) L'attività del cervello può essere eccitata da interazioni risonanti tra le onde esterne Fi e le onde elettromagnetiche interne, da cui deriva l'interazione tra vibrazioni esterne di stringa deboli con particelle interne che hanno la stesso linguaggio-dimensione.
f) L'identificazione del corpo sostenuto dalle interazioni tra il sistema nervoso e quello immunitario, attraverso lo stesso linguaggio-dimensione nascosto nel corpo.
g) F = integrale da zero ad infinito Fi dFi, dove F indica le onde originarie universali che hanno dato origine al Big Bang ed a tutte le onde parziali Fi, appartenenti ad F, che, successivamente, hanno dato origine alla materia inerte e ad i reami del Vivente e del Pensante. F corrisponde ai modi di vibrazione di una stringa bosonica che ha massa uguale a zero; Fi sono, invece, i modi di oscillazione delle superstringhe. Poichè l'Universo è in espansione (ed accelerazione) è ragionevole dedurre che F corrisponda ad un anti-gravitone con energia uguale a quella di una stringa con 10 elevato ad 80 unità di energia di Planck, (corrispondente a quella del Big Bang), in modo tale che la relazione di prima può essere riscritta:
F = integrale da zero ad infinito Fi dFi --> - modo di vibrazione di stringa bosonica = tutti i modi di vibrazione delle superstringhe (vedi Appendice 1), dove il segno meno indica la forza di espansione, collegata alla costante cosmologica di Einstein. Da questo segue che F può essere rappresentata in uno spazio a 26 dimensioni, mentre Fi richiede soltanto uno spazio a 10 dimensioni (6 descritti dalla varietà di Calabi-Yau più i 4 delle dimensioni ordinarie).
Poichè gli esseri viventi sono sistemi aperti, essi sono stati investigati come gli altri generici insiemi aperti dinamici (Appendice 2). L'Appendice 1 descrive, in termini matematici: (1) l'azione di stringa bosonica, (2) l'azione di superstringa, (3) il gravitone come un particolare modo di oscillazione di una stringa bosonica, (4) l'energia e la materia oscura derivanti dalla correlazione anzidetta e rappresentate da alcune equazioni che mostrano le configurazioni dipendenti dal tempo che riguardano modelli di universi che accelerano.
Ulteriori connessioni tra il modello di Palumbo e la teoria delle stringhe, sono riportate nell'Appendice 2, dove sono anche riportate, sempre in termini matematici, le correlazioni ottenute tra le equazioni concernenti gli insiemi aperti ed alcune soluzioni delle equazioni della teoria delle stringhe che descrivono singolarità nude. Sono inoltre riportate anche le correlazioni ottenute tra alcune soluzioni di equazioni della teoria delle stringhe ed alcune equazioni correlate alla funzione zeta di Riemann.
h) Le maggiori scoperte del 20° secolo provengono dalla fisica nucleare, cioè dagli studi delle più piccole particelle e delle energie più grandi. Il valore dell'energia di Fi è correlato alla piccolezza delle masse e delle lunghezze d'onda. La teoria delle stringhe tratta di particelle che hanno dimensioni ed energie di Planck, quindi è possibile che anche le energie del Vivente e del Pensante possono essere spiegate da questa teoria.

Leggi il lavoro completo:

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardelli-Palumbo%20Teoria%20di%20Stringa.pdf

oppure visita il mio sito

http://xoomer.alice.it/stringtheory

Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36

Michele Nardelli nardellimichele@hotmail.com

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Teoria delle Stringhe: Nuove connessioni matematiche inerenti la teoria di stringa I - II (M. Nardelli) - 04:56, 9/7/2006
Scopo della prima parte del presente lavoro è quello di descrivere le relazioni trovate tra il modello di Palumbo sull'origine e l'evoluzione dell'Universo e la teoria di stringa.
Il modello di Palumbo è sintetizzato dalla relazione "F = Integrale da zero ad infinito Fi dFi", dove F rappresenta l'energia iniziale del Big Bang, ossia, l'esplosione della singolarità dalla quale si originò l'Universo (buco nero). Dal Big Bang, si sprigionarono tutte le onde immaginabili di F. Al pari delle radiazioni elettromagnetiche, le quali consistono di una successione continua di insiemi di onde, anche le radiazioni F sono costituite da insiemi parziali di onde, definite Fi.
Dopo aver descritto le azioni di stringa bosonica e quelle di superstringa, vengono evidenziate le connessioni trovate tra queste ed il modello di Palumbo.
Vengono evidenziate, inoltre, le connessioni trovate tra le azioni delle brane di Dirichlet, precisamente le D3 e D9-brane ed il modello di Palumbo.
Anche per alcune azioni di stringa inerenti il modello cosmologico di pre Big-Bang (del Gasperini e Veneziano), vengono evidenziate delle connessioni con il modello di Palumbo.
Infine, vengono descritte delle interessanti relazioni trovate tra alcune soluzioni solitoniche in teoria di campo di stringa ed alcune equazioni correlate alla funzione zeta di Riemann.
Viene evidenziato, quindi, come anche per queste ultime è possibile ottenere la connessione con il modello di Palumbo.
Nella seconda parte, vengono evidenziate ulteriori connessioni trovate tra altri settori della teoria di stringa ed il modello di Palumbo.
Vengono evidenziate le connessioni trovate tra il modello di Palumbo e: 1) le D-stringhe, 2) la corrispondenza gauge/gravità e la dualità stringa aperta/chiusa, 3) la connessione trovata tra alcune equazioni della tesi di Durr "On a Gauge and Conformal Invariant Nonlinear Spinor Theory" e le azioni Dirac-Born-Infeld per una D3-brana e quelle che sono alla base della congettura di dualità Het/T4 - IIA/K3.
Vengono inoltre descritte ulteriori interessanti connessioni trovate tra alcune formule legate alla funzione zeta di Riemann ed alcune soluzioni in cosmologia di stringa e teoria di campo di stringa.
Infine, vengono studiate alcuni tipi di equazioni differenziali che descrivono configurazioni con singolarità nude e le connessioni matematiche trovate tra singolarità nude ed alcuni teoremi applicati a soluzioni di problemi al contorno per equazioni differenziali riguardanti insiemi aperti. Di tali equazioni differenziali, definite in insiemi aperti, sono state studiate anche le condizioni al contorno alla frontiera di tali insiemi.


Michele Nardelli nardellimichele@hotmail.com

Qui sono disponibili le versioni complete.
Parte prima:

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardelli%20-%20teoria%20matematica%20stringhe%201.pdf

Parte seconda:

http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardelli-%20teoria%20matematica%20stringhe%202.pdf


oppure visita il mio sito:

http://xoomer.alice.it/stringtheory

Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36


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Numeri Primi, Fibonacci, Partizioni e Teoria di Stringa - parte terza (M. Nardelli) - 05:11, 8/29/2006
Formula di Riemann e collegamento con Fibonacci.

Esiste una formula concernente la funzione zeta di Riemann, con cui è possibile esprimere pigreco (x), cioè il numero di primi minori di x compreso, in termini di J(x). Invertendo tale espressione, è possibile esprimere J(x) in termini della funzione zeta: di conseguenza è possibile esprimere pigreco(x) in termini della funzione zeta. Per s = 1, 2 il valore numerico di tale espressione è esattamente 1,434385276163.
La cosa interessante è che tale risultato è correlabile sia ai numeri di Fibonacci che alle partizioni. Infatti : [(sqr5 + 1 / 2)^1/4 + 1/2(sqr5 - 1 / 2)] = (1,618033)^1/4 + 1/2 * 0,618033 = 1,127838 + 0,3090 = 1,4368 che è un valore molto prossimo a quello fornito dalla formula precedentemente menzionata.
Riguardo alle partizioni, crescendo queste con buona approssimazione con un fattore medio di circa 1,375 , avremo la seguente espressione:
[1,375 + (sqr5 - 1 / 2) / 10] = 1,375 + 0,0618... = 1,43...
ed anche questo è un valore molto prossimo a quello fornito dalla formula inizialmente menzionata.
Da questo è possibile intravedere ulteriori correlazioni tra funzione zeta (e quindi numeri primi e zeri ad essa collegati), numeri di Fibonacci (precisamente la sezione aurea ed il rapporto aureo) e partizioni.


Stati di energia discreta di un atomo, formule di Majorana e collegamenti con partizioni, primi e Fibonacci.

Bohr postulò che gli elettroni in un atomo hanno specifici livelli di energia nei quali possono stare, e quando saltano da un livello più alto ad un livello più basso emettono un fotone di energia pari alla differenza tra le energie necessarie a percorrere le due orbite. Il più basso livello di energia in cui può stare l’elettrone di un atomo si chiama stato fondamentale, e quando assorbe un fotone per muoversi ad un livello maggiore, questo si chiama stato eccitato. Esiste una legge matematica per i possibili livelli energetici di un atomo di idrogeno, dove k è una costante di proporzionalità, q è la carica elementare, a(0) è il raggio dell’atomo di idrogeno allo stato fondamentale ed n è il livello energetico, iniziando con 1 per lo stato fondamentale, e aumentando a 2, 3, 4, …
Ora, l’energia dello stato fondamentale di un atomo di idrogeno è uguale a E(0) = -13,6 eV.
Sapendo questo è più semplice definire i livelli energetici come: E = E(0) / n^2 e la differenza tra diversi livelli energetici come: deltaE = E(0) * (1 / n2^2 - 1 / n1^2)
dove n1 è il livello energetico iniziale ed n2 quello finale. Vediamo adesso il calcolo per i livelli energetici iniziale e finale: n1 = 5 ed n2 = 2 . L’energia di ogni livello è:

E1 = E(0) / n1^2 = -0,544 eV ; E2 = E(0) / n2^2 = -3,4 eV.

La differenza di energia tra i due livelli è:

deltaE = -2,855 eV, oppure E2 - E1 = -2,855 eV.
.
Vediamo adesso i collegamenti con Fibonacci e le partizioni. Abbiamo:

[sqr (1/4 * 1,375)] = [sqr (1/4 (sqr (sqr5 + 1 / 2)) + 1/6 (sqr5 - 1 / 2))] = sqr (1/4 * c^4) = 0,586.
Ricordiamo, infatti, che 1,375 è uguale a c^4 per c = 1.083. Il valore trovato 0,586 è molto vicino a quello dato 0,544.
Adesso:
(1,375)^4 = 3,5744 (c^4)^4 = 3,5744

per cui: [(sqr(sqr5 + 1 / 2)) + 1/6 (sqr5 - 1 / 2)]^4 = (c^4)^4=3,5744 ,

che è un valore molto vicino a quello dato 3,40.

La teoria di Majorana fornisce una formula che esprime la massa e l’energia delle varie particelle in funzione del loro spin j, facendo intervenire una sola costante assegnata m(0):

m(0) / j + 1/2

Majorana si era posto fin da principio il problema di costruire una teoria lineare, relativisticamente invariante, nella quale tutti gli autovalori della massa fossero positivi. Quindi, una teoria relativisticamente invariante di particelle con spin arbitrario, sia intero che semintero.
Il punto di partenza della sua teoria è l’equazione differenziale lineare della forma di Dirac.
Poiché nell’originaria teoria dell’elettrone di Dirac, le masse negative hanno origine dal fatto che l’operatore beta (una matrice) ha autovalori +1 e -1, Majorana si domanda se non sia possibile costruire una teoria lineare, relativisticamente invariante, nella quale gli autovalori di beta sono tutti positivi. Egli nota quindi che una delle condizioni affinché l’equazione differenziale lineare della forma di Dirac risulti relativisticamente invariante è che sia tale anche la densità di Lagrangiana che figura nel principio variazionale da cui si deduce l’equazione stessa.
Gli autovalori della matrice beta, ad infinite dimensioni, trovati da Majorana, sono:

1 / j + 1/2

dove j percorre tutti i valori di una delle due serie dei numeri interi o seminteri non negativi, quindi j = 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22,…., oppure j = 1/2, 3/2, 5/2, 7/2, 9/2, 11/2, 13/2, 15/2, 17/2, 19/2, 21/2, 23/2, 25/2, 27/2, 29/2, 31/2, 33/2, 35/2, 37/2, 39/2, 41/2, 43/2,….
Questo risultato comporta che gli autovalori dell’energia sono dati dall’equazione m(0) / j + 1/2.
È importante evidenziare che gli autovalori sono collegati ai livelli quantistici d’energia nei nuclei degli atomi.
Adesso prendiamo la formula 1 / j + 1/2 e andiamo a sostituire a j tre valori: 31, 37 e 41.
Per j = 31, otteniamo:

1 / 31/2 + 1/2 = 1 / 32/2 = 1/16 circa uguale a 0,0625

Ricordando il numero corrispondente alla sezione aurea, cioè 0,618033 , avremo

(sqr5 - 1 / 2) / 10 = 0,618033 / 10 circa uguale a 0,0618

Infine, per il numero corrispondente al fattore medio di crescita delle partizioni, cioè 1,375, avremo:
(1/2 * 1,375) / 10 = 0,06875 = [(sqr (sqr5 + 1 / 2)) + 1/6 (sqr5 - 1 / 2)] / 10 = 0,0687

Per j = 37 avremo 1/19 = 0,0526 correlato sia a (sqr5 - 1 / 2) /12 = 0,0515, che a

[1/2 * (sqr1,375)] / 10 = 0,0586

Per j = 41 avremo, infine, 1/21 = 0,0476 correlato sia a (sqr5 - 1 / 2) / 13 = 0,0475, che a

(1/3 * 1,375) / 10 = 0,0458.

Notiamo anzitutto come i numeri 31, 37 e 41 siano numeri primi e come i nove valori ottenuti siano ben correlati tra loro: 0,0625 – 0,0618 – 0,0687; 0,0526 – 0,0515 – 0,0586; 0,0476 – 0,0475 – 0,0458.
Come è facile notare, la formula 1 / j + 1/2 è correlata sia alle formule relative alla sezione ed al rapporto aureo, che al numero correlato al fattore medio di crescita delle partizioni.
Quindi ancora una volta sembra esistere un collegamento tra livelli d’energia, serie di Fibonacci, numeri primi e partizioni.
E' possibile, inoltre, integrare il numero delle partizioni con gli autovalori. Difatti 0,0618 si può esprimere in modo molto preciso anche come [(1,618033)^1/8] - 1 = 0,0619 circa uguale a 0,0620. E questo è circa il valore che si ottiene dalla formula [(sqr5 - 1 / 2) / 10] = 0,0618. Inoltre, 0,0620 è correlato anche alla formula 1 / 31/2 + 1/2 = 1 / 32/2 = 1/16 = 0,0625, che, a sua volta, è anche un sottomultiplo di 10. Infatti: 0,0625 * 160 = 10. Ora, 0,0625 / 0,0618 = 1,0114 che è circa uguale a (1,08366)^1/8 = 1,010 per cui 0,0625 / 1,010 = 0,0619 = [(1,618033)^1/8] - 1 e 0,0619 * 1,010 = 0,062519 circa uguale a 0,0625 = 1/16
collegando, quindi, 1/16 a "c" = 1,08366 = costante di Legendre. E qui rispuntano, tramite "c", i numeri primi.
Quindi, riepilogando,
1/16 = 0,0625; c^2 / 0,0625 = (1,08366)^2 / 0,0625 = 1,1729 / 0,0625 = 18,7664;
18,7664 - 16 = 2,7664 circa uguale a c^13 = 2,72 (per c = 1,08).

1/19 = 0,0526; 1,1729 / 0,0526 = 22,2985; 22,2985 - 19 = 3,2985 circa uguale a c^16 = 3,426 (per c = 1,08).

1/21 = 0,0476; 1,1729 / 0,0476 = 24,6408; 24,6408 - 21 = 3,6408 circa uguale a c^17 = 3,70 (per c = 1,08).

Da ciò risulta ancora più evidente l'intervento dei numeri primi e dei numeri delle partizioni, tramite c^2 e il rapporto aureo = 1,618033 tramite [(1,618033)^1/8] - 1.
In tutto è possibile che c^2 / 1/16 ecc.. e 0,0618 circa uguale a [(1,618033)^1/8] - 1 , indichino rispettivamente una nuova relazione con i numeri primi, tramite c^2, ed una nuova formula correlata al rapporto aureo.
Inoltre, ricordando che 8 * 1,375 = 11 = fattore di molti p(n) > 11 (per esempio 22, 77, 176 e 231), e che 1,375 = c^4 * (1,08366)^1/8 = 1,08^4 * 1,01009 = 1,3605 * 1,01009 = 1,3744 circa uguale a 1,375.
Quindi, esiste una relazione tra le formule prima descritte e c^2 = 1,08^2 =1,1729. Ora, ci si chiede, quale potrebbe essere il suo significato fisico. La risposta potrebbe essere: l'intreccio tra livelli di energia (cariche frazionarie), numeri primi (cariche frazionarie = numeri primi e c^2), serie di Fibonacci (0,0618 = [(sqr5 - 1 / 2) / 10] circa uguale a [(1,618033)^1/8] - 1) e numeri delle partizioni (1,375 come fattore medio di crescita).

Unificazione costanti fisiche e matematiche.

E' possibile tentare di unificare alcune costanti di natura e matematiche con il solo numero "c" = 1,08366 moltiplicato per se stesso un certo numero di volte, e poi lavorare sugli esponenti tramite il rapporto aureo collegato ai numeri di Fibonacci. Il risultato è molto interessante. Potrebbe addirittura essere una possibile risposta a J. Barrow che nel suo libro "I numeri dell'Universo", si chiede se le quattro costanti di cui parla, siano in realtà quattro facce di una sola costante ancora "nascosta", che noi sospettiamo sia proprio "c" (che rappresenta i numeri primi) insieme al rapporto aureo (che è collegato ai numeri di Fibonacci).
Riguardo alla ricerca condotta sulla possibile unificazione delle costanti di natura, circa le partizioni, si è notato che esse crescono con buona approssimazione con un fattore medio di 1,375 anzichè 1,618 = rapporto aureo, come per i numeri di Fibonacci. La loro crescita, ben compresa, sembra essere molto interessante per comprendere meglio le densità dei livelli energetici e, quindi, i loro intervalli e gli zeri della funzione zeta ed i numeri primi ad essi connessi. Da questi collegamenti al collegamento finale con le stringhe, la strada da percorrere appare ancora più facilitata.
Il numero "c" = 1,08366 di Legendre, quindi, sembra rivestire una notevole importanza sia matematica che fisico-teorica. Esso permette di unificare con le sue prime potenze tutte le costanti matematiche note (come "e", pigreco, rapporto aureo, sezione aurea, ecc...) e quelle nuove, come per esempio c^4 = 1,375 interessante per le partizioni. Anche il rapporto aureo e la sezione aurea sono stati introdotti nella fisica quantistica tramite i numeri primi naturali
Pn = 6f + 1, 6f - 1, nelle vibrazioni S delle stringhe e nei numeri magici M della stabilità nucleare (anche questi conseguenza delle vibrazioni delle stringhe). Anche il numero "e" = 2,718 e le relative interconnessioni con le altre costanti, che conferiscono primalità (con c), logaritmicità (tramite "e"), sfericità e stabilità (tramite rapporto aureo e sezione aurea insieme), aureità e regolarità (ancora tramite il rapporto aureo e la sezione aurea), tutte cose, queste, che si ritrovano nella fisica quantistica e quindi nelle partizioni - livelli energetici - zeri di zeta ecc... e che adesso con queste nuove tesi matematiche, è possibile studiare in modo più approfondito, scoprendo nuove relazioni, in modo particolare sostegni fisici all'ipotesi di Riemann. Questi ultimi, infine, potrebbero gettare nuova luce sui sostegni matematici a tale ipotesi e tutto questo, alla fine, potrebbe, in qualche modo in futuro, contribuire alla definitiva dimostrazione dell'ipotesi di Riemann sotto l'aspetto puramente matematico.

Collegamenti con la Teoria delle Stringhe.

E' importante precisare che alcune soluzioni di equazioni inerenti dei settori di teoria di stringa e precisamente, le soluzioni cosmologiche da un sistema D3/D7, la soluzione applicata alla supergravità 10-dimensionale di tipo IIB ed alcune formule concernenti le proprietà del vuoto eterotico da superpotenziali, quindi collegate alle compattificazioni della stringa eterotica sopra varietà complesse 6-dimensionali non Kahleriane, sono correlate sia alla funzione zeta di Riemann che alla sezione aurea. Quindi si è provato che esiste una strettissima correlazione di alcune soluzioni di equazioni inerenti la teoria di stringa, con i numeri primi ed i numeri di Fibonacci, con i numeri primi naturali ed i numeri delle partizioni, tra le frazioni continue e le identità di Rogers-Ramanujan.


Michele Nardelli nardellimichele@hotmail.com



Versione completa:


http://xoomer.alice.it/stringtheory/Nardelli%20-%20teoria%20di%20stringa%203.pdf

oppure visita il mio sito:

http://xoomer.alice.it/stringtheory

Qui i seguito i link che trattano delle connessioni matematiche tra la Teoria delle Stringhe e la Teoria dei Numeri

http://150.146.3.132/679/01/NardLanBin02.pdf
http://150.146.3.132/647/01/NardTurccp.pdf

Questo è invece il link del Database CNR di matematica e fisica teorica dove sono pubblicati tutti i miei articoli sulla Teoria delle Stringhe

http://150.146.3.132/perl/user_eprints?userid=36

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